In caso di incidente, l’esclusione della surroga nei confronti del congiunto non comporta ex se l’esclusione della surroga nei confronti della assicurazione per la r.c.a di quest’ultimo: la responsabilità dell’assicuratore viene meno solo se manca la responsabilità dell’assicurato

La vicenda

A seguito di un incidente stradale avvenuto tra una autovettura su cui viaggiava, quale terzo trasportato, il fratello convivente del conducente e un trattore, l’INAIL erogava nei confronti del trasportato le prestazioni assistenziali a suo carico, ritenendo si trattasse di infortunio in itinere; cosicché, nel 1992, si surrogava nei diritti del danneggiato proprio assistito, ai sensi dell’art. 1916 c.c. e dell’art. 28 L. n. 990 del 1969, agendo in giudizio per ottenere la condanna in solido dell’assicurazione del conducente l’autovettura, nonché del conducente e proprietario dei due veicoli coinvolti nell’incidente, previa dichiarazione della loro civile responsabilità in ordine alle lesioni riportate dal trasportato.

In primo grado, il Tribunale di Nuoro accertava la responsabilità paritaria dei conducenti dei due veicoli nella provocazione del sinistro, condannava tutte le parti, in solido, a rifondere all’Inail la cifra da questa corrisposta al terzo, rimasto danneggiato nell’incidente stradale allorché era trasportato, per recarsi al lavoro, sulla vettura del fratello.

L’appello

L’assicurazione dell’autovettura proponeva appello, deducendo che, ai sensi dell’art. 1916 c.c., comma 2, l’azione di surrogazione dovesse essere dichiarata inammissibile nei confronti del proprio assicurato, in forza del disposto del comma 2 della norma, che stabilisce che “la surrogazione non ha luogo se il danno è causato dai figli, dagli ascendenti, da altri parenti o affini dell’assicurato stabilmente con lui conviventi o da domestici” e, di conseguenza che l’azione proposta nei suoi confronti doveva qualificarsi come inammissibile o improponibile.

Rilevava inoltre che, ai sensi della L. n. 990 del 1969, art. 4, lett. b), il danno patito dal terzo non rientrava nella garanzia assicurativa e che, comunque, l’Inail avrebbe dovuto rivolgere le sue pretese verso il Fondo di garanzia per le Vittime della Strada (FGVS), essendo il trasportato stato danneggiato “da un veicolo non regolarmente assicurato”.

All’esito del giudizio di secondo grado, la Corte d’Appello di Cagliari accoglieva l’eccezione di difetto di legittimazione passiva dell’assicurazione, richiamando i principi affermati dalla Corte di Cassazione con la sentenza. n. 25470 del 2007 secondo cui “giacché il danneggiato trasportato per sinistro precedente alla pronuncia della Corte Cost. n. 188 del 1991 non può agire contro il congiunto che sia conducente-proprietario del veicolo ove è trasportato, nè contro la sua compagnia di assicurazioni, e giacché l’azione avrebbe dovuto essere proposta nei confronti del FGVS, anche l’INAIL avrebbe dovuto rivolgersi per il recupero della somma erogata al FGVS.

L’INAIL ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che la sentenza impugnata avesse operato una ricostruzione normativa inesatta e contrastante con la giurisprudenza di legittimità.  

Il motivo è stato accolto.

La Corte costituzionale, con sentenza n. 188 del 2 maggio 1991 ha affermato l’illegittimità costituzionale della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 4, lett. b), (Assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti), modificato dal D.L. 23 dicembre 1976, n. 857, convertito in L. 26 febbraio 1977, n. 39, nella parte in cui escludeva dal diritto ai benefici dell’assicurazione obbligatoria, per quanto riguarda i danni alle persone, il coniuge, gli ascendenti e i discendenti legittimi, naturali o adottivi delle persone indicate alla lett. a), nonché gli affiliati e gli altri parenti e affini fino al terzo grado delle medesime quando convivano con esse o siano a loro carico, fondando la decisione sulla necessità di rimuovere una disparità di trattamento incompatibile con la necessità di tutelare il preminente diritto alla salute.

La tutela dei congiunti trasportati è stata disposta anche a livello Europeo, dalla direttiva Europea n. 84/5/CEE, che ha imposto un termine di definitiva conformazione del diritto nazionale al diritto comunitario che andava a scadere il 31 dicembre 1988.

Poiché nel caso di specie, i fatti si erano verificati prima della scadenza del termine entro il quale lo Stato italiano avrebbe dovuto conformarsi al disposto della direttiva e prima della pronuncia della Corte Cost., la Corte di Cassazione ha dovuto stabilire quale tutela spettasse ai congiunti dell’autore del sinistro trasportati sulla sua vettura, ed in particolare se essi avessero titolo per beneficiare della tutela offerta dall’assicurazione obbligatoria del veicolo del loro congiunto.

Con il codice delle assicurazioni, anche ai terzi trasportati è stata attribuita l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del trasportante-responsabile dell’incidente (art. 141 cod. ass.).

Nella specie, i giudici della Terza Sezione Civile della Cassazione (sentenza n. 26300/2019) hanno risolto la questione recependo integralmente il principio di diritto adottato dalle Sezioni unite con la sentenza n. 14486 del 2003, secondo il quale “la parziale dichiarazione di illegittimità costituzionale, ad opera della sentenza n. 188 del 1991, della L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 4, lett. b), – nella parte in cui escludeva, dal diritto ai benefici dell’assicurazione obbligatoria, quanto ai danni alle persone, coniuge, ascendenti, discendenti, parenti od affini fino al terzo grado del proprietario del veicolo – ha comportato, quanto al contratto stipulato in epoca anteriore alla predetta sentenza della Corte costituzionale ed ai danni prodotti dalla circolazione del veicolo assicurato nel periodo di vigenza del contratto, che anche i terzi danneggiati congiunti dell’assicurato, prima esclusi dai benefici dell’assicurazione obbligatoria, abbiano diritto a conseguire dall’assicuratore, nei limiti del massimale di polizza convenuto nel contratto, l’intero risarcimento dovuto, senza diritto dell’assicuratore a rivalsa verso l’assicurato”.

Tale pronuncia ha, di fatto, anticipato l’esigenza imposta ormai a livello Europeo, di assicurare una tutela uniforme alla condizione del terzo trasportato, sia o meno esso un congiunto del conducente e del proprietario.

La solidarietà passiva

La solidarietà passiva – hanno aggiunto gli Ermellini- è un principio generale posto a tutela del creditore, in questo caso del danneggiato (e per esso l’istituto che si surroga nei suoi diritti), e non può esserne circoscritta l’operatività in dipendenza di una loro eventuale condizione (l’essere congiunto dell’autore del sinistro).

Ed invero, è stato affermato che persino quando il danno sia concausato da veicolo non identificato o non assicurato, e risponda per questo motivo il FGVS, sussiste la corresponsabilità tra questo e l’altro veicolo responsabile: “L’obbligazione del Fondo di garanzia per le vittime della strada (o per esso dell’impresa designata), secondo la previsione della L. 24 dicembre 1969, n. 990, artt. 19 e 20 sussiste anche quando la responsabilità del conducente dei veicolo non identificato non sia esclusiva e concorra con quella di soggetti identificati, di modo che, pure in tale ipotesi, il Fondo può essere chiamato dal danneggiato al pagamento dell’intero debito risarcitorio, ovvero può essere sottoposto al regresso del coobbligato che abbia soddisfatto il danneggiato medesimo, secondo le regole dell’art. 2055 c.c. (fermi restando i limiti dei massimali di legge” (Cass. n. 643 del 1991; Cass. n. 2313 del 1994).

La ratio della norma

La ratio della norma è dunque quella di evitare che sia vanificata la funzione della copertura assicurativa obbligatoria, come accadrebbe se fosse possibile per l’assicuratore agire in surrogazione nei confronti di un responsabile al quale l’assicurato debba fornire i mezzi per adempiere l’obbligazione risarcitoria. Tuttavia, l’esclusione della surroga nei confronti del congiunto (in questo caso, il fratello convivente della vittima) non comporta ex se l’esclusione della surroga nei confronti della assicurazione per la r.c.a di quest’ultimo, secondo il principio per cui la responsabilità dell’assicuratore viene meno solo se manca la responsabilità dell’assicurato.

E poiché nel caso di specie non era più in contestazione la responsabilità dell’assicurato, non poteva che ritenersi sussistente anche la responsabilità del suo assicuratore e la possibilità che questi fosse sottoposto all’esercizio del diritto di surroga.

Avv. Sabrina Caporale

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