Respinto il ricorso dell’Inail contro l’eccezione di prescrizione sollevata avverso una richiesta di indennizzo per malattia professionale

Il termine di prescrizione triennale dell’azione per il riconoscimento delle prestazioni da infortunio sul lavoro e malattia professionale, di cui all’articolo 112 del d.P.R. n. 1124 del 1965, resta sospeso, ex art. 111, comma 2, dello stesso d.P.R., per tutta la durata del procedimento amministrativo di liquidazione delle indennità e fino all’adozione di un provvedimento di accoglimento o di diniego da parte dell’istituto assicuratore. Di conseguenza, il decorso dei termini per la liquidazione previsti dall’art. 111, comma 3, del d.P.R. n. 1124 del 1965, non determina la cessazione della sospensione della prescrizione, ma rimuove la condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria, dando facoltà all’assicurato di agire in giudizio a tutela della posizione giuridica soggettiva rivendicata.

Lo ha ribadito la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17794/2020 rigettando il ricorso proposto dall’Inail contro la decisione dei Giudici del merito di respingere l’eccezione di prescrizione sollevata dall’Istituto e la conseguente condanna a corrispondere a un uomo l’indennizzo per danno biologico in relazione ad una ipoacusia professionale con inabilità stimata in misura del 12%.

La Corte di appello, in particolare, aveva sottolineato di condividere l’indirizzo giurisprudenziale già espresso dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 783 del 1999 secondo cui l’art. 111 del TU n. 1124/65 consente di ricorrere all’autorità giudiziaria anche qualora l’iter amministrativo non giunga a conclusione nel termine di centocinquanta giorni.

Nel ricorrere per cassazione l’Inail eccepiva che il termine di prescrizione delle azioni per conseguire le prestazioni dell’Istituto non può restare sospeso oltre il termine di 150 giorni previsto dalla legge. Ma i Giudici Ermellini hanno ritenuto il motivo infondato e, pertanto, non meritevole di accoglimento.

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