In tema di esposizione ultradecennale a polveri di amianto l’attore deve dimostrare la presenza di valori limite superiori a quelli normativamente previsti

In tema di benefici contributivi in relazione alle lavorazioni cui sono stati addetti i lavoratori e alle condizioni dei relativi ambienti di lavoro, con esposizione ultradecennale a polveri di amianto, nell’esaminare la fondatezza della domanda il giudice di merito deve accertare, nel rispetto dei criteri di ripartizione dell’onere probatorio, ex art. 2697 cod. civ., se colui che ha proposto la domanda, oltre ad avere provato la specifica lavorazione praticata e l’ambiente in cui ha svolto, per più di dieci anni, tale lavorazione, abbia anche dimostrato che in tale ambiente erano presenti polveri di amianto con valori limite superiori a quelli normativamente previsti.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 35989/2021 pronunciandosi sul ricorso di un cittadino, tecnico aeronautico meccanico, che si era visto rigettare la domanda volta al riconoscimento del diritto alla rivalutazione contributiva secondo il coefficiente 1,5 nei termini di cui all’art. 13, co.8 legge n.257 del 1992, ovvero di 1,25 per l’ esposizione ad amianto in periodo infradecennale.

Per la Corte di merito, il gravame non era sufficientemente specifico in riferimento all’espletata consulenza tecnica che, alla stregua di valutazioni tecniche, aveva rilevato un’esposizione inferiore ai parametri di legge, non superabile attraverso la prova testimoniale, neanche protratta in periodo decennale quanto all’esposizione più significativa e, infine, non risultavano neanche svolte specifiche censure all’elaborato peritale che aveva tenuto conto dell’intera vicenda personale del dipendente.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, il ricorrente deduceva plurime violazioni di legge, per non avere il Collegio territoriale considerato che, costituendosi in primo grado, l’INPS non avesse contestato, in modo specifico, le circostanze da cui derivava l’esposizione qualificata.

La Cassazione ha ritenuto la decisione del Giudice a quo, in tema di non contestazione, pienamente conforme ai principi ripetutamente affermati dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui la mancata contestazione o la contestazione generica possono assumere rilevanza solo se siano specifiche le allegazioni dell’attore; non ne assumono se riguardino espressioni qualificatorie o definitorie, o circostanze implicanti un’attività di giudizio.

La redazione giuridica

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