Lesioni di eccezionale gravità per infortunio sul lavoro: accertati postumi permanenti del 95% e riconosciuta la personalizzazione tabellare massima (Cassazione Civile, sez. VI, 22/03/2022, n.9348).

Lesioni di eccezionale gravità. Con sentenza n. 3697 depositata il 4.12.2020 la Corte di Appello di Napoli, confermando la pronuncia del Tribunale, ha accolto la domanda di risarcimento del danno, patrimoniale e non patrimoniale, proposta nei confronti del Datore di Lavoro per l’infortunio subito in data 15.10.2008, riconosciuto dall’Inail con postumi invalidanti pari al 90% e costituzione di rendita vitalizia.

La Corte di Appello ha rilevato che correttamente il Tribunale aveva liquidato il danno non patrimoniale per le lesioni di eccezionale gravità, facendo riferimento al valore medio secondo le tabelle di Milano, in relazione ad una menomazione della integrità fisica stimata dal CTU nella misura del 95%.

Inoltre il Tribunale aveva liquidato una ulteriore somma a titolo di aumento personalizzato nella misura del 25%, misura massima consentita dalle tabelle stesse.

In particolare, erano stati considerati: i numerosi interventi chirurgici cui è stato sottoposto il lavoratore, sia nella loro rilevanza di sofferenza soggettiva che per l’incidenza sugli aspetti anatomo-funzionali che relazionali; la lesione non solo estetica, ma anche alla dignità della persona destinata a vivere in uno stato di assoluta dipendenza dai familiari, con abbandono della vita sociale.

L’infortunato propone ricorso per Cassazione, deducendo la trascuratezza sul fatto decisivo circa il mancato riconoscimento del “dolore dell’animo, vergogna, disistima di sé e disperazione”.

Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1223,1226,2056,2059 e 2729 c.c. evincendosi, dalla consulenza di ufficio svolta in primo grado l’evidenza delle lesioni di eccezionali gravità e non avendo, la Corte territoriale, liquidato alcunché a titolo di componente di tale danno.

Il ricorso presenta molteplici profili di inammissibilità, in quanto si sostanziano, anche là dove denunciano la violazione di plurime norme di diritto, in un vizio di motivazione formulato in modo non coerente allo schema legale.

In particolare, con riguardo ai lamentati errori e alle lacune della CTU, sono suscettibili di esame in sede di legittimità unicamente sotto il profilo del vizio di motivazione della sentenza, quando siano riscontrabili carenze o deficienze diagnostiche o affermazioni scientificamente errate e non già quando si prospettino semplici difformità tra la valutazione del consulente circa l’entità e l’incidenza del dato patologico e la valutazione della parte.

Ad ogni modo, le lesioni di eccezionale gravità sono state adeguatamente e correttamente ristorate e il quantum liquidato è corretto.

Diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, la personalizzazione del danno biologico nella misura massima consentita del 25% è stata riconosciuta proprio per le lesioni di eccezionale gravità e i conseguenti riverberi sull’aspetto dinamico-relazionale.

Le conclusioni della CTU non possono utilmente essere contestate in sede di ricorso per cassazione mediante la pura e semplice contrapposizione ad esse di diverse valutazioni, perché tali contestazioni si rivelano dirette non già ad un riscontro della correttezza del giudizio formulato dal Giudice di Appello, bensì ad una diversa valutazione delle risultanze processuali.

Il ricorso viene integralmente rigettato.

Avv. Emanuela Foligno

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