Nel caso in cui la menomazione conseguente a infortunio sul lavoro sia di grado superiore al 16% la rendita viene integrata da una quota aggiuntiva destinata a ristorare anche le conseguenze patrimoniali del danno (Tribunale di Cosenza, Sezione Lavoro, sentenza n. 2066 del 9 dicembre 2020)

Con ricorso del 16.5.2018 la lavoratrice affermava di aver subito in data 30.9.2014 un infortunio sul lavoro e che l’Inail aveva riconosciuto l’inabilità temporanea permanente nella misura del 16 %; che in data 10.4.2017 veniva sottoposta a visita di revisione ex art. 83 DPR n. 1164 del 1965 ove le veniva riconosciuta una inabilità del 22% con conseguente aumento della rendita .

La lavoratrice proponeva ricorso amministrativo senza esito e cita a giudizio dinanzi il Tribunale di Cosenza, Sezione Lavoro, l’Inail onde vedere acclarati i postumi invalidanti, derivanti dall’infortunio sul lavoro, nella misura non inferiore al 30%.

Si costituisce in giudizio l’Inail contestando l’infondatezza della domanda.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale e all’esito il Tribunale considera la domanda della lavoratrice fondata.

Preliminarmente il Tribunale osserva che l’art. 13 del D.Lgs. 38/2000 – recante disposizioni in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a norma dell’articolo 55, comma 1, della L. 144/1999, sancisce che ” in attesa della definizione di carattere generale di danno biologico e dei criteri per la determinazione del relativo risarcimento, il presente articolo definisce, in via sperimentale, ai fini della tutela dell’assicurazione obbligatoria conto gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali il danno biologico come la lesione all’integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.”

In caso di danno biologico, i danni conseguenti ad infortuni sul lavoro e a malattie professionali, l’Inail eroga l’indennizzo previsto e regolato dalle seguenti disposizioni:

“a) le menomazioni conseguenti alle lesioni dell’integrità psicofisica di cui al comma 1 sono valutate in base a specifica “tabella delle menomazioni”, comprensiva degli aspetti dinamico -relazionali. L’indennizzo delle menomazioni di grado pari o superiore al 6%  ed inferiore al 16%  e’ erogato in capitale, dal 16%  e’ erogato in rendita, nella misura indicata nell’apposita “tabella indennizzo danno biologico”. Per l’applicazione di tale tabella si fa riferimento all’età dell’assicurato al momento della guarigione clinica;

b) le menomazioni di grado pari o superiore al 16% danno diritto all’erogazione di un’ulteriore quota di rendita per l’indennizzo delle conseguenze delle stesse, commisurata al grado della menomazione, alla retribuzione dell’assicurato e al coefficiente di cui all’apposita “tabella dei coefficienti”, che costituiscono indici di determinazione della percentuale di retribuzione da prendere in riferimento per l’indennizzo delle conseguenze patrimoniali, in relazione alla categoria di attività lavorativa di appartenenza dell’assicurato e alla ricollocabilità dello stesso. La retribuzione, determinata con le modalità e i criteri previsti dal testo unico, viene moltiplicata per il coefficiente di cui alla “tabella dei coefficienti”.

Ciò posto, viene specificato che a seguito dell’entrata in vigore del D. Lgs. 38/2000, la disciplina è più articolata.

Difatti, nel precedente Testo Unico del ’65 la prestazione era erogata solo in caso di inabilità permanente generica, assoluta o parziale che fosse (e cioè di una menomazione o di una esclusione definitiva delle attitudini psicofisiche dell’infortunato, genericamente riferite a qualsiasi proficuo lavoro ed in forma di rendita rapportata alla retribuzione ed al grado di inabilità).

Attualmente, per effetto della estensione della tutela anche al danno biologico, la determinazione dell’importo della prestazione Inail viene effettuata attraverso la applicazione del danno biologico e della riduzione della capacità lavorativa.

Nello specifico, la nuova prestazione indennizza integralmente il danno biologico superiore al 6% attraverso la corresponsione di un indennizzo “aredittuale ” erogato sotto forma di capitale quando la menomazione sia di grado inferiore al 16%, oppure sotto forma di rendita quando la menomazione superi il 16%.

Nel caso in cui la menomazione sia di grado superiore al 16% la rendita viene integrata da una quota aggiuntiva destinata a ristorare anche le conseguenze patrimoniali del danno.

Svolta tale panoramica legislativa il Giudice dà atto che la CTU ha accertato una lesione permanente all’integrità psicofisica nella misura del 28% a far tempo dall’aprile 2017.

Tali conclusioni vengono condivise in quanto esaurienti e accurate, conseguentemente ne segue l’accoglimento della domanda della lavoratrice.

In conclusione il Tribunale condanna l’Inail ad adeguare la rendita dal 16% al 28% con decorrenza aprile 2017, e al pagamento delle spese legali e di CTU.

Avv. Emanuela Foligno

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