La deviazione dal percorso per motivi personali integra quella condotta personalissima del lavoratore, appunto rischio elettivo, che recide il nesso di causalità tra evento lesivo e attività lavorativa. (Cass. civ., Sez. lav., Sentenza n. 22180 del 3 agosto 2021)

In tema di infortunio in itinere, indipendentemente dall’applicazione dell’art. 2, comma 3, D.P.R. n. 1124/1965, per rischio elettivo, che esclude la cosiddetta occasione di lavoro, si intende una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall’esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata volontariamente in base a ragioni e motivazioni del tutto personali, al di fuori dell’attività lavorativa a prescindere da essa, idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata.

In tale caso non opera la copertura assicurativa per l’infortunio occorso lungo un tragitto prescelto dal lavoratore per raggiungere il posto di lavoro dovuto a scelte per ragioni personali, estranee all’attività lavorativa e alla normalità del percorso casa–lavoro.

Gli eredi del lavoratore deceduto a seguito di incidente stradale ritenuto in occasione di lavoro, citano a giudizio l’Inail al fine di ottenere il riconoscimento alla rendita ai superstiti per l’infortunio occorso al congiunto, asseritamente avvenuto in itinere in occasione di lavoro.

Il Tribunale accoglieva la domanda degli eredi, ma l’Inail ricorre in appello e la Corte accoglieva il gravame e negava il riconoscimento, sul presupposto che l’infortunio non poteva considerarsi avvenuto in itinere, poiché il lavoratore aveva attuato una arbitraria deviazione dal percorso per motivi personali tra la propria abitazione ed il luogo di lavoro.

Gli eredi del lavoratore ricorrono in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell’infortunio occorso in ambito lavorativo.

Deducono i ricorrenti che il Giudice d’Appello abbia erroneamente escluso che l’infortunio sia avvenuto durante l’espletamento della prestazione lavorativa cui era tenuto il loro congiunto. In particolare, affermano che il lavoratore fosse stato incaricato di recarsi presso l’abitazione di un collega per accompagnarlo al lavoro, a motivo di un guasto all’autovettura del medesimo.

Gli Ermellini non ritengono fondata la doglianza poiché finalizzata a un riesame della istruttoria del giudizio di merito.

Oltretutto, osserva la Corte, in appello è stata correttamente esaminata la questione giuridica e risulta idonea e logica la motivazione assunta che ha negato la riconducibilità del sinistro mortale all’espletamento della prestazione lavorativa.

Anche il secondo motivo di doglianza, viene ritenuto infondato.

L’articolo 2 del D.P.R. n. 1124/1965 ha esteso la copertura assicurativa anche agli infortuni occorsi nel tragitto necessario per il raggiungimento del luogo di lavoro.

La norma recita: “Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l’assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti. L’interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all’adempimento di obblighi penalmente rilevanti. L’assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purchè necessitato. Restano, in questo caso, esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l’assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida.”.

E’ già stato osservato che risultano coperti tutti i casi di infortunio avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro che cagionino un’inabilità al lavoro superiore a tre giorni, rientrando nella nozione di occasione di lavoro tutti i fatti, anche straordinari ed imprevedibili, inerenti all’ambiente, alle macchine, alle persone, al comportamento colposo dello stesso lavoratore, purché attinenti alle condizioni di svolgimento della prestazione, ivi compresi gli spostamenti spaziali funzionali allo svolgimento della prestazione, con l’unico limite del rischio elettivo, inteso come tutto ciò che sia estraneo e non riguardante l’attività lavorativa e dovuto ad una scelta arbitraria del lavoratore.

L’unico limite, quindi, è una condotta personalissima del lavoratore, disancorata dall’esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e a motivazioni del tutto personali, al di fuori dell’attività lavorativa e prescindendo da essa, come tale idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata.

Sulla scorta di tali principi, l’infortunio occorso al congiunto dei ricorrenti è avvenuto lungo un tragitto per raggiungere il posto di lavoro, ma connotato dalla scelta, del tutto personale, di deviare per andare a prendere il collega di lavoro alla propria abitazione, che era privo della propria autovettura.

Proprio tale comportamento, ovverosia la decisione di deviare il percorso per ragioni personali, integra quella condotta personalissima del lavoratore, appunto rischio elettivo, idonea a recidere il nesso di causalità tra evento lesivo e attività lavorativa.

In conclusione, il ricorso viene integralmente rigettato, con condanna alle spese in capo ai ricorrenti.

Avv. Emanuela Foligno

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