La malattia professionale ha determinato un danno biologico nella misura del 6%, tenuto conto della quantificazione operata nella voce 165 delle tabelle valutative di cui al D.M. 12.7.2000 (Tribunale di Frosinone, sez. Lavoro, Sentenza n. 888/2021 del 07/10/2021 RG n. 1369/2019)

La lavoratrice cita a giudizio l’inail, deducendo che: 1) lavora dal 1990, con qualifica di operaia metalmeccanica di linea, occupandosi prevalentemente dell’assemblaggio manuale di componenti elettromeccanici, che richiedono l’utilizzo costante e ripetuto delle mani per la pressione dei componenti stessi da assemblare; 2) tali ripetuti movimenti delle mani le avevano causato a partire dall’anno 2016 dolori e difficoltà nelle articolazioni delle mani tanto che le era stata diagnosticata una rizoartrosi bilaterale più marcata a destra con sindrome del tunnel carpale; 3) aveva inutilmente richiesto all’I.N.A.I.L. il riconoscimento della predetta malattia professionale e la liquidazione del relativo indennizzo, commisurato ad una percentuale di danno biologico del 12%.

Il Giudice dispone CTU Medico-Legale e prove testimoniali.

I testi hanno confermato che l’attrice ha lavorato per circa 30 anni come operaia addetta prevalentemente dell’assemblaggio manuale di componenti elettromeccanici, che richiedono l’utilizzo costante e ripetuto delle mani per la pressione dei componenti stessi da assemblare .

In particolare, uno dei testi ha riferito: “la ricorrente si occupa di assemblaggio di componenti elettromeccanici, componenti per lavatrici e lavastoviglie. Tale tipo di attività lavorativa comporta il manuale assemblaggio delle parti componenti il pezzo da realizzare. L’attività è ripetitiva e si protrae per l’intero turno di lavoro“.

Altro teste: “la ricorrente è addetta al reparto di produzione – Forza A -. In particolare la signora, si occupa del blocco porta lavatrice: assembla i componenti per tutta la durata del turno di lavoro, ossia per otto ore al giorno. Deve congiungere il modulo al supporto facendo pressione con il pollice e con il palmo dell’altra mano. Nell’arco dell’intera giornata si può arrivare ad assemblare circa duemila pezzi”.

Ebbene, il CTU ha concluso che “è del tutto verosimile che tale attività abbia determinato l’insorgenza a carico della ricorrente della malattia professionale della osteoartropatia e tendinopatia mano -polso bilaterale, con esiti neurologici di sindrome canalicolare in operaia con rizoartrosi trattata chirurgicamente bilateralmente, con un danno biologico nella misura del 6%“.

In particolare, il CTU ha evidenziato che “la rizoatrosi, spesso associata alla sindrome del tunnel carpale, è di fatto la degenerazione dell’articolazione alla base del pollice, provoca intensi dolori e riduzione della forza legata ad attività prensili. Questa patologia – che colpisce maggiormente le persone anziane e, in modo particolare, le donne in menopausa -, non è solo conseguenza dell’età, ma può derivare anche da movimenti ripetitivi. Invero, i gesti ripetitivi sono spesso la prima causa di infiammazione dell’articolazione ed innescano il meccanismo dell’usura delle cartilagini. Più precisamente si tratta della progressiva degenerazione della cartilagine che caratterizza l’articolazione trapezio-metacarpale alla base del pollice. Gli esiti neurologici di sindrome canalicolare, tipo tunnel carpale, si manifestano come disturbi determinati dalla compressione del nervo mediano a livello del polso e sono correlabili all’azione ripetitiva lavorativa che, come si evince anche dal documento di valutazione dei rischi dell’azienda presso cui la ricorrente opera, consisteva in un’azione ripetuta ogni 11 secondi per pezzo e con una produzione giornaliera per 8 ore al giorno di oltre 2000 pezzi, attività peraltro svolta in modo continuativo dalla ricorrente da circa 30 anni”.

“La malattia professionale ha determinato un danno biologico nella misura del 6%, tenuto conto della quantificazione operata nella voce 165 delle tabelle valutative di cui al D.M. 12.7.2000”.

Il Giudice ritiene del tutto condivisibili le conclusioni del Consulente e dichiara fondata la domanda della lavoratrice.

Conseguentemente l’Inail viene condannato a liquidare in favore dell’attrice l’indennizzo di cui al D.L.gs. n.38/2000, tenendo conto della riscontrata entità del danno biologico da eziologia professionale, oltre interessi legali, dalla scadenza del credito al saldo.

Le spese del giudizio vengono compensate tra le parti nei limiti di un 1/3, tenuto conto del mancato accoglimento per intero delle domande attoree, mentre la residua parte viene posta a carico dell’Inail per l’importo residuo liquidato in euro 1.000,00, oltre alle spese di CTU Medico-Legale.

Avv. Emanuela Foligno

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