Importante lesione al braccio destro del lavoratore (Cassazione civile, sez. III, 08/06/2022,  n.18427) per malfunzionamento dell’interruttore di spegnimento del macchinario.

Importante lesione al braccio destro del lavoratore causa la condanna per responsabilità del datore di lavoro.

Il lavoratore citava in giudizio la società propria datrice deducendone la responsabilità per l’infortunio sul lavoro nel quale subiva una importante lesione al braccio destro.

In particolare, l’infortunato, mentre puliva la macchina cubettatrice, a causa del malfunzionamento dell’interruttore di spegnimento, subiva la spinta verso l’interno del braccio destro che rimaneva gravemente lesionato.

Il Tribunale di Nocera,  preso atto che il danneggiato aveva ricevuto un indennizzo dall’Inail, qualificava la domanda come danno differenziale di natura extracontrattuale di cui però non ravvisò la prova, non avendo il danneggiato provato né la colpa della convenuta, né il nesso causale né la misura dell’indennizzo percepito dall’Inail.

Il lavoratore impugna con appello deducendo la mancata applicazione delle norme sulla responsabilità datoriale di cui all’art. 2087 c.c.

La Corte d’Appello di Salerno, per quanto qui di interesse, con sentenza del 26/11/2018, ha rigettato l’appello applicando il principio di legittimità secondo il quale “In tema di azione per il risarcimento del danno subito in relazione ad un rapporto di lavoro subordinato, deve ritenersi proposta l’azione di responsabilità extracontrattuale tutte le volte che non emerga una precisa scelta del danneggiato in favore di quella contrattuale”.

Per la proposizione dell’azione di responsabilità contrattuale, occorre che la domanda sia espressamente fondata sull’inosservanza, da parte del datore di lavoro, di una precisa obbligazione contrattuale, ossia occorre una qualificazione espressa della domanda e non la semplice prospettazione dell’inosservanza del precetto dell’art. 2087 c.c., o delle altre disposizioni legislative strumentali alla protezione delle condizioni di lavoro dipendente. Quindi, nel caso in cui la domanda sia ambigua, e non emerga da essa la menzionata scelta del danneggiato, la domanda stessa deve essere interpretata, in base al “petitum” ed alla “causa petendi”, come una causa di risarcimento del danno ex art. 2043 c.c.”

In buone sostanza, la Corte territoriale ha ritenuto che, dalla lettura complessiva dell’atto di citazione introduttivo del giudizio, non emergesse alcuno specifico addebito da parte del danneggiato nei confronti della società datrice di lavoro, per l’importante lesione al braccio destro derivante dall’infortunio, che potesse consentire di qualificare l’azione ai sensi dell’art. 2087 c.c., di guisa che, dovendosi ipotizzare una responsabilità extracontrattuale, della stessa mancavano gli elementi.

La vicenda approda in Cassazione.

Il ricorrente lamenta che la Corte d’Appello ha escluso che la domanda formulata in giudizio fosse da qualificare come responsabilità contrattuale del datore di lavoro quando, dalla lettura dell’atto di citazione, non avrebbe potuto non evincersi la volontà dell’attore di far valere l’inadempimento del datore di lavoro all’obbligo generale di protezione e sicurezza, non avendo il datore di lavoro sorvegliato che il macchinario non fosse in movimento, e provocando così l’importante lesione al braccio destro del lavoratore, durante le operazioni di pulizia del macchinario.

Le doglianze sono fondate.

Non vi è dubbio che il lavoratore abbia agito per sentire accertare la violazione, da parte del datore di lavoro, degli obblighi contrattuali di assicurare condizioni di piena sicurezza sul lavoro, che l’incidente sia avvenuto sul luogo di lavoro e che la causa dell’importante lesione al braccio sia riconducibile al difettoso funzionamento del macchinario.

Solo in apparenza, rilevano gli Ermellini, la domanda poteva sembrare generica e non volta specificamente a contestare l’inadempimento, da parte del datore di lavoro, di precise obbligazioni contrattuali ma, dal punto di vista sostanziale, l’attore ha chiesto di accertare che la responsabilità dell’accaduto fosse derivante dall’inadempimento – da parte del datore di lavoro – a specifiche obbligazioni di garantire la sicurezza, e specificamente, avendo il datore di lavoro ordinato di pulire il macchinario, che non avesse assicurato lo spegnimento in sicurezza del medesimo.

In concreto, il nesso di causalità doveva intendersi certamente provato sicché è corretto che la responsabilità del datore di lavoro fosse presunta e che fosse il datore di lavoro stesso a dovere provare la non imputabilità del difettoso funzionamento del macchinario a proprio fatto e colpa.

Il ricorso viene accolto, la sentenza cassata e la causa rinviata alla Corte d’Appello di Salerno, in diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

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