La vicenda origina dal ricorso presentato da un paziente vittima di un intervento di chirurgia mal riuscito. A detta dell’ASL convenuta in giudizio, la finalità estetica dell’intervento farebbe venire meno la natura contrattuale del rapporto

Ma è proprio così?

Si trattava di un intervento di addominoplastica, a seguito del quale quest’ultimo riportava postumi incidenti al 25% sulla sua sfera biologica complessiva.

A detta del ricorrente, il medico operante aveva omesso di informarlo adeguatamente dei rischi connessi all’esecuzione della predetta operazione.

La natura contrattuale della responsabilità medica

Più volte la Suprema Corte ha affermato che “L’accettazione del paziente in una struttura deputata a fornire assistenza sanitario ospedaliera, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto di prestazione d’opera atipico di spedalità, in base alla quale la stessa è tenuta ad una prestazione complessa, che non si esaurisce nella effettuazione delle cure mediche e di quelle chirurgiche (generali e specialistiche), ma si estende ad una serie di altre prestazioni, quali la messa a disposizione di personale medico ausiliario e di personale paramedico, di medicinali, e di tutte le attrezzature tecniche necessarie, nonchè di quelle “lato sensu” alberghiere.” (massima n. 599205).

“In presenza di contratto di spedalità, la responsabilità della struttura ha natura contrattuale, sia in relazione a propri fatti d’inadempimento sia per quanto concerne il comportamento dei medici dipendenti, a norma dell’art. 1228 c.c., secondo cui il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera di terzi, ancorchè non alle sue dipendenze, risponde anche dei fatti dolosi o colposi dei medesimi”.

A questi fini è sufficiente che la struttura sanitaria comunque si avvalga dell’opera di un medico.

Nè ad escludere tale responsabilità è la circostanza che ad eseguire l’intervento sia un medico di fiducia del paziente, sempre che la scelta cada (anche tacitamente) su un professionista inserito nella struttura sanitaria, giacchè la scelta del paziente risulta in tale ipotesi operata pur sempre nell’ambito di quella più generale ed a monte effettuata dalla struttura sanitaria.” (massima n. 599206).

È stato anche chiarito che: “Il risultato “anomalo” o anormale – in ragione dello scostamento da una legge di regolarità causale fondata sull’esperienza – dell’intervento medico chirurgico, fonte di responsabilità, è da ravvisarsi non solo in presenza di aggravamento dello stato morboso, o in caso di insorgenza di una nuova patologia, ma anche quando l’esito non abbia prodotto il miglioramento costituente oggetto della prestazione cui il medico specialista è tenuto, producendo invece, conseguenze di carattere fisico e psicologico.

La condanna della struttura sanitaria

Ebbene, nel caso in esame, a detta del giudice di primo grado – non solo la parte convenuta non aveva allegato la prova liberatoria ai sensi dell’art. 1218 c.c., ma era stato anche positivamente dimostrato il grave errore medico, «così che, a prescindere dalla finalità dell’intervento (estetica o anche terapeutica) e dalla correlata natura dell’obbligazione (di risultato o di mezzi) poteva ritenersi conclamata la colpevole condotta dei sanitari e, dunque, la piena responsabilità dell’ospedale».

Come premesso l’azione risarcitoria era originata dai danni causati da un intervento estetico di addominoplastica.

Ebbene anche qualora, come nel caso di specie, la prestazione dovuta si configurasse, come di risultato e non di mezzi, l’erronea esecuzione chirurgica, rappresenta pur sempre, una violazione dell’obbligazione di mezzi del medico.

Al riguardo l’ASL aveva sostenuto la finalità estetica dell’intervento facesse venire meno la natura contrattuale del rapporto.

Tale affermazione non è condivisibile posto che il “contatto sociale” è idoneo a generare responsabilità contrattuale anche in difetto di un vero e proprio negozio, che, come già ripetuto dalla Suprema Corte (Cass. 11642/12, sussiste per il solo fatto che la struttura sanitaria, pubblica o privata che sia, ovvero il medico, libero professionista o dipendente di ente pubblico, prenda in carico un soggetto e, violando le leges artis della sua disciplina, cagioni un danno alla sua salute.

Tale essendo il paradigma di riferimento, la natura estetica del trattamento non ha alcun rilievo.

La redazione giuridica

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