Un brutto incidente sull’ autostrada A24, all’altezza del km 29+200 nel tratto L’Aquila – Roma, che è costato la vita ad un uomo

La vittima si trovava a bordo di un autocarro condotto dal figlio e di proprietà della moglie. A causa della presenza di una sostanza oleosa sul manto stradale, lasciata da un veicolo rimasto non identificato, il guidatore perdeva il controllo e sbandava.

Ritenendo che la causa del sinistro fosse da ascrivere anche alle condizioni usurate del manto stradale, i congiunti della vittima convenivano in giudizio anche la società incaricata della gestione del tratto autostradale in questione. Tale circostanza era stata accertata nel corso del processo di merito, cosicchè la Corte di Cassazione (Terza Sezione Civile ordinanza n. 22857/2019) ha confermato il giudizio di (cor)responsabilità della società nella misura del 20%, nella verificazione del sinistro. Il restante 80% è rimasto a carico dell’impresa designata dal Fondo di garanzia vittime della strada, essendo ignoto il veicolo da cui era fuoriuscito l’olio presente sulla carreggiata.

Parimenti è stata ritenuta corretta la decisione della corte d’appello nella parte in cui aveva posto integralmente a carico della società ricorrente, l’obbligo di risarcimento dei danni materiali al veicolo.

Tale conclusione -“è un effetto del fatto che l’altro soggetto, pure riconosciuto corresponsabile – ed in misura preponderante – del sinistro (o meglio, del c.d. “evento di danno”) non risponde “ex lege” di tale particolare tipologia di pregiudizio. Invero, ai sensi dell’art. 19 comma 2, della legge 24 dicembre 1969, n. 990 (applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame), il Fondo di garanzia vittime della strada risponde dei soli danni alla persona.

La decisione

In tale prospettiva, la Corte di Cassazione ha affermato che “esistono due momenti diversi del giudizio aquiliano: la costruzione del fatto idoneo a fondare la responsabilità (per la quale la problematica causale, detta causalità materiale o di fatto, presenta rilevanti analogie con quella penale, artt. 40 e 41 c.p., ed il danno rileva solo come evento lesivo) e la determinazione dell’intero danno cagionato, che costituisce l’oggetto dell’obbligazione risarcitoria”. Orbene, è a questo secondo momento che va riferita la regola dell’art. 1223 c.c. (richiamato dall’art. 2056 c.c.), per il quale il risarcimento deve comprendere le perdite “che siano conseguenza immediata e diretta” del fatto lesivo (c.d. causalità giuridica)-

Ne discende, pertanto, la necessità di “distinguere nettamente, da un lato, il nesso che deve sussistere tra comportamento ed evento perché possa configurarsi, a monte, una responsabilità “strutturale” e, dall’altro, il nesso che, collegando l’evento al danno, consente l’individuazione delle singole conseguenze dannose con la precipua funzione di delimitare, a valle, i confini di una (già accertata) responsabilità risarcitoria (Cass., Sez. III, n. 4003/2013).

In definitiva il ricorso della società gestore della strada è stato dichiarato inammissibile .

La redazione giuridica

Leggi anche:

SCONTRO TRA VEICOLO E ANIMALE, L’AUTOSTRADA E’ RESPONSABILE DEL DANNO

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui