Due medici sono a processo, con rito abbreviato, per il decesso di una donna morta dopo cinque anni di coma vegetativo a Vicenza nel 2016

Ammonta a 3,5 milioni di euro la richiesta di risarcimento danni, di varia natura, avanzata dai familiari di una cinquantenne morta dopo cinque anni di coma vegetativo nel 2016 a Vicenza. Una condizione determinata dalle lesioni cerebrali irreversibili conseguenti a un arresto cardiocircolatorio verificatosi poco dopo il parto.

La donna, giunta alla quarantesima settimana di gravidanza, a inizio giugno 2011 aveva dato alla luce il suo piccolo con un cesareo. Tutto sembrava essere andato bene ma, a distanza di circa un’ora, la paziente aveva cominciato ad accusare – come ricostruito dal Corriere del Veneto – i sintomi di una emorragia in atto che aveva portato a uno stato di choc ipovolemico. Da li la situazione era precipitata e la paziente non si era più ripresa.

Il consulente del Gip che ha eseguito l’autopsia avrebbe ravvisato la sussistenza di un nesso di causa  tra la grave emorragia post – partum che colpì la signora e la sua morte.

Al contempo, però, l’esperto – a capo di un collegio peritale composto anche da un ginecologo e un anestesista – non avrebbe riscontrato alcuna colpa medica. Sul fronte penale la Procura ha quindi chiesto l’assoluzione per i due medici finiti a giudizio, con rito abbreviato, per la tragedia. Per i camici bianchi – una ginecologa, primo chirurgo durante il parto cesareo, e un anestesista che si era occupato dell’assistenza post operatoria della paziente – la vicenda giudiziaria potrebbe quindi presto chiudersi, salvo che il Gup non decida di disporre un approfondimento peritale.

La famiglia della vittima, che nel rito penale non si è costituita parte civile, ha deciso però di agire in sede civile contro la Usl di Vicenza.

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