Se il comportamento è indirizzato in modo inequivoco a ingenerare timore si integra il reato di minaccia

E’ sufficiente il semplice gesto di voler colpire a integrare il reato di minaccia. Lo ha chiarito la Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 25031/2020. La vicenda ha origine con il proscioglimento, da parte del giudice di pace, di una suocera accusata dalla ex nuora del reato di minaccia; secondo la valutazione del giudice di pace adito l’imputata doveva essere prosciolta con la formula perché il fatto non sussiste.

Il procuratore generale del tribunale ricorre in Cassazione, lamentando la falsa applicazione e la violazione dell’articolo 612 cp, che disciplina il reato di minaccia. Si legge infatti che “chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito a querela della persona offesa con la multa fino a 1032 euro . Se la minaccia è grave o è fatta in uno dei modi indicati dall’articolo 339, la pena è  della reclusione fino a un anno. Si procede d’ufficio se la minaccia è fatta in uno dei modi previsti dall’art.339 cp”.

Il Procuratore Generale del tribunale assumeva che il GdP avesse sbagliato nel ritenere che “il solo avvicinarsi dell’imputata a pochi centimetri dal viso della persona offesa per colpirla non fosse condotta assimilabile a una minaccia”.

Secondo la Suprema Corte, la condotta della suocera che si avvicinava al viso della nuora senza di fatto colpirla “è dotata di una concreta portata minatoria di carattere non verbale, che è astrattamente suscettibile di rientrare nel paradigma punitivo”.

Aggiungeva altresì che la fattispecie di reato prevista e punita all’articolo 612 cp sia integrata: “ogni qualvolta anche in assenza di parole intimidatorie o gesti espliciti, sia adottato un comportamento univocamente idoneo a ingenerare timore, sicché possa essere turbata o diminuita la libertà psichica del soggetto passivo”.

                                                                       Avv. Claudia Poscia

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