L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro (Corte d’Appello di Palermo, Sentenza n. 905/2021 del 02/09/2021)

Il Tribunale di Palermo ha condannato l’appellante (datore di lavoro) al pagamento dell’importo di euro 19.679,12 a titolo di regresso in favore dell’Inail in relazione all’infortunio sul lavoro occorso al dipendente in data 25/3/2010. L’infortunio si era verificato nel contesto dei lavori di manutenzione dell’illuminazione pubblica commissionati in subappalto.

Il primo Giudice ha ritenuto che le risultanze delle indagini preliminari svolte dall’A.G. penale e l’esito del giudizio conclusosi con sentenza di patteggiamento pronunciata dal Tribunale di Palermo in data 26/3/2015 nei confronti dell’ addetto alla conduzione della mini-pala Caterpillar targata alla quale era agganciata in modo precario la benna miscelatrice che aveva colpito alla schiena il lavoratore avevano dimostrato la civile responsabilità del datore di lavoro a norma degli artt. 10 e 11 del T.U. n. 1124/1965 e che, di converso, non erano state provate circostanze asseverative del concorso di colpa del danneggiato.

L’appellante contesta il percorso logico-giuridico del primo Giudice per avere erroneamente valutato le risultanze istruttorie in punto di responsabilità civile.

In particolare deduce:

  • che gli accertamenti tecnici effettuati successivamente al sinistro (relazione tecnica inerente l’infortunio redatta dal Dipartimento di Prevenzione U.O.S. Controllo e Vigilanza in data 31/01/2012) avevano escluso ogni carenza informativa e formativa da parte del datore di lavoro il quale aveva diligentemente istruito e formato i propri dipendenti sul tipo di lavorazion i da svolgere;
  • che le risultanze istruttorie avevano evidenziato la colpa – esclusiva e/o concorrente – del lavoratore il quale , si era improvvidamente interposto durante le opera zioni di posa della benna miscelatrice sul cassone del camion e invece di girare attorno al mezzo pesante, passava sotto i bracci della macchia operatrice a cui era stata agganciata precariamente la benna nel momento in cui la mini pala effettuava l’azione combinata di cui sopra (rotazione e innalzamento degli stessi bracci per arrivare al livello del pianale del camion ) sicchè il conducente, vedendo che il lavoratore invadeva l’area di azione della macchina operatrice, presumibilmente istintivamente cercava di arrestare l’operazione, provocando anche arresto e vibrazioni repentine che avevano provocato il distacco della benna stessa, che era caduta addosso al la voratore , colpendolo dapprima sul collo e successivamente sulla schiena;
  • che l’iniziativa del lavoratore infortunato, posta in essere in violazione delle norme di sicurezza e delle disposizioni impartite dal titolare in merito alla vigilanza sull’area del cantiere, assurgeva al connotato di abnormità della condotta idoneo a interrompere la serie causale iniziale e addossare in capo alla vittima l’eziologia colposa del sinistro.

La Corte ritiene il gravame infondato.

La ricostruzione della dinamica del sinistro svolta dal primo Giudice è esauriente e corretta.

Si legge, difatti, nella sentenza impugnasta “In data 25/3/2010, alle ore 16.15 circa, il lavoratore, era impegnato, unitamente ad altri colleghi, nel recupero delle attrezzature e dei materiali di lavoro (atteso che il cantiere non consentiva la possibilità di un sicuro ricovero notturno e la giornata lavorativa volgeva al termine). In quel frangente altro lavoratore si trovava alla guida della minipala Caterpillar GTS 226B, alla quale era agganciata in maniera precaria (senza cioè assicurare i fermi di chiusura) una benna miscelatrice, onde riporre la stessa sul cassone di un altro mezzo della ditta (Fiat Iveco). Tale modalità di condotta (mancata chiusura dei fermi) consentiva all’operatore di risparmiare tempo sulle operazioni di disarmo del cantiere che avrebbero dovuto diversamente articolarsi come segue. Fermo minipala, discesa dell ‘operatore dal mezzo (per dare corso alle operazioni di aggancio e chiusura dei fermi di sicurezza) , risalita a bordo della minipala per riporre la benna sul cassone del camion, ridiscesa dell’operatore dalla minipala per le operazioni di sbloccaggio dei fermi. Il Prestigiacomo, impegnato nella pulizia del pianale del camion Fiat Iveco sul quale doveva procedersi alla conservazione della benna, veniva a trovarsi al di sotto dei bracci della minipala finendo con l’essere attinto al collo ed alla schiena dalla suddetta benna, sganciatasi improvvisamente(…)”.

La Corte ribadisce che: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro “.

La norma commisura l’obbligazione di sicurezza – del cui adempimento il datore di lavoro è tenuto a dare conto – a tre parametri: la particolarità del lavoro, l’ esperienza e la tecnica ; così, determina i confini del dovere medesimo e ne rende l’oggetto adattabile all’evoluzione temporale.

Il parametro della particolarità del lavoro indica la necessità di desumere le cautele prevenzionali dalle connotazioni, dai rischi e dalle nocività peculiari dell’attività lavorativa in questione, mentre i requisiti dell’esperienza e della tecnica impongono, tenuto conto degli eventi già verificatisi e dei risultati delle valutazioni delle condizioni di pericolo effettuate, di adottare gli accorgimenti progressivamente acquisiti dal patrimonio tecnico, ovvero, più precisamente, i mezzi già acquisiti al patrimonio scientifico e normalmente utilizzati (o utilizzabili) nel settore di riferimento.

Le misure da attuare non sono solamente quelle indicate dalla specifica legislazione esistente in materia, ma, altresì, quelle consigliate dal ricorso alle norme ordinarie di prudenza e diligenza, e comunque funzionali all’obiettivo di garantire la sicurezza e salute dei lavoratori, desunte allo scopo dalla effettiva pericolosità delle lavorazioni espletate ovvero dalla intrinseca pericolosità di un macchinario e dai suggerimenti forniti dalla tecnologia.

La tesi dell’appellante, è che l’attività posta in essere dall’infortunato nella manutenzione dell’illuminazione pubblica abbia rappresentato una invasione imprevedibile del campo di azione del manovratore, tanto da indurlo all’arresto improvviso delle operazioni con conseguente sobbalzo del mezzo e distacco della benna.

Ebbene, tale dinamica esula dalla nozione di atto abnorme, trattandosi di una condotta intrinseca e coerente con le mansioni svolte.

Una volta accertata la sussistenza di un nesso di causalità adeguata tra la condotta negligente dell ‘operatore ed il sinistro, la imputabilità in capo al datore di lavoro procede dallo schema giuridico descritto dall’art. 1229 c.c. per effetto del quale il debitore che nell’adempimento dell’ obbligazione si avvale dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.

Neppure è ravvisabile nell’infortunato un fattore colposo concorrente suscettibile di ridurre la misura del risarcimento ai sensi dell’art. 1227 c.c., non essendo stato accertato – al di là di quanto riferito dallo stesso responsabile nel corso delle indagini preliminari – se l’infortunato si trovasse già presente nei pressi del cassone per sgomberare il pianale, ovvero sia sopraggiunto durante le operazioni del manovratore .

Ciò posto, la sentenza penale di patteggiamento nel giudizio civile di risarcimento e restituzione non ha efficacia di vincolo, non ha efficacia di giudicato, e non inverte l’onere della prova, ma costituisce un fatto che può essere un indizio, utilizzabile solo insieme ad altri indizi e se ricorrono i tre requisiti di cui all’art. 2729 c.c.

Il primo Giudice ha ricavato correttamente la responsabilità civile dell’appellante, valutando sufficientemente e correttamente tutte le circostanze.

Per tali ragioni, la sentenza di primo grado viene confermata e l’appellante viene condannato al pagamento delle spese di giudizio.

Avv. Emanuela Foligno

Sei vittima di un incidente sul lavoro? Affidati ai nostri esperti per una consulenza gratuita. Clicca qui

Leggi anche:

Lesione delle giunzione miotendinea prossimale causata da infortunio

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui