L’inchiesta denominata “Ricettopoli” ha smascherato nel cosentino un circuito illegale di smercio di farmaci oppioidi a base di ossicodone, ritenuto un valido sostituto dell’eroina
Nove misure cautelari agli arresti domiciliari e interdizione per dodici mesi dall’esercizio della professione sanitaria per un medico e tre farmacisti coinvolti, secondo le accuse, in un circuito illegale di smercio di farmaci oppioidi a base di ossicodone.
E’ il bilancio di un’operazione, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza e del Nucleo Antisofisticazione. L’inchiesta, denominata ‘Ricettopoli”, è coordinata dal Procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo e dal sostituto Margherita Saccà.
I 13 soggetti destinatari delle misure sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di prescrizioni abusive in concorso, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti in concorso, truffa aggravata ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.
Le indagini sono partite da una segnalazione inviata dall’Asp di Cosenza relativa a un esponenziale incremento delle prescrizione del medicinale utilizzato per le cure palliative e del dolore severo in patologie neoplastiche o degenerative. Il farmaco, nello specifico, è caratterizzato da una molecola del tutto simile a quella dell’eroina ed è pertanto in grado di innescare forme di dipendenza analoghe a quelle delle droghe pesanti.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il medico indagato, tra il 2015 e il 2019, avrebbe effettuato 2.360 prescrizioni illecite, per un totale di 4.720 confezioni del farmaco a base di ossicodone, contenenti ciascuna, 28 compresse con dosaggio compreso tra 20 e 80 milligrammi. Il tutto in assenza di reali patologie sofferte dai destinatari.
I costi dei medicinali, che ricadevano a carico del Servizio sanitario nazionale, ammontano a oltre 175 mila euro.
Il farmaco veniva poi in parte impiegato per uso personale dai pazienti del dottore e in parte ceduto a terze persone dietro pagamento di un corrispettivo. In base a quanto emerso, in alcuni casi, gli stessi destinatari della prescrizione avrebbero falsificato manualmente le ricette. In particolare, al fine di ottenere un medicinale con un principio attivo più elevato avrebbero modificato il dosaggio riportato sulla ricetta, portandolo da 20 o 40 mg a 80 mg. Un comportamento, quest’ultimo, di cui non risulta che il medico fosse pienamente consapevole.
Il camice bianco avrebbe tentato di giustificarsi sostenendo di essere stato vittima del furto di 10 ricettari, ma gli elementi acquisiti dagli investigatori, in particolare le intercettazioni telefoniche, avrebbero dimostrato come in realtà fosse perfettamente consapevole della propria condotta illecita.
L’attività di monitoraggio svolta dai carabinieri, inoltre, ha evidenziato come anche i tre farmacisti finiti sotto inchiesta avrebbero dispensato i farmaci a base di ossicodone in quantità spropositate ed incompatibili con l’uso di un singolo paziente, presentando poi le ricette per il successivo rimborso. Il tutto nonostante le stringenti prescrizioni di legge in materia. In tal modo, venendo meno ai loro obblighi, avrebbero favorito la condotta illecita dei richiedenti, talvolta anche mediante la consegna dei farmaci incriminati presso il loro domicilio.
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