La perdita della capacità lavorativa specifica va liquidata parametrando la retribuzione media dell’intera vita lavorativa della categoria di pertinenza

La vicenda trae origine da un infortunio sul lavoro subito da un pittore edile causato da una caduta da un ponteggio che generava gravi lesioni ed è stata trattata dal Tribunale di Chieti (Trib. Chieti, sez. lavoro, sentenza n. 235 del 6 ottobre 2020).

L’uomo chiama in giudizio il datore di lavoro chiedendo il risarcimento del danno differenziale alla salute e del danno alla capacità lavorativa specifica nella misura del 100%. Al giudizio partecipano anche i familiari dell’uomo lamentando un danno riflesso.

La causa viene istruita attraverso prove testimoniale e CTU medico-legale sull’infortunato e la domanda inerente l’accertamento della responsabilità del datore di lavoro viene accolta.

Preliminarmente il Giudice del lavoro evidenzia che la domanda concernente il riconoscimento del danno differenziale che, invece, viene negato dal datore di lavoro è regolamentata dal DPR 1124/1965, il quale esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per gli infortuni sul lavoro, ma non dalla corresponsione degli importi non erogati dall’INAIL.

Ciò detto, il Tribunale procede alla quantificazione del danno e richiama le conclusioni del CTU riportanti “un politrauma (trauma cranico con ferita lc regione sopraciliare dx, trauma chiuso toraco-addominale con PNX dx e frattura della III-IV e V costa dx; frattura ala iliaca dx; frattura radio dx e sx)” e un “disturbo dell’adattamento con amnesia anterograda”, entrambi riconducibili all’infortunio sul lavoro del 22.02.2014.

Il CTU ha inoltre ritenuto che gli esiti di carattere permanente sulla preesistente integrità psicofisica del ricorrente sono pari al 22 %, che la durata del periodo di inabilità temporanea assoluta è pari a 31 giorni, che la durata dell’inabilità temporanea parziale al 75% è pari a 20, che l’inabilità temporanea parziale al 50% è pari a 30 giorni e l’inabilità parziale al 25% è pari a 20 giorni.

Per la determinazione del quantum vengono utilizzate le Tabelle milanesi 2018 addivenendo all’importo di euro 82.106,00, da cui viene detratto l’importo di euro 40.141.69 già corrisposto al lavoratore dall’INAIL.

La lamentata perdita della capacità lavorativa specifica, che l’infortunato quantifica nel 100%, è stata invece valutata dal CTU nella misura del 5% per la “minima compromissione” e per il “lieve pregiudizio nello svolgimento dell’ attività lavorativa”.

I postumi permanenti valutati non incidono, secondo il Consulente, sulla capacità di attendere ad altri lavori confacenti alle attitudini personali del danneggiato, anche perché, precisa il Giudice, l’uomo dopo l’infortunio sul lavoro ha continuato a eseguire lavori di pittura come confermato dalle numerose dichiarazioni testimoniali.

Ad ogni modo, la perdita della capacità lavorativa specifica deve essere liquidata mediante la moltiplicazione del reddito perduto per un adeguato coefficiente di capitalizzazione, e devono essere utilizzati quali parametri “da un lato, la retribuzione media dell’intera vita lavorativa della categoria di pertinenza, desunta da parametri di rilievo normativo o altrimenti stimata in via equitativa, e, dall’altro, coefficienti di capitalizzazione di maggiore affidamento, in quanto aggiornati e scientificamente corretti, quali, ad esempio, quelli approvati con provvedimenti normativi per la capitalizzazione delle rendite previdenziali o assistenziali oppure quelli elaborati specificamente nella materia del danno aquiliano”.

Tuttavia, il Tribunale, evidenzia la mancata allegazione della retribuzione media percepita nell’intera vita lavorativa, e non liquida la riduzione della capacità di guadagno del ricorrente.

Anche il risarcimento del danno riflesso invocato dai familiari è privo di idonea allegazione e viene respinto.

La decisione esaminata non si condivide riguardo il mancato riconoscimento del danno da perdita della capacità lavorativa specifica.

Sebbene il CTU abbia valutato  tale lesione nella misura del 5%, la circostanza che il lavoratore non abbia allegato i resoconti delle proprie retribuzioni non equivale a mancanza di prova.

Difatti, è lo stesso Giudice a richiamare il pensiero giurisprudenziale dominante secondo cui “la retribuzione media dell’intera vita lavorativa della categoria di pertinenza può essere desunta da parametri di rilievo normativo o altrimenti stimata in via equitativa”.

Non si comprende, quindi, per quale ragione non siano stati utilizzati i parametri del CCNL di pertinenza, per consentire al lavoratore infortunato il ristoro integrale dei danni subiti.

Avv. Emanuela Foligno

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