Quando viene riconosciuta la rendita per inabilità temporanea assoluta, il termine decennale per l’aggravamento decorre dalla data di costituzione della rendita; diversamente decorre dalla data dell’infortunio (Corte Appello di Roma, Sez. IV Lavoro, Sentenza n. 1065/2021 del 29/03/2021 RG n. 4798/2016)

Il lavoratore citava a giudizio dinanzi il Tribunale di Frosinone l’Inail deducendo:

  • di aver lavorato con mansioni di operaio;
  • di aver proposto, a seguito di infortunio occorso in data 3.10.2001, domanda all’Istituto per vedersi riconoscere l’indennità per inabilità temporanea assoluta conseguente a infortunio sul lavoro, domanda poi rigettata dall’Istituto;
  • che, a seguito del mancato riconoscimento veniva instaurato procedimento n. 81/2005 presso il Tribunale di Frosinone, sezione lavoro, conclusosi con sentenza di cessazione della materia del contendere n. 1226/2008, ove si evince come “all’udienza del 17.07.2008, i procuratori delle parti hanno concluso come da relativo verbale, chiedendo darsi atto della cessazione della materia del contendere, avendo l’Istituto accolto – sia pur tardivamente – la domanda attorea di liquidazione dell’indennità di inabilità temporanea oggetto del presente giudizio. In conseguenza va dichiarata cessata la materia del contendere”;
  • che non gli è stata mai riconosciuta da parte dall’Istituto, nonostante sentenza di condanna in tal senso, la liquidazione dell’indennità per inabilità temporanea assoluta conseguente all’infortunio sul lavoro;
  • di aver inoltrato in data 21.10.2011 tramite Patronato domanda di Revisione al Comitato Provinciale Inail essendo affetto da ” sindrome algo-disfunzionale cervicale di discreta entità in soggetto portatore di doppia ernia cervicale (danno costituito da infortunio del 15.01.1999), esiti di trauma distorsivo ginocchio destro con marcato deficit funzionale” come da certificato medico allegato alla domanda del 12.10.2011 che riconosceva un grado di invalidità valutabile nella misura del 20%;
  • che, con lettera del 3.11.2011, l’Istituto comunicava l’impossibilità di accogliere l’intervento con la seguente motivazione: “prestazione scartata perché non compatibile con la definizione negativa della pratica”;
  • che con comunicazione del 10.01.2012, l’Istituto riconosceva al ricorrente quanto segue: “la menomazione accertata è la seguente: sofferenza articolare lieve del ginocchio dx. Grado complessivo 4%”;
  • di aver inoltrato in data 10.10.2013 tramite Patronato nuova Domanda di Revisione al Comitato Provinciale per vedersi riconosciuto un grado di invalidità pari al 20%;
  • che in data 19.12.2013 l’Istituto, comunicava: “la domanda di revisione non può essere accolta in quanto sono trascorsi i termini di legge (artt. 83 -137 -146 D.P.R. 1125/1965)”;
  • che dalla data dell’infortunio risultava affetto da sindrome algo-disfunzionale cervicale di discreta entità, portatore di doppia ernia cervicale nonché esiti di trauma distorsivo distruttivo del ginocchio destro con marcato deficit funzionale come da documentazione medica che si allega, che non permettono allo stesso di svolgere attività anche elementari quali piegare e stendere la gamba;
  • che si opponeva alla comunicazione Inail del 19.12.2013.

Chiedeva, pertanto in tale sede, ammettersi CTU medica e accertare e dichiarare il suo diritto al riconoscimento di un grado di invalidità in conseguenza dell’infortunio occorso, pari o superiore al 20% e liquidare la somma dovuta così come da domanda amministrativa.

L’Istituto si costituiva in giudizio deducendo:

  • che il ricorrente aveva percepito il detto beneficio direttamente da datore di lavoro, ai sensi dell’art. 70 TU. 1124/1965;
  • relativamente all’istanza di revisione presentata dal ricorrente in data 21/10/2011 relativa all’infortunio del 2001 ne eccepiva l’inammissibilità perché era decorso il decennio dall’infortunio ex art. 83 TU 1124/1965; in subordine osservava che ove fosse stata accolta la richiesta di revisione, l’accertamento del CTU si sarebbe dovuto limitare al periodo riguardante la revisione, essendo oramai inoppugnabile il primo accertamento effettuato di riconoscimento della menomazione del 4% al quale il ricorrente aveva prestato acquiescenza.

Con sentenza del 17.5.2016 il Tribunale di Frosinone rigettava la domanda di inabilità temporanea assoluta, compensando le spese di lite.

Il Tribunale motivava il rigetto, quanto al lamentato omesso pagamento dell’indennità di inabilità temporanea, sussisteva la prova del versamento della somma direttamente al datore di lavoro ex art. 70 TU 1124/1965; quanto all’istanza di revisione presentata in data 21.10.2011 accoglieva l’eccezione di prescrizione decennale sollevata dall’istituto, richiamando il disposto dell’art. 83 TU n. 1124/1965, ed osservando come nel caso di specie l’istanza stessa fosse stata presentata in data 21.10.2011 relativamente ad infortunio del 3.10.2001, senza che assumesse rilievo la sentenza che aveva nelle more riconosciuto l’infortunio.

Il lavoratore propone gravame in appello deducendo errata interpretazione delle norme di legge.

Nello specifico, evidenzia che la giurisprudenza ha individuato il momento iniziale ai fini della prescrizione decennale, la data di costituzione della rendita e quindi, il momento nel quale dall’infortunio sia derivata un’invalidità di grado indennizzabile.

In concreto, l’Istituto riconosceva l’evento come infortunio sul lavoro non nel 2001 (data del sinistro), bensì nel 2008 riconoscendo insieme il periodo di inabilità temporanea e il danno biologico del 4%, detto atto veniva comunicato al ricorrente solo in data 10.01.2012.

Si costituisce in giudizio l’Inail chiedendo la conferma della sentenza appellata ed eccependo che l’oggetto del giudizio di primo grado riguardava la seconda istanza di revisione per aggravamento, presentata in data 10.10.2013, a distanza di dodici anni dall’infortunio avvenuto in data 3.10.2001, e, pertanto, inammissibile.

Deduce, inoltre, che il termine decorre dalla data dell’infortunio, come previsto chiaramente dalle norme (art. 83 Co. 1 TU 1124/1965: entro dieci anni dalla data dell’infortunio; art. 13 comma 4 D.lgvo 38/2000: entro dieci anni dalla data dell’infortunio), e non dalla data in cui è avvenuto il riconoscimento da parte dell’Inail, né di costituzione della rendita, né dall’intervenuta sentenza del 2008, come ritenuto dall’appellante, in quanto il termine per richiedere la revisione per aggravamento non è di prescrizione né di decadenza, ma indica solo lo spazio temporale di dieci anni decorrenti dalla data dell’evento, entro cui, per la scienza medico legale, è possibile ricondurre eventuali aggravamenti all’evento (infortunio).

Preliminarmente, la Corte d’Appello, evidenzia che l’oggetto del giudizio di primo grado, secondo quanto richiesto dal ricorrente, era il diritto al riconoscimento dell’aggravamento chiesto con la seconda domanda del 10.10.2013, e non con la prima del 21.10.2011.

Inoltre, l’Inail in primo grado si è difeso eccependo la tardività della domanda di aggravamento, ma con riferimento alla prima domanda del 21.10.2011 (ed il primo Giudice si è poi pronunciato su questa, e non sulla seconda del 10.10.2013, che era in realtà l’effettivo oggetto della causa), salvo poi in sede di gravame insistere sulla tardività della domanda di aggravamento con riferimento -corretto- alla seconda domanda del 10.10.2013.

Ergo, l’Inail ha riproposto l’eccezione (art. 346 cpc) con riguardo alla seconda domanda di revisione, conseguentemente il gravame del lavoratore è infondato.

L’art. 83 T.U. 1124/1965 recita: “La misura della rendita di inabilità può essere riveduta, su domanda del titolare della rendita o per disposizione dell’Istituto assicuratore, in caso di diminuzione o di aumento dell’attitudine al lavoro ed in genere in seguito a modificazione nelle condizioni fisiche del titolare della rendita, purché, quando si tratti di peggioramento, questo sia derivato dall’infortunio che ha dato luogo alla liquidazione della rendita. la rendita può anche essere soppressa nel caso di recupero dell’attitudine al lavoro nei limiti del minimo indennizzabile. La domanda di revisione deve essere presentata all’Istituto assicuratore e deve essere corredata da un certificato medico dal quale risulti che si è verificato un aggravamento nelle conseguenze dell’infortunio e risulti anche la nuova misura di riduzione dell’attitudine al lavoro. L’Istituto assicuratore, entro novanta giorni dalla ricezione della domanda, deve pronunciarsi in ordine alla domanda medesima (1). Se l’Istituto assicuratore rifiuta di accogliere la domanda in tutto o in parte ovvero l’infortunato non accetta la riduzione o la soppressione della rendita, alle relative contestazioni si applicano le disposizioni dell’art. 104. Il titolare della rendita non può rifiutarsi di sottostare alle visite di controllo che siano disposte ai fini del presente articolo dall’Istituto assicuratore. In caso di rifiuto l’Istituto assicuratore può disporre la sospensione del pagamento di tutta la rendita o di parte di essa. Nei primi quattro anni dalla data di costituzione della rendita la prima revisione può essere richiesta o disposta solo dopo trascorso un anno dalla data dell’infortunio e almeno sei mesi da quella della costituzione della rendita; ciascuna delle successive revisioni non può essere richiesta o disposta a distanza inferiore di un anno dalla precedente (2). Trascorso il quarto anno dalla data di costituzione della rendita, la revisione può essere richiesta o disposta solo due volte, la prima alla fine di un triennio e la seconda alla fine del successivo triennio (3) (4). Entro dieci anni dalla data dell’infortunio, o quindici anni se trattasi di malattia professionale, qualora le condizioni dell’assicurato, dichiarato guarito senza postumi di invalidità permanente o con postumi che non raggiungano il minimo per l’indennizzabilità in rendita, dovessero aggravarsi in misura da raggiungere l’indennizzabilità, l’assicurato stesso può chiedere all’Istituto assicuratore la liquidazione della rendita, formulando la domanda nei modi e nei termini stabiliti per la revisione della rendita in caso di aggravamento (4). In caso di revisione o di liquidazione a seguito di momento della revisione o della liquidazione a seguito di aggravamento”.

La norma, dunque, tratteggia due ipotesi distinte.

  1. quella dell’assicurato cui sia stata riconosciuta una rendita;
  2. quella dell’assicurato cui, invece, non sia stata riconosciuta invalidità permanente oppure lo sia stata ma con postumi che non abbiano raggiunto il minimo per l’indennizzabilità in rendita.

Nel primo caso la decorrenza del termine decennale per la domanda di aggravamento decorre dalla data di costituzione della rendita; nel secondo caso, dalla data dell’infortunio.

Allineato, in tal senso, anche l’orientamento della Suprema Corte secondo cui: “Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, il termine per l’esercizio del diritto alla revisione della rendita come stabilito dal D.P.R. n. 1124 del 1965, artt. 83 e 137 (di dieci o quindici anni, rispettivamente, per gli infortuni e le malattie professionali) non è di prescrizione o di decadenza, ma opera sul piano sostanziale, incidendo sull’esistenza stessa del diritto, in quanto individua l’ambito temporale entro il quale assumono rilevanza le successive modificazioni, “in pejus” o “in melius”, delle condizioni fisiche del titolare incidenti sull’attitudine al lavoro, collegando la legge al decorso del tempo una presunzione assoluta di definitiva stabilizzazione delle condizioni fisiche (ex plurimis, Cass., n. 20994 del 2010 ). Sia il termine decennale, sia quello quindicennale, decorrono dalla data di costituzione della rendita, come espressamente stabilito dall’art. 83, commi 6 e 7, per gli infortuni sullavoro, e dall’art. 137, comma 6, per le malattie professionali. Tale momento coincide con quello in cui la in abilità permanente di origine professionale raggiunge la misura minima indennizzabile, che costituisce la data di maturazione del diritto alla prestazione, dalla quale decorre la prestazione, anche se il provvedimento, amministrativo o giudiziario che la riconosce, sia successivo (Cass., 4843 del 2006, n. 21082 del 2013 )”.

Ciò posto, al lavoratore non è mai stata riconosciuta un’invalidità idonea a costituire una rendita.

Quindi, la decorrenza del termine decennale per la domanda di aggravamento deve individuarsi nella data dell’infortunio del 3.10.2001 e di conseguenza risulta tardiva la domanda di aggravamento presentata solamente il 10.10.2013.

Infatti, la decorrenza non va posticipata alla data della sentenza che nel 2008 riconosceva l’inabilità temporanea assoluta.

Quella decisione recepiva il riconoscimento da parte dell’Inail del solo diritto all’inabilità temporanea assoluta e non dell’invalidità permanente in misura tale da renderla indennizzabile.

Inoltre, dall’invalidità permanente comunque riconosciuta dall’Inail nella misura del 4% (con provvedimento del 10.1.2012) non avrebbe potuto scaturire alcuna rendita indennizzabile, essendo inferiore alla soglia necessaria ex lege ex d. lgs. 38/2000.

Per tali ragioni la sentenza di primo grado deve essere confermata.

Per quanto riguarda la regolamentazione delle spese di lite, il Tribunale osserva che in considerazione della perplessità suscitata dal tenore delle difese dell’Istituto che ha ingenerato l’errore del primo Giudice riguardo l ‘oggetto del contendere, risulta giustificabile la parziale compensazione in ragione di metà delle spese d’appello, che gravano per la restante metà a carico dell’appellante soccombente.

Avv. Emanuela Foligno

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