Il lavoratore non ha diritto a nessun beneficio previdenziale in quanto la percentuale di danno biologico accertata dal C.T.U. nel 4% è inferiore alla soglia minima di indennizzabilità (Tribunale di Frosinone, Sez. Lavoro, Sentenza n. 742/2020 del 20/10/2020-RG n. 2619/2019)

Il ricorrente cita a giudizio l’Inail esponendo di svolgere attività di coadiuvante coltivatore diretto all’interno di allevamento bufalino. Deduce il lavoratore di avere subito un infortunio sul lavoro da cui sono derivati “esiti di trauma distorsivo caviglia sinistra con fratture 3° malleolo tibiale”, con danno biologico permanente accertato nella misura del 3%, e precisa, altresì, di essere affetto da pregressa patologia “anchilosi in flessione della IFI del terzo dito mano sinistra”, con riconoscimento da parte di un danno biologico del 2%.

Ritiene che la misura della sua invalidità permanente derivante dalla prima menomazione debba essere pari almeno al 6%, mentre il danno biologico complessivo al 10%, chiede il riconoscimento del diritto a percepire l’indennizzo in capitale o la rendita prevista dalla legge ( D.P.R. 1124 del 1965 – D.Lvo n.38 del 20 00 ) per l’infortunio subito sul posto di lavoro e conseguentemente di condannare l’Inail alla erogazione di detta prestazione con la decorrenza di legge.

Il Giudice dispone l’esecuzione di CTU Medico-Legale, e terminata la fase istruttoria, ritiene la domanda infondata.

L’Inail con il provvedimento amministrativo del 14.10.2019, emesso a seguito della richiesta di revisione del ricorrente per il danno biologico derivante dalla “frattura 3° malleolo tibiale sinistro” ha accertato un danno permanente nella misura del 3% (infortunio del 1.8.2016), mentre il danno biologico preesistente correlato alla “ferita del 3° dito mano sinistra con sovrainfezione” (infortunio del 12.2013) è stato rideterminato nella misura del 2%, con grado di menomazione della integrità psicofisica complessiva del 4%.

La CTU espletata ha accertato che il ricorrente, a seguito dell’infortunio denunciato del 1.8.2016, risulta affetto da “Minimo deficit articolare della TPA in esiti di frattura III Malleolo tibiale sinistro. Pregressa ferita l.c. con sovra -infezione terzo dito mano sinistra con ipodinia” e che questa menomazione, unitamente alla patologia preesistente a carico del terzo dito mano sinistra, ha determinato postumi permanenti valutabili complessivamente nella misura del 4% (quattro punti percentuali)”.

Il Giudice condivide appieno le conclusioni del Consulente e rammenta che ai sensi del TU 1124/1965 la soglia minima di indennizzabilità fissata per gli infortuni e le malattie professionali era fissata nell’11%.

Successivamente, il D. Lgs. 38/2000 ha introdotto una diversa disciplina delle situazioni indennizzabili stabilendo, per postumi invalidanti pari o superiori al 6%, l’erogazione di un indennizzo e per postumi superiori al 16% la costituzione della rendita (art.13).

Tale nuova disciplina si applica agli infortuni sul lavoro verificatisi a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale n.172 del 25.7.2000.

Per le ragioni suddette, il ricorrente non ha diritto a nessun beneficio previdenziale in quanto la percentuale di danno biologico accertata dal C.T.U. nel 4% è inferiore alla soglia minima indennizzabile.

Il ricorso viene respinto e le spese di giudizio vengono dichiarate irripetibili, mentre le spese della CTU Medico-Legale vengono poste a carico dell’Inail.

Avv. Emanuela Foligno

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