Il nesso tra il sinistro e la perdita dell’integrità sessuale è stato formulato dal CTU in termini probabilistici, potendo il disturbo derivare anche da fattori diversi (Cassazione Civile, sez. III, sentenza n. 9202 del 02/04/2021)

Il terzo trasportato vittima di un sinistro stradale citava a giudizio i responsabili e il Tribunale di Bassano del Grappa, istruita la causa con prove testimoniali e CTU Medico-Legale, condannava il proprietario-conducente e la Assicurazione al risarcimento dei danni, liquidati in complessivi euro 687.024,50.

In sede d’appello il danneggiato otteneva un aumento della posta risarcitoria nella misura di euro 41.312,50.

In Cassazione l’uomo censura la Corte d’Appello per non avere rispettato il principio dell’integrale riparazione del danno in relazione al danno all’integrità (impotentia generandi e coeundi); mancato rispetto del principio dell’integrale riparazione del danno in relazione ad un adeguato aumento percentuale del danno non patrimoniale non derivante da una lesione della salute, ma conseguente alla lesione di altri interessi costituzionalmente tutelati; omesso esame di un fatto decisivo non avendo la Corte considerato ai fini della personalizzazione l’incidenza delle lesioni subite sulla vita sessuale e sulla possibilità di costruirsi una famiglia e procreare.

Gli Ermellini evidenziano che nella decisione impugnata, la Corte d’Appello di Venezia, non ha escluso la personalizzazione risarcitoria, laddove si legge: “Quanto al danno non patrimoniale, sono da considerarsi meritevoli di considerazione le doglianze formulate circa la mancata personalizzazione del danno biologico, che il Giudice di prime cure non ha effettivamente accordato e circa la quale sussistono, ad avviso del Collegio, i presupposti applicativi identificati dalla più recente giurisprudenza. Va in proposito considerato che l’appellante ha effettivamente provato circostanze che dimostrano una reale incidenza delle lesioni subite sulla sfera dinamico-relazionale che lo riguarda…Sulla base di tali premesse, il Collegio ritiene che l’appellante sia legittimato al riconoscimento di un’ulteriore quota di risarcimento a titolo di personalizzazione del danno biologico ingiustamente omesso nella liquidazione di primo grado, nella misura del 10% dei valori tabellari minimi applicabili alla liquidazione effettuata dal Tribunale, posto che le predette tabelle milanesi dell’anno 2011 consentivano una personalizzazione del danno fino al 25% dei valori base. Poiché il danno biologico complessivo (ricavato sulla media tra i 50 e i 55 punti di permanente) risultava pari ad euro 413.124,50, spetta pertanto l’ulteriore somma di euro 41.312,50 in aggiunta a quanto accordatogli in esito alla decisione gravata, oltre interessi. Non spetta invece al danneggiato l’ulteriore indennizzo per la lesione alla sfera sessuale, che è stata censita in entrambe le perizie medico legali intervenute in corso di causa.”

A seguito dei traumi riportati nell’incidente, l’uomo ha subito l’asportazione del testicolo, e dopo la guarigione ha perduto la funzione erettile e la capacità di generare naturalmente.

Ebbene, l’indennizzo per la menomazione fisica subita a seguito dell’intervento chirurgico è da considerarsi ricompreso nella valutazione dell’invalidità permanente sulla cui base il Giudice di merito ha calcolato il risarcimento del danno non patrimoniale, che appare sufficientemente accurata.

Riguardo il nesso causale, tra il sinistro e la perdita dell’integrità sessuale, per quanto riguarda l’impotentia coeundi e generandi riscontrata nel danneggiato, è stato formulato dal CTU in termini solamente probabilistici, potendo il disturbo derivare anche da fattori diversi e non direttamente riconducibili all’evento traumatico subito.

Per tale ragione è condivisibile la valutazione del Tribunale che non ha riconosciuto un indennizzo specifico per la lesione dell’integrità sessuale, anche se può concordarsi che in giurisprudenza sia oggi prevalente l’orientamento secondo cui tale tipologia di danno vada generalmente liquidata in via autonoma rispetto al danno biologico (Cass. 2.2.2007 n. 2311, Cass. n. 4673 del 10 marzo 2016).”

Dalla CTU risulta che il ricorrente ha riportato lesioni sia alla capacità riproduttiva che a quella sessuale (impotentia generandi ac coeundi), ma, come correttamente affermato dalla Corte territoriale, è dubbia la sussistenza del nesso eziologico tra il sinistro e la detta lesione, non avendo escluso i Consulenti che l’eziologia della lesione della sfera sessuale potesse essere diversa e difettando, in ricorso, idonea allegazione su dove e quando la questione, attinente il sopra evidenziato dubbio sul nesso causale fosse stata portata alla cognizione del giudice dell’impugnazione di merito.

In buona sostanza, la Corte territoriale ha ritenuto che le conseguenze dell’intervento chirurgico di asportazione del testicolo, rientrassero nell’ambito della valutazione dell’invalidità permanente sulla cui base il tribunale aveva calcolato il risarcimento del danno non patrimoniale.

Ergo, la necessità di procedere alla personalizzazione del danno è stata valutata dai Giudici di merito, soltanto che essa è stata correlata non specificamente alla lesione della sfera sessuale, avendo, con proprio apprezzamento di merito, i giudici d’appello escluso che sussistesse nesso causale tra l’incidente e la detta lesione, o meglio gli stessi hanno affermato che le CTU dubitavano dell’eziologia della lesione della sfera sessuale, e l’aggravamento del risarcimento è stato stimato nella percentuale del 10% dell’importo risarcitorio originariamente liquidato dal tribunale in relazione alla perdita della possibilità di svolgere attività musicale in gruppo nonchè sportiva (immersioni subacquee).

L’applicazione della detta misura dell’aumento è ad appannaggio della scelta del Giudice di merito, nell’ambito dell’arco consentito, che oscilla sulla base delle cd tabelle milanesi, fino al 25%.

Avv. Emanuela Foligno

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