Nei confronti del datore di lavoro, il lavoratore danneggiato può agire solo per il ristoro del danno c.d. differenziale

Nei confronti del datore di lavoro, il lavoratore danneggiato può  agire solo per il danno c.d. differenziale, ossia per quella quota parte del danno biologico non coperta dall’assicurazione pubblicae l’Inail ha diritto all’azione di regresso nei confronti del datore di lavoro.

“Il risarcimento del danno biologico compete all’I.N.A.I.L. tuttavia ciò non comporta l’esonero totale da responsabilità del datore di lavoro, ove il danno risarcibile, in concreto sofferto dal lavoratore sia di entità superiore a quanto liquidato dall’Istituto – secondo le proprie tabelle. Pertanto, nei confronti del datore di lavoro, il lavoratore danneggiato (o i suoi eredi) può continuare ad agire solo per il danno c.d. differenziale, ossia per quella quota parte del danno biologico non coperta dall’assicurazione pubblica”.

In tali termini si è espresso il Tribunale di La Spezia (Sentenza n. 146 del 1 agosto 2020).

I familiari di un lavoratore deceduto, ex dipendente delle ferrovie, agivano in giudizio onde vedere accertata e dichiarata la responsabilità ex art. 2087 c.c. nella causazione della patologia che aveva portato il lavoratore alla morte.

Nel giudizio viene coinvolta anche l’Inail.

Nei confronti dell’I.N.A.I.L., i ricorrenti rivendicano il pagamento dei ratei maturati e non riscossi della prestazione, che sarebbe spettata al lavoratore deceduto ex dd.llggss. n. 1124 del 1965 e n. 38 del 2000, cui era intervenuta prima del decesso la relativa domanda amministrativa.

I ricorrenti lamentano la violazione, durante il rapporto di lavoro del dante causa, dell’obbligo di sicurezza sul datore di lavoro in virtù dell’instaurazione del detto rapporto.

Per quanto concerne il rapporto tra copertura I.N.A.I.L. e responsabilità datoriale, il Tribunale specifica “è vero che, per gli eventi occorsi successivamente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 38 del 2000  il risarcimento del danno biologico compete all’I.N.A.I.L.; tuttavia, ciò non comporta l’esonero totale da responsabilità del datore di lavoro, ove il danno risarcibile, in concreto sofferto dal lavoratore – riconosciuto e liquidato secondo i criteri civilistici -, sia di entità superiore a quanto liquidato dall’Istituto – secondo le proprie tabelle”.

Pertanto, nei confronti del datore di lavoro, il lavoratore danneggiato (o i suoi eredi) possono continuare ad agire solo per il danno c.d. differenziale, ossia per quella quota parte del danno biologico non coperta dall’assicurazione pubblica.

I ricorrenti, inoltre, svolgono anche una domanda risarcitoria a titolo proprio nei confronti del datore di lavoro.

Gli elementi probatori, nonché l’espletata C.T.U. confermano  l’esposizione professionale del defunto a rischio amianto e la sussistenza di nesso causale tra esposizione all’amianto e mesotelioma pleurico maligno, causa della morte del lavoratore.

Per tali ragioni Il Tribunale afferma la responsabilità della convenuta ex art. 2087 c.c., per l’omessa predisposizione di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore nel luogo di lavoro, anche in violazione della normativa all’epoca vigente.

Il danno biologico rimane, spiega il Tribunale, un pregiudizio nella sfera non patrimoniale e biologica; anche l’Inail, dopo la riforma di cui al d.lgs. n. 38 del 2000, eroga, nelle sue rendite oltre il 16% di inabilità, un importo che comprende una quota-parte di danno biologico.

La riforma del 2000 non ha escluso la responsabilità datoriale per danno biologico, ma l’ha limitata soltanto a quella parte di danno che non è indennizzato dall’I.N.A.I.L., ne segue che, dal risarcimento dovuto a tale titolo dal datore di lavoro, deve essere scomputato l’importo che è da attribuire all’Istituto previdenziale.

Nel caso di specie l’Inail ha pagato, a titolo di danno biologico, nei suoi ratei di rendita, l’importo di Euro 7.544,57= e tale importo va decurtato dall’ammontare condannatorio in capo al datore di lavoro.

Sulla domanda di regresso  dell’Inail, invece, l’esonero dalla responsabilità civile di cui gode il datore di lavoro, per effetto dei dd.llggss. nn. 1124 del 1965 e 38 del 2000, per la quota di danno biologico posta a carico dell’I.N.A.I.L., viene meno nel caso in cui l’evento sia da considerarsi dovuto a responsabilità penale del datore medesimo.

L’Inail è dunque tenuto a pagare quanto di sua competenza, ma ha diritto di regresso nei confronti dei soggetti civilmente responsabili.

Il Tribunale, pertanto, afferma, anche per l’azione di regresso, la responsabilità datoriale, nei termini di cui sopra.

L’Inail può pretendere il rimborso limitatamente al danno civile risarcibile accertato in capo al datore di lavoro, ed è onere del datore di lavoro convenuto in regresso allegare e provare che quanto richiestogli dall’Istituto eccede tale limite nel caso di specie.

Ne consegue che l’Inail può agire in regresso, nei confronti del datore di lavoro, per tutto l’importo pagato.

Il Tribunale decide il giudizio nei termini esposti.

Avv. Emanuela Foligno

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