Inversione del senso di marcia, con invasione della corsia di marcia opposta, provoca lo scontro con il motociclo (Cassazione civile, sez. VI, 26/04/2022, n.12992).

Inversione del senso di marcia dell’autoveicolo provoca danni fisici al motociclista urtato.

Il Tribunale accoglieva parzialmente la domanda del motociclista ritenendo operante la presunzione di cui all’art. 2054 c.c., comma 2, con pronuncia confermata dalla Corte di Appello secondo cui, in particolare, le risultanze istruttorie contrastanti non permettevano di ritenere provate con certezza le modalità del sinistro, e, in aggiunta, non risultava prova del fatto che il motociclista avesse fatto tutto il possibile per evitare lo scontro con il veicolo che stava procedendo a una inversione di marcia.

Il danneggiato ricorre in Cassazione prospettando errata considerazione delle risultanze istruttorie, errata attribuzione della responsabilità concorsuale ed omesso esame di un fatto decisivo.

La prima e la seconda doglianza sono inammissibili in quanto finalizzate a una rivalutazione istruttoria preclusa in Cassazione.

In tema di valutazione delle prove, il principio del libero convincimento, opera sul piano dell’apprezzamento di merito, insindacabile in sede di legittimità, conseguentemente la denuncia della violazione delle predette regole da parte del Giudice del merito non configura un vizio di violazione o falsa applicazione di norme processuali, bensì un errore di fatto, che dev’essere censurato attraverso il corretto paradigma normativo del difetto di motivazione.

La Corte di Appello ha dato atto del fatto che il gravame si fondava sulla circostanza che lo scontro era avvenuto all’interno della corsia di marcia del ciclomotore, per poi aggiungere che, viceversa, non era però stato provato compiutamente “come” si fosse arrivati alla dinamica conclusiva, e che, d’altro canto, era emerso che “l’autovettura stava procedendo ad una inversione del senso di marcia quasi completata quando era impattata dal ciclomotore sopraggiungente”;

In relazione a ciò, la Corte territoriale afferma che non era stata dedotta la violazione di regole del codice stradale da parte del conducente dell’autoveicolo, così come non era stato allegato, ad opera del conducente del ciclomotore, di aver fatto tutto il possibile per evitare l’impatto.

La considerazione “atomistica” della inversione del senso di marcia e della invasione della corsia di marcia opposto non può, per come formulata, condurre ad ipotizzare un vizio di sussunzione, che presuppone l’accertamento fattuale così come effettuato dal giudicante di merito.

Ergo, la Corte di Appello non ha omesso alcuna valutazione.

Il terzo e quarto motivo sono, parimenti, inammissibili.

Nell’ipotesi di “doppia conforme”,  il ricorrente in cassazione, per evitare l’inammissibilità del motivo deve indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse.

In conclusione, la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali della controricorrente liquidate in Euro 7.800,00 oltre esborsi e accessori legali.

La redazione giuridica

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