Laser terapia per riparazione retinica e successivo distacco della retina (Corte Appello di Genova Sentenza n. 847/2022 pubbl. il 19/07/2022)

Laser terapia all’occhio per riparazione retinica provoca un peggioramento e il distacco della retina.

Il paziente cita a giudizio l’Oculista esponendo:

–           di essersi sottoposta, il 27/0412011, ad intervento con laser terapia per riparazione retinica, eseguito dal convenuto presso l’Ospedale di Genova:

–           di essersi recata, il 25/06/2012, a visita a causa dì un persistente fastidio all’occhio destro, consistente, in particolare, in una “sensazione di continua pressione in fondo all’occhio”;

–           che, nella suddetta occasione, il professionista aveva precisato che si trattava esclusivamente di “postumi da laser”;  di essersi nuovamente sottoposta, in data 13/07/2012, ad una visita da parte del medesimo Medico, a seguito dei disturbi (annebbiamento, sensazione di liquido, scotomi scintillanti) provocati da un violento colpo all’occhio destro ricevuto inavvertitamente dal proprio figlio il giorno 11/07/2012;

–           che il convenuto aveva escluso qualsiasi danno oculare e patologie in atto, tali da sconsigliare di andare all’estero per un periodo di vacanza già programmato;

–           che tuttavia, una volta giunta in Costa Azzurra, aveva chiesto, a causa della persistenza dei disturbì, un consulto ad un oculista (dott. Florent Boulet), il quale il 26/07/2012 aveva immediatamente diagnosticato il “duplice distacco di retina quadrante superiore OD”;

–           di essersi sottoposta, il giorno successivo, ad intervento chirurgico d’urgenza presso una clinica privata francese, dato che il menzionato oculista aveva sconsigliato di effettuare il viaggio di rientro in Italia;

–           di avere potuto riprendere a svolgere la propria attività lavorativa di agente di Polizia di Stato solo il 31/12/2012, peraltro con limitazione, essendo stata considerata inidonea ai “servizi operativi ed automontati”.

La sentenza di primo grado ha respinto la domanda compensando interamente le spese di lite anche nei confronti dell’Assicurazione, terza chiamata in manleva.

La paziente impugna la decisione in appello.

Il primo Giudice ha respinto la domanda sulla base degli accertamenti eseguiti dal CTU, coadiuvato da uno specialista ausiliario, con peculiare riguardo alla situazione pregressa dell’attrice che escludeva il nesso causale con la laser terapia del 2011.

Il CTU dava atto “Il caso riguarda una paziente miope con precedenti lesioni regmatogene (lesioni retiniche in grado di produrre rotture a loro volta foriere di distacco retinico) già trattate. Il decorso fisiologico con la degenerazione legata all’avanzare dell’età, come anche un eventuale traumatismo, possono indurre ad un collasso del corpo vitreo con conseguente formazione di rotture retiniche o anche solo all’aumento di corpi mobili vitreali e fotopsie, accusati dalla paziente. La condotta del sanitario che aveva visitato nella circostanza la sua paziente già alla prima comparsa della sintomatologia e successivamente nell’ ìmmediatezza dell’evento traumatico riferito, è del tutto corretta e rispondente alle linee guida ed indicazioni detta buona pratica oculistica, non potendo tali lesioni regmatogene essere prevedibili e prevenibili. La paziente era stata edotta e consigliata dal sanitario della necessità di ulteriore controllo al perdurare o peggiorare della sintomatologia, cosa che è avvenuta ed ha condotto all’immediato intervento di riparazione del distacco improvvisamente intervenuto”.

Il primo giudice non ravvisava pertanto nessun profilo di colpa nella condotta del convenuto.

In appello la paziente lamenta la violazione dell’art. 2697 cc che comporta l’inversione dell’onere della prova, trattandosi di responsabilità contrattuale, principio che era stato disatteso dal primo giudice. Insiste poi, con il secondo motivo, sull’erronea mancata ammissione delle prove dedotte nelle memorie istruttorie, che vengono espressamente reiterate. Sotto un profilo formale si duole, con il terzo motivo , della mancata applicazione della legge Gelli.

In realtà, diversamente da quanto afferma l’appellante, non vi è prova, sotto il fondamentale profilo del nesso causale, che al momento della visita del luglio 2012 fosse già in atto o comunque altamente prevedibile il distacco di retina, con la presenza, come si sostiene, dei relativi sintomi.

Ed invero, l’indagine peritale, che ne ha dato conferma, non ha permesso di appurare, ed anzi ha escluso, che il distacco di retina fosse più probabile che non”, né, allo stesso modo che, in base alla “prevalenza relativa” della probabilità, vi fosse, tra le varie cause possibili, un grado relativamente maggiore di conferma di quella riconducibile alla condotta omissiva del medico nell’esame dell’occhio destro e nella mancata raccomandazione di apposite cautele.

La paziente, pertanto, non è stata in grado di dimostrare che l’evento si sia verificato in conseguenza di omissioni e della mancata prescrizione di specifiche cautele da parte del l’Oculista convenuto.

La CTU ha confermato che l’operato dell’Oculista, sia in sede di laser terapia che post-operatoria,  è del tutto corretto e rispondente alle linee guida ed indicazioni della buona pratica oculistica, non potendo tali lesioni regmatogene essere prevedibili e prevenibili .

Il CTU ha ulteriormente rilevato che la paziente, al momento della visita sia del giugno che del luglio 2012, presentava di certo, nelle indicate forme, sintomi riconducibili ai postumi dell’intervento dell’anno precedente praticato con laser terapia, ma essi non erano tali, come i segni del recente trauma, da far riscontrare un apprezzabile processo già in atto di distacco della retina, che come ribadito, senza smentita, dallo stesso specialista, é sempre improvviso e non prevenibile.

Tali considerazioni inducono la Corte d’appello a ritenere infondata anche l’istanza di rinnovo della CTU, proposta con il quarto motivo.

L’appello viene respinto, e la sentenza di primo grado confermata.

Avv. Emanuela Foligno

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