Confermata la decisione dei Giudici del merito di negare i benefici previdenziali invocati per difetto della prescritta abilitazione alla guida

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 9375/2021 si è pronunciata sul ricorso di un cittadino che si era visto rigettare in sede di merito la domanda volta a beneficiare delle prestazioni previdenziali per l’infortunio in itinere occorsogli il 24.7.2007 per difetto della prescritta abilitazione alla guida.

L’uomo, in particolare, contestava alla Corte territoriale di avere escluso l’indennizzabilità dell’infortunio in relazione al disposto dell’art. 12, d.lgs. n. 38/2000, senza considerare che, essendo egli munito di patente di grado B e C (che lo abilitavano alla guida di autoveicoli di massa superiore a 3,5 t e di motocicli sino a 125 cc. e 11 kw di potenza) e avendo riportato l’infortunio mentre si trovava alla guida di un motociclo di 250 cc. (e di potenza non superiore a 11 kw), la situazione in esame doveva equipararsi non a quella della guida senza patente, ma a quella di guida con patente diversa, rispetto alla quale non era configurabile alcun esonero dell’assicurazione per gli infortuni sul lavoro.

Il ricorrente, per far valere le sue ragioni, invocava quanto affermato dalla giurisprudenza di legittimità in materia di clausole di esonero della responsabilità dell’assicuratore in fattispecie di sinistri derivanti dalla circolazione stradale.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto di non aderire alle doglianze proposte, in quanto infondate.

Per la Cassazione, infatti, l’art. 2, T.U. n. 1124/1965, per come modificato dall’art. 12, d.lgs. n. 38/2000 (secondo il quale “l’assicurazione […] non opera nei confronti del conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida”) dev’essere interpretato nel senso che la garanzia assicurativa è esclusa non solo nel caso in cui il conducente, al momento dell’infortunio, non abbia conseguito il rilascio di patente, ma altresì nel caso in cui sia munito di patente diversa da quella richiesta per il tipo di veicolo guidato, non potendo letteralmente sostenersi che, in questo secondo caso, egli si trovi in possesso della “prescritta abilitazione di guida”.

Diversamente da quanto sostenuto dalla parte ricorrente, contrari argomenti non possono desumersi da Cass. n. 12728 del 2010, la quale, statuendo in fattispecie di assicurazione della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli a motore, ha affermato che per “mancanza di abilitazione alla guida” deve intendersi l’assoluto difetto di patente oppure la mancanza, originaria o sopravvenuta, delle condizioni della sua validità ed efficacia, ma non anche l’inosservanza di prescrizioni o limitazioni imposte dal legislatore a carico di chi abbia un’abilitazione alla guida, implicando queste ultime non già una limitazione della validità od efficacia del titolo abilitativo, ma una ipotesi di mera illiceità della guida, atteso che tale principio di diritto è stato affermato (e si è successivamente consolidato) in fattispecie che non concernevano la guida con una patente di tipo diverso da quella prescritta per la conduzione del veicolo (che, al contrario, è stata sempre equiparata alla guida senza patente o con patente scaduta), ma piuttosto infrazioni delle norme che disciplinano il modo consentito di guidare a chi sia in possesso del legittimo titolo per farlo.

La Suprema Corte ha poi aggiunto che la ratio solidaristica che informa il sistema della sicurezza sociale impone una lettura delle disposizioni normative che valorizzi l’adempimento di quei doveri inderogabili (nel caso di specie, di prudenza) che sono richiesti ai singoli quale presupposto indefettibile per la tutela dei loro diritti (art. 2 Cost.).

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