Le somme versate a titolo di mantenimento, sia in favore del coniuge che dei figli minori o maggiorenni ma non autosufficienti, non sono ripetibili, nel caso in cui il provvedimento di assegnazione del contributo sia in seguito revocato o modificato

Il mantenimento al coniuge separato

All’esito del giudizio di separazione personale tra i coniugi, il Tribunale di Savona aveva posto a carico dell’ex marito l’obbligo di versare un assegno di Euro 1.600,00 mensili alla moglie per il mantenimento della figlia, oltre al 50% delle spese mediche, ludiche, sportive, scolastiche e ricreative previamente concordate e documentate.

Qualche anno più tardi la donna propose atto di precetto, lamentando che a partire dall’anno successivo alla sentenza di separazione, l’ex coniuge ridusse l’assegno a 1.200,00 mensili, omettendo peraltro, di versare le spese straordinarie.

Quest’ultimo resistette in giudizio chiedendo la sospensione del precetto. Al riguardo evidenziò che era stato raggiunto un accordo tra le parti in ordine alla riduzione dell’assegno di mantenimento portato ad Euro 1.200,00; aveva, inoltre, fatto valere un proprio controcredito da portare in compensazione.

Gli accordi modificativi delle disposizioni del decreto di omologazione

È principio pacifico in giurisprudenza che, con l’opposizione al precetto relativo a crediti maturati per il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento, possono proporsi soltanto questioni relative alla validità ed efficacia del titolo, mentre non possono dedursi fatti sopravvenuti, da farsi valere col procedimento di modifica delle condizioni della separazione di cui all’art. 710 cod. proc. civ. (Cass. 20303/14; Cass. 22491/06; Cass. 6975/05; Cass. 13872/01; Cass. 8235/00).

Inoltre, la giurisprudenza ammette sì la possibilità per i coniugi di raggiungere accordi modificativi delle disposizioni del decreto di omologazione della separazione anche in assenza di procedimento ex art. 710 c.p.c., però, a condizione che non riguardino diritti indisponibili e purché non interferiscano con l’accordo omologato, ma ne specifichino il contenuto con disposizioni maggiormente rispondenti agli interessi ivi tutelati (Cass. 218/16).

Nel caso di specie, l’accordo si era concluso in forma tacita, in quanto, alla lettera in cui l’ex coniuge chiese alla opposta di ridurre l’assegno di mantenimento, questa non fece valere alcuna opposizione.

La Cassazione ha più volte affermato che “In tema di formazione del contratto, l’accettazione non può essere desunta dal mero silenzio serbato su una proposta, pur quando questa faccia seguito a precedenti trattative intercorse tra le parti, delle quali mostri di aver tenuto conto, assumendo il silenzio valore negoziale soltanto se, in date circostanze, il comune modo di agire o la buona fede, nei rapporti instauratisi tra le parti, impongano l’onere o il dovere di parlare, ovvero se, in un dato momento storico e sociale, avuto riguardo alla qualità dei contraenti e alle loro relazioni di affari, il tacere di uno possa intendersi come adesione alla volontà dell’altro. (Nella specie, in applicazione dell’enunciato principio, si è ritenuto che il silenzio di un istituto di credito, seguito ad una proposta transattiva formulata da un correntista mediante una missiva, non avesse i caratteri di accettazione della proposta, di cui agli artt. 1326, primo comma, e 1335 cod. civ.). (Cass. 10533/14).

Pertanto nel caso in esame, nessun accordo, peraltro invalido, anche sotto il profilo formale, poteva dirsi raggiunto, neanche in forma tacita.

L’attore aveva, poi, sostenuto che il credito fatto valere dall’opponente dovesse essere compensato con un credito da lui vantato nei confronti di quest’ultima

Sul punto, però, la Cassazione ha affermato: “Il carattere sostanzialmente alimentare dell’assegno di mantenimento a beneficio dei figli, in regime di separazione, comporta la non operatività della compensazione del suo importo con altri crediti. (Cass. 23569/ 16; analogamente, Cass. 13609/ 16 e Cass. 28987/08).

Ne discende che nessuna compensazione è possibile; avendo parte opponente pagato Euro 5.473,57 in corso di causa, il precetto mantiene efficacia unicamente per la differenza.

La giurisprudenza ha sostenuto che le somme versate a titolo di mantenimento, sia in favore del coniuge separato o divorziato che dei figli minori o maggiorenni ma non autosufficienti, non sono ripetibili, nel caso in cui il provvedimento di assegnazione del contributo sia in seguito revocato o modificato (Cass. 13609/16; Cass. 15186/15; Cass. 6864/09; Cass. Cass. 13593/06; Cass. 11029/99; Cass. 4198/98; Cass. 9641/96).

A tale risultato si è giunti attraverso una sostanziale equiparazione tra prestazione di alimenti e di mantenimento. “In particolare, tale conclusione è stata giustificata ipotizzando una presunzione di pressoché istantanea utilizzazione degli alimenti, destinati per loro natura ad essere consumati rapidamente, con conseguente assenza in capo al beneficiario del dovere di accantonarne una certa quantità in previsione di un eventuale provvedimento di modifica o di revoca”.

L’rripetibilità delle somme versate a titolo di mantenimento

Tuttavia,  – ha aggiunto il Tribunale di Savona (sentenza n. 253/2019) – “ciò vale, evidentemente, per quelle somme destinate ad una concreta funzione alimentare”.

Il principio di irripetibilità resta, dunque, limitato a prestazioni dirette ad assicurare unicamente, per la loro misura e le condizioni economiche del percipiente, i mezzi necessari per fare fronte alle esigenze essenziali di vita.

E al contrario, laddove tale funzione alimentare non sussista, il principio dell’irripetibilità non ha più ragione di esistere

Così, nel caso di specie tale funzione alimentare era del tutto assente: era emerso infatti che l’ex moglie, non avesse diritto ad ottenere alcun contributo per le spese di locazione, in quanto, all’epoca, non stava sostenendo alcuna spesa di tale natura, avendo solo simulato un contratto di locazione con il proprio convivente. Mancava, quindi, la prova del carattere di alimento delle somme versate, venendo in tal modo meno l’irripetibilità sopra descritta e dovendosi, invece, applicare il principio generale posto dall’art. 2033 c.c.

La redazione giuridica

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