Respinto il ricorso dei genitori di un minore rimasto coinvolto in un sinistro stradale in sella alla sua bici in quanto non aveva rispettato l’obbligo di dare precedenza

I ciclisti sono equiparati ai conducenti di veicoli a motore e quindi sono tenuti al rispetto di tutte quelle regole cautelari previste dal codice della strada nei confronti dei conducenti dei veicoli a motore, tra i quali pregnante rilievo assume l’obbligo di dare precedenza. E’ la premessa da cui muove il Tribunale di Milano nel rigettare, con la sentenza n. 4631/2020, il ricorso proposto dai genitori di un minore che, in sella alla sua bici, era rimasto coinvolto in un sinistro stradale. Il ragazzo era stato violentemente urtato da un autocarro in prossimità di una intersezione tra due vie; a causa del violento impatto era stato condotto al Pronto soccorso ove gli era stato diagnosticato traumatismo multiplo.

I Genitori avevano quindi agito in giudizio nei confronti del conducente del veicolo e della compagnia assicuratrice per ottenere il risarcimento dei danni subiti dal figlio.

In primo grado il giudice di pace di Milano aveva accertato la responsabilità del conducente del veicolo nella misura del 70%, accertando altresì il concorso colposo del minore nella misura del 30%.

Gli attori avevano quindi proposto appello eccependo l’errata imputazione di responsabilità concorrente del minore nella misura del 30%, ritenendo che la responsabilità del sinistro fosse da ascriversi esclusivamente in capo al conducente dell’autocarro. A loro avviso, il ciclista minore si sarebbe infatti fermato all’intersezione e, dopo avere guardato, poiché non vi era nessuno, era ripartito.

Il Tribunale, tuttavia, ha ritenuto il motivo di appello infondato.

La dinamica dell’incidente, come ricostruita dagli agenti accertatori nel verbale di incidente, non contestato in giudizio, dimostrava che esso era avvenuto all’intersezione tra due vie, allorquando il conducente dell’autocarro, circolando a velocità adeguata al luogo, aveva impegnato l’intersezione e il conducente del velocipede, non fermandosi allo stop e non avvedendosi dell’autocarro, lo aveva urtato nella sua parte centrale cassonata lato destro, lasciando spolveratura sullo stesso cassone e segno di incisione sull’asfalto.

Per i Giudici l’art. 145 d.lgs. 285/1992, al primo comma, impone di usare “la massima prudenza al fine di evitare incidenti” e al quarto comma impone ai conducenti di dare la precedenza agli altri veicoli nelle intersezioni nelle quali sia così stabilito dall’autorità competente ai sensi dell’art. 37 e la prescrizione sia resa nota con apposito segnale, come nella specie.

“Alla luce della lettura sistematica dell’art. 145 d.lgs. 285/1992 si richiede, dunque, che il conducente adoperi un grado elevato di cautela ed avvedutezza onde evitare collisione tra veicoli, atteso che egli è tenuto ad ispezionare costantemente la strada durante tutta la manovra di immissione (e non soltanto in prossimità dell’incrocio) e a dare la precedenza ai mezzi circolanti sulla strada favorita, rimanendo fermo il tempo necessario a consentire a questi di passare”.

Nel caso in esame doveva ritenersi accertato che il velocipede avesse omesso di dare la precedenza come imposto sia dalla segnaletica orizzontale che verticale, non essendosi fermato al segnale di “stop”, come peraltro gli agenti intervenuti nell’immediatezza del fatto avevano contestato al ciclista, a nulla rilevando in senso inverso la dichiarazione resa dal minore nell’immediatezza del fatto in ordine alla circostanza che si sarebbe fermato, che avrebbe guardato e che solo successivamente sarebbe ripartito.

Il danno rilevato sull’autocarro nella parte centrale del lato destro, peraltro, era elemento da sé solo sufficiente a ritenere altamente probabile sia che il ciclista non si fosse avveduto dell’autocarro così urtando centralmente sul lato il mezzo favorito, il quale aveva dunque già impegnato l’incrocio, sia che il ciclista stesse procedendo a velocità non adeguata allo stato dei luoghi (presenza di un incrocio con obbligo di dare la precedenza); diversamente, secondo la prospettazione degli appellanti, l’urto con l’autocarro sarebbe avvenuto nella parte frontale-laterale del mezzo e non certamente in quella centrale-laterale e, se il velocipede avesse tenuto una velocità adeguata allo stato dei luoghi, ben avrebbe potuto adottare le misure idonee (ovvero frenare) per evitare l’impatto con il mezzo.

Nella specie doveva infatti rilevarsi che il velocipede, prima ancora di violare la segnaletica che gli imponeva di fermarsi prima di impegnare l’incrocio stante la presenza del segnale di “stop”, aveva violato la più elementare regola cautelare che impone di usare in prossimità degli incroci, anche in assenza di obbligo di dare la precedenza, la massima prudenza al fine di evitare incidenti verificando se altri veicoli abbiano già impegnato il medesimo incrocio, arrestandosi al fine di consentire loro di liberarlo.

La condotta posta in essere dal ciclista assumeva, dunque, carattere evidentemente colposo in quanto violativa di molteplici regole di prudenza che presiedono alla circolazione dei veicoli.

Accolto, invece, l’appello incidentale formulato dalla compagnia assicurativa in base alla quale  doveva ritenersi che la quota di responsabilità da imputare al conducente del veicolo fosse inferiore alla misura del 70%.

In base alla giurisprudenza di legittimità richiamata dai Giudici, infatti, nel caso di scontro tra veicoli l’accertamento dell’intervenuta violazione, da parte di uno dei conducenti, dell’obbligo di dare la precedenza, non dispensa il giudice dal verificare il comportamento dell’altro conducente, onde stabilire se quest’ultimo abbia a sua volta violato o meno le norme sulla circolazione stradale ed i normali precetti di prudenza, potendo l’eventuale inosservanza di dette norme comportare l’affermazione di una colpa concorrente.

Come previsto dal codice della strada, il conducente del veicolo al quale spetti il diritto di precedenza, per andare esente da responsabilità deve, dunque, a sua volta, guidare nel rispetto di tutte le regole di prudenza e diligenza, come espressamente previste dal codice della strada, in forza delle quali gli utenti della strada devono comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione (art. 140), devono regolare la velocità del veicolo in modo da evitare ogni pericolo per la sicurezza; in particolare, il conducente deve, altresì, ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi quando riesce malagevole l’incrocio con altri veicoli, in prossimità degli attraversamenti pedonali (art. 141) e, approssimandosi ad una intersezione o intercettando la traiettoria di altro veicolo, devono usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti (art. 145).

Esaminando la condotta di guida del conducente dell’autocarro, doveva ritenersi che quest’ultimo avesse violato l’obbligo di prudenza e diligenza che gli imponeva, approssimandosi ad un incrocio e ad un attraversamento pedonale, di usare la massima prudenza al fine di evitare incidenti, anche tenuto conto che come dichiarato dallo stesso, si era avveduto “con la coda dell’occhio” della bicicletta.

Proprio l’esistenza di un incrocio e di un attraversamento pedonale posti nella sua direzione di marcia avrebbero dovuto necessariamente comportare la massima attenzione e prudenza, prevedendo anche, se del caso, possibili imprudenze altrui.

Ai fini dell’individuazione della percentuale di concorso, quindi, il Tribunale ha quindi ritenuto violata da parte del convenuto la regola cautelare che impone di adottare la massima prudenza in prossimità di un incrocio e di un attraversamento pedonale; pertanto, il grado della colpa riferibile al contributo causale apportato da quest’ultimo nel determinare l’evento è stato determinato in misura pari al 50%.

La redazione giuridica

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