Infortunio nel campo di calcio veniva tradotto, in primo grado, come derivante dalla responsabilità del gestore della struttura. (Cassazione Civile, sez. VI, 04/03/2022,  n.7172).

Infortunio nel campo di calcio e conseguente condanna ex art. 2051 c.c. in capo al gestore della struttura, nel giudizio di primo grado. Il soccombente propone appello e la Corte di Palermo ha riformato integralmente la sentenza di prime cure, negando la responsabilità oggettiva.

In sintesi, l’appellante era stato condannato ex art. 2051 c.c. a risarcire i danni subiti dal calciatore in conseguenza di un infortunio nel campo di calcio provocato da una caduta per il pessimo stato del terreno di gioco.

L’infortunato ricorre in Cassazione denunciando motivazione apparente, in quanto inidonea a far comprendere le ragioni del convincimento della Corte territoriale che si sarebbe limitata ad affermare di non condividere le ragioni addotte dal Giudice di primo grado a fondamento dell’accoglimento della domanda attorea.

La Corte d’Appello ha ritenuto di non condividere quanto espresso dal Tribunale – secondo cui il nesso causale tra lo stato dei luoghi e l’infortunio nel campo di calcio era “incontroverso” e per certi versi “in re ipsa” – poichè restavano non provate le modalità del fatto, in particolare il nesso causale tra la caduta dell’attore e le condizioni del campo.

Pertanto, la motivazione resa dalla sentenza impugnata, quandanche succinta, si sottrae al vizio denunciato di omessa o apparente motivazione poiché, invero, rende percepibili le ragioni di fatto e di diritto del rigetto della domanda, nella sostanza risultata sfornita di prova.

Ed ancora, la custodia del campo di calcio, quale potere sulla res esercitato dal proprietario-gestore del campo da gioco, non risulta un fatto decisivo omesso, ma una componente della fattispecie legale osservata dal Giudice ai fini della valutazione della sussistenza o meno responsabilità del convenuto ex art. 2051 c.p.c..

Infine, per quanto riguarda il motivo dedotto come violazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, esso risulta egualmente inammissibile in virtù dell’orientamento consolidato per cui, l’art. 2051 c.c., nell’affermare la responsabilità del custode della res per i danni da questa cagionati, individua semplicemente un criterio di imputazione che prescinde da qualunque connotato di colpa operando sul piano oggettivo dell’accertamento del rapporto causale tra la cosa e l’evento dannoso, ma cionondimeno non esonera il danneggiato dalla prova del predetto nesso di causalità tra le lesioni subite e il lamentato infortunio nel campo di calcio.

Conclusivamente il ricorso viene dichiarato inammissibile, con conferma della statuizione della Corte d’Appello che ha respinto la domanda dell’infortunato per mancanza di prova della dinamica e della modalità dell’infortunio nel campo di calcio, in particolare il nesso causale tra la caduta dell’attore e le condizioni del campo di gioco.

La redazione giuridica

Leggi anche:

Distrazione e autoresponsabilità in tema di caduta sulla strada

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui