Accolto il ricorso di una donna che, nell’ambito di un contenzioso con l’Inps in materia di invalidità pensionabile, contestava la mancata valutazione del Giudice di merito dell’aggravamento intervenuto in corso di causa

In materia di invalidità pensionabile sussiste l’obbligo di accertare le infermità presenti sino al momento della pronuncia giudiziaria e ciò anche all’interno del procedimento dell’ATP che, pur articolato e strutturato in due fasi eventuali e successive, è comunque finalizzato ad accertare lo stato invalidante sino al momento della pronuncia giudiziale.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 18265/2020 pronunciandosi sul ricorso di una donna contro la decisione del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile l’istanza volta al riconoscimento del diritto alla indennità di accompagnamento.

Il Giudice di merito, nello specifico, aveva ritenuto inammissibile la domanda in quanto non specificate le critiche alla ctu nei motivi della contestazione anche ritenendo non ammissibili gli ulteriori accertamenti sanitari di parte (ct) relativi alle patologie denunciate.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte la ricorrente contestava la mancata valutazione ed argomentazione degli aggravamenti dedotti e provati in corso di causa mediante il deposito di documentazione medico legale e di certificazione sanitaria. Eccepiva, quindi, che il tribunale avrebbe dovuto, in coerenza con il disposto dell’art. 149 disp. Attuaz. c.p.c., disporre nuovi accertamenti essendo intervenuto aggravamento in corso di causa.

I Giudici Ermellini hanno effettivamente ritenuto fondato il motivo di doglianza proprosto.

In base alla giurisprudenza di legittimità, infatti,  “la previsione di cui all’art. 149 disp. att. c.p.c., dettata in materia di invalidità pensionabile, che impone la valutazione in sede giudiziaria di tutte le infermità, pur sopravvenute nel corso del giudizio, si applica anche ai giudizi introdotti ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., la cui “ratio” di deflazione del contenzioso e di velocizzazione del processo, nei termini di ragionevolezza di cui alla Convenzione EDU, ben si armonizza con la funzione dell’art. 149 citato, sicché la sua mancata applicazione vanificherebbe la finalità della novella, creando disarmonie nella protezione dei diritti condizionate dai percorsi processuali prescelti”.

Il principio richiamato – sottolineano dal Palazzaccio – “evidenzia la necessaria valutabilità anche degli aggravamenti incidenti sul complesso invalidante verificatisi nel corso del procedimento amministrativo e giudiziario, la cui interpretazione estensiva in adesione ai precetti costituzionali di razionalità ed uguaglianza, trova giustificazione – oltre che nella constatazione della sussistenza della identità di “ratio” sotto il profilo dell’attuazione dei principi di economia processuale e della rilevanza del sopravvenire nel corso del giudizio di condizioni dell’azione – nel rilievo di fondo che le discipline sostanziali poste a raffronto (previdenziali, di assicurazione sociale contro gli infortuni e di assistenza sociale) sono accomunate dall’essere volte a sopperire ad un bisogno indilazionabile dell’assistito, riconosciuto come degno di tutela dall’ordinamento”.

Nel caso in esame, la mancata valutazione della certificazione relativa all’aggravamento imponeva, quindi, l’accoglimento del motivo ed il rinvio al tribunale per un nuovo esame.

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