Disposta la riesumazione della salma di una donna di 64 anni, morta in provincia di Lecce dopo essere stata dimessa con la diagnosi di infezione virale

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sul decesso di una sessantaquattrenne, morta lo scorso 7 marzo all’ospedale di Tricase. La stessa struttura da cui, appena 24 ore prima era stata dimessa con la diagnosi di infezione virale.
Il Pubblico ministero ha disposto la riesumazione della salma, nel frattempo tumulata. Due medici in servizio presso il nosocomio del centro salentino, inoltre, sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Un atto dovuto per consentire loro di nominare i propri consulenti in vista dello svolgimento dell’autopsia.
In base a quanto riportato nella denuncia presentata dai figli, la vittima lo scorso 6 marzo  avrebbe accusato uno stato febbrile accompagnato da incontrollabili tremori e forti algie all’altezza dell’addome. In preda a forti dolori la donna sarebbe stata quindi trasportata in ambulanza all’ospedale di Tricase.
Tuttavia, dagli esami ematochimici e da quelli strumentali (TAC ed Eco addome), non sarebbe emersa alcuna patologia particolare. Il medico di turno, inoltre, avrebbe escluso trombo embolie polmonari. Quindi la diagnosi di un banale virus e la prescrizione di una terapia antibiotica integrata dall’assunzione di fermenti lattici.

Nelle ore successive al rientro a casa, però, le condizioni della donna non migliorarono affatto, anzi peggiorarono al punto da rendere nuovamente necessari i soccorsi.

In ospedale i familiari sarebbero stati informati che la situazione era gravissima. La paziente sarebbe stata trasferita d’urgenza in rianimazione dopo una nuova Tac. Ma nel frattempo la il quadro clinico si sarebbe ulteriormente aggravato. La donna, secondo quanto riportato in denuncia, sarebbe andata in ipoglicemia e sarebbero sopravvenuti problemi a un rene. Nelle prime ore del giorno successivo la comunicazione del decesso.
I parenti chiedono ora di fare luce sulle cause della tragedia. I medici avrebbero ipotizzato una crisi di rigetto. La donna, infatti, aveva subito anni prima un trapianto fegato nel nord Italia. Una tesi che tuttavia non convince i familiari. Saranno dunque gli accertamenti medico legali disposti dai magistrati a fornire  risposte circa l’eventuale sussistenza di responsabilità mediche nell’accaduto.
 
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