Frattura di naso e bocca durante una partita di calcetto provocate da una testata ricevuta da altro giocatore (Cassazione civile, sez. III, 16/05/2022, n.15607).

Frattura di naso e bocca durante una partita di calcetto per il giocatore colpito da una testata da un compagno di gioco.

Il calciatore ferito cita a giudizio il suo compagno di gioco ritenendolo responsabile delle lesioni fisiche subite. Prima della citazione in giudizio, lo stesso instaurava u procedimento penale, conclusosi con la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.

Il Tribunale di Roma, dove il danneggiante aveva assunto che non vi fosse alcuna relazione causale tra le lesioni (frattura di naso e bocca) riportate dal compagno ed il suo comportamento, ha rigettato la domanda, salvo ritenere prescritta la domanda di risarcimento del danno di alcune delle lesioni lamentate dall’attore.

Avverso la decisione del Tribunale ha proposto appello principale il danneggiato sostenendo come erronea la tesi dell’assenza di prova della volontarietà dell’atto da parte del compagno di gioco, ma anche appello incidentale il danneggiante avverso il capo di sentenza che ha ritenuto prescritta la domanda relativa ad uno dei danni fisici riportati.

La Corte d’Appello di Roma ha rigettato l’appello principale e, in accoglimento di quello incidentale, ha escluso qualsiasi tipo di responsabilità in capo al danneggiante.

Il giocatore danneggiato ricorre in Cassazione

La Corte d’appello ha rigettato la domanda ritenendo non emersa la prova della dinamica dell’incidente, e che dunque non può imputarsi, proprio per difetto di prova una qualche condotta volontaria, ma nemmeno può imputarsi un comportamento colposo.

In sostanza, effettuata la valutazione delle prove emerse in giudizio, la Corte d’appello ha ritenuto che non sono emerse in modo chiaro le modalità del fatto, e che dunque non è possibile imputarlo al convenuto in modo da ritenerlo responsabile dei danni lamentati dall’attore derivanti dalla frattura di naso e bocca.

I danni subiti in occasione di attività sportive non sono risarcibili qualora rientrino nei limiti confacenti alla specifica attività sportiva, per via del fatto che chi vi partecipa accetta il rischio, per l’appunto, di danni connessi a tale attività.

Il ricorrente assume, per l’appunto, un atto doloso compiuto dal compagno di gioco ai suoi danni, ed in particolar modo, oltre che una volontaria testata, l’essere stato colpito con pugni deliberatamente.

Secondo il ricorrente, la Corte d’appello avrebbe erroneamente dedotto la non volontarietà dell’atto dal tipo di lesioni riportate dal danneggiato. Ovverosia: avrebbe ritenuto incompatibile con una condotta volontaria la mera lussazione del naso, senza però tener conto che dalla documentazione in atti emergeva una frattura di naso e bocca, piuttosto che una lussazione, e dunque un tipo di lesione compatibile con una condotta più violenta di quella meramente colposa.

Le doglianze sono inammissibili.

La ratio della decisione impugnata è nel senso che da una valutazione complessiva delle prove, di cui i Giudici di merito danno conto, ed in particolare da quanto riferito dallo stesso danneggiato al pronto soccorso, nonché da quanto riferito dagli stessi testi, che secondo i giudici di merito” convergono in ordine alla accidentalità di una testata che ha colpito il volto dell’odierno appellante nell’atto del danneggiante di rialzarsi da terra, mentre il danneggiato era chinato su di lui”: da questa complessiva valutazione delle prove, in sintesi, non emerge la dimostrazione che il danno sia dovuto ad una condotta volontaria, o propriamente colposa del convenuto.

Invero, i Giudici di merito hanno tenuto conto della gravità delle lesioni, ma non emerge chiaramente l’errore percettivo che viene attribuito alla decisione: piuttosto la gravità delle lesioni è stata valutata in riferimento ai pregressi interventi, nel senso che se è vero che l’elemento soggettivo può dedursi dalla gravità delle lesioni ritenendo dolose quelle più gravi e colpose quelle meno gravi, se ciò è vero, i Giudici di merito hanno tenuto conto del fatto che la gravità complessiva delle lesioni riportate (frattura di naso e bocca) non è esclusivamente dovuta all’azione del danneggiante, bensì anche ai pregressi interventi subiti dal danneggiato.

In buona sostanza è stato attribuito, in parte, tale gravità alle pregresse lesioni, oggetto di interventi chirurgici, e così “quella gravità” non è stata ritenuta indicativa di per sé del dolo del convenuto.

Conseguentemente, non può attribuirsi a Giudici di merito di avere scambiato una frattura per una lesione, deducendo da quella, anziché da questa, l’elemento soggettivo dell’illecito.

Il ricorso viene respinto.

Avv. Emanuela Foligno

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