La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dei ginecologi per la morte endouterina di un feto, avvenuta a causa del mancato ricorso tempestivo al taglio cesareo d’urgenza. Secondo i giudici, i sanitari non avrebbero valutato correttamente i segnali di sofferenza fetale emersi dal tracciato cardiotocografico, omettendo un intervento che avrebbe potuto evitare l’esito fatale (Corte di Cassazione, IV penale, sentenza 4 novembre 2025, n. 35896).
I fatti
I due Ginecologi (uno dipendente dell’Ospedale di Gela e l’altra medico privato della gestante, sono stati accusati di avere cagionato la morte endouterina del feto portato sino al termine della gravidanza, per colpa consistita in imperizia e mancata diligenza nell’espletamento degli accertamenti specialistici resi necessari dai problemi insorti negli ultimi giorni della gravidanza, omettendo di eseguire parto cesareo a seguito di riscontrate anomalie nel tracciato cardiotocografico e al sopraggiungere di un’ipossia del feto. Così facendo hanno sottovalutato colposamente le circostanze concrete che avrebbero richiesto un immediato intervento, omettendo anche il tempestivo ricovero della partoriente…





