Il comportamento tenuto dal danneggiato è stato incauto e fa venire meno il nesso di causalità tra la presunta insidia e l’evento dannoso (frattura bimalleolare), integrando una ipotesi di caso fortuito (Tribunale di Cassino, Sez. I, Sentenza n. 1251/2021 del 27/09/2021-RG n. 670/2015)

Il danneggiato cita a giudizio il Comune al fine di vederlo condannato al ristoro dei danni fisici subiti a causa di una caduta sulla strada. Allega l’attore: che in data 28.08.2013, alle ore 15.00 circa, mentre percorreva con la propria bicicletta la pubblica via, in località Marina di Minturno, cadeva rovinosamente sul manto stradale, a causa di una buca ivi presente; che la sconnessione stradale, seppure di una certa importanza, non era in alcun modo segnalata; che in conseguenza della caduta riportava gravi lesioni su buona parte del corpo, ed immediatamente veniva soccorso dai passanti; che successivamente veniva accompagnato alle ore 18.00 al Pronto Soccorso dove veniva diagnosticato una “policontusioni con lievi escoriazioni. Frattura bimalleolare a sin. Frattura composta sul capitello radiale a sin.”; che veniva dimesso in data 28.5. 2013 alle ore 00.59 con prescrizione di doccia gessata alla caviglia, scollo arto superiore sinistro, divieto di carico, terapia e riposo per venti giorni; che in data 13.9.2013 gli veniva rimossa la doccia gessata e prescritta una cavigliera bivalve, terapia medica, fisica, carico protetto con due bastoni e prognosi di 30 giorni.

Il Comune di Minturno si costituisce contestando le avverse deduzioni e deducendo la nullità dell’atto di citazione per eccessiva genericità e scarsa esposizione dei fatti di causa, difettando gli elementi da cui possa evincersi la concreta dinamica del sinistro; infine contesta la presenza di una insidia rilevante ai fini della responsabilità invocata.

Il Giudice ritiene la domanda non accoglibile.

Preliminarmente viene evidenziato che l’azione proposta rientra nella responsabilità ex art. 2051 c.c.

Ne consegue che l’ente pubblico versa in una situazione di potenziale responsabilità una volta accertato che il fatto dannoso si sia verificato a causa di un’anomalia della strada e che la prova di tale anomalia incombe sul danneggiato, che dovrà provare l’evento-danno ed il nesso di causalità con la cosa alterata o anomala.

La prova del nesso causale, nei casi in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, spetta al danneggiato che deve dimostrare che la strada sulla quale stava camminando presentava una situazione obiettiva di pericolosità tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, la sua caduta.

A ciò si deve aggiungere che gli utenti dei beni, sia pubblici che privati, hanno l’onere di prestare particolare attenzione nell’esercizio dell’uso ordinario di tali beni, al fine di preservare la propria incolumità.

In particolare, in tema di danno da insidia stradale, la concreta possibilità per l’utente di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo occulto vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica, dato che “quanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, sino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso”.

Quando il comportamento dell’utente sia apprezzabile come incauto, lo stabilire se il danno sia stato cagionato dalla cosa o dal comportamento della stessa vittima, o se vi sia concorso causale tra i due fattori, costituisce valutazione che va compiuta sul piano del nesso eziologico, ma che comunque sottende un bilanciamento fra i detti doveri di precauzione e cautela.

Riassunti tali principi, il Tribunale ritiene assenti gli elementi costitutivi dell’insidia stradale, idonea a fare sorgere quella responsabilità oggettiva tutelata dall’art. 2051c.c., poichè sussiste una condotta negligente da parte dell’attore.

Il danneggiato ha allegato che la caduta avveniva in pieno giorno, alle ore 15.00 del mese di agosto, e dunque in perfette condizioni di visibilità; ha inoltre affermato che la buca era di notevoli dimensioni, circostanza confermata anche dalle testimonianze.

In particolare, uno dei testi, ha confermato che la buca stradale nella quale era caduto il danneggiato era la stessa rappresentata nel rilievo fotografico effettuato dalla Polizia Municipale in occasione della redazione del verbale di intervento.

Analizzando la documentazione fotografica, non risulta provata una effettiva insidiosità della buca, tale da non renderla percepibile da parte di un utente della strada mediamente accorto.

Il dissesto stradale in questione si presenta esteso e del tutto visibile e percepibile.

Oltretutto viene rilevato che l’attore, né nell’atto di citazione, né nella prima memoria ex art 183 c.p.c., allega elementi e circostanze idonei a ritenere che la buca non fosse percepibile o, se anche percepibile, non fosse diversamente evitabile, se non rischiando di esporre la propria persona e/o i beni altrui a un pericolo maggiore; ciò sarebbe accaduto se fosse stato, ad esempio, allegato e provato che la buca si trovava su una strada principale, trafficata e a doppio senso di marcia, ed occupava, per dimensione, l’intera corsia di marcia, sicchè per evitarla sarebbe stato necessario effettuare una manovra di invasione della opposta corsia.

Da ciò ne deriva che il comportamento tenuto dall’attore danneggiato è stato incauto e fa venire meno il nesso di causalità tra la presunta insidia e l’evento dannoso, integrando il tal modo una ipotesi di caso fortuito ai sensi dell’art. 2051 c.c.

La natura e le dimensioni del dissesto del manto stradale, unitamente alle circostanze temporali in cui è avvenuto l’incidente, dovevano indurre l’attore a tenere una condotta maggiormente cauta, ergo la caduta è stata causata dalla disattenzione dell’attore che non si è accorto della stessa pur potendola percepire ed evitare.

In definitiva, la possibilità per il danneggiato di percepire agevolmente l’esistenza della situazione di pericolo incide sulla concreta configurabilità di un nesso eziologico tra la cosa e il danno, ponendo correlativamente in risalto il rilievo causale attribuibile al comportamento gravemente colposo dello stesso danneggiato.

Per tali ragioni viene esclusa la responsabilità del Comune .

Le spese processuali liquidate in euro 2.738,00, e quelle di CTU, vengono poste a carico dell’attore.

Avv. Emanuela Foligno

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