Riconosciuto il ristoro del danno non patrimoniale e biologico subito da una giovane donna per la diagnosi ritardata di tumore alla gola

Il Tribunale di Terni ha condannato l’Azienda ospedaliera del capoluogo di provincia umbro, in solido con un centro diagnostico privato e con uno specialista, a versare 50 mila euro a una paziente reatina, a titolo di risarcimento per il danno non patrimoniale e biologico subito a causa di una diagnosi ritardata di tumore alla gola.

La vicenda – come ricostruisce il Messaggero – ha inizio nel 2011 quando alla donna, all’epoca 25enne, viene prima diagnosticata dallo specialista una otite. Successivamente, la lettura errata di una risonanza magnetica eseguita in un centro radiologico privato impedisce lo svolgimento di ulteriori esami che avrebbero consentito di approfondire la vera natura della patologia. Quindi, viene sottoposta all’ospedale di Terni a una serie di interventi maxillo facciali risultati inutili in quanto l’area da indagare era un’altra.

Quando finalmente viene riscontrato il tumore alla gola, la ragazza viene sottoposta a un lungo periodo di chemioterapia e radioterapia e riesce a salvarsi.

Nel 2016 la giovane decide di agire in giudizio per essere risarcita. Nelle scorse ore è arrivato il verdetto del Tribunale che, basandosi su una consulenza medico legale, ha evidenziato come “il percorso clinico cui la paziente è stata sottoposta si è rivelato indubbiamente quello sbagliato alla luce della prima patologia, poi effettivamente riscontrata dalla stessa azienda solo in seguito”.

Il Giudice – riferisce il Messaggero – ha invece ritenuto di discostarsi dalle conclusioni della perizia, che escludeva colpe in capo al nosocomio ternano, riconoscendo la responsabilità contrattuale della struttura. Non soddisfatta, infine, la pretesa iniziale della parte lesa che chiedeva anche di essere indennizzata per la perdita di chance sul lavoro.

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