Motoveicolo tamponato da autovettura non identificata e decesso del motociclista (Cassazione civile, sez. III,  dep. 09/06/2022, n.18601).

Motoveicolo tamponato da autovettura non identificata: il conducente decede e la trasportata subisce gravi lesioni.

I congiunti del motociclista citavano in giudizio, innanzi al Tribunale di Catania, l’Assicurazione designata alla gestione dei sinistri a carico del Fondo Garanzia Vittime della Strada, per ottenere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’incidente stradale, in cui aveva perso la vita il loro familiare.

L’uomo, mentre si trovava alla guida del motoveicolo con a bordo una passeggera, a causa di un’autovettura non identificata che li tamponava da tergo, perdeva il controllo del mezzo e decedeva, mentre la trasportata riportava gravi lesioni.

Il Tribunale rigettava le domande per mancanza di prova. In particolare, il Giudice di prime cure riteneva inattendibili le dichiarazioni rese da uno dei testi, non essendo verosimile che egli non ricordasse dove era diretto nel momento in cui aveva assistito all’incidente, e inutilizzabili quelle rese dalla trasportata, in ragione dell’incapacità a testimoniare ai sensi dell’art. 246 c.p.c..

La sentenza è stata confermata dalla Corte d’appello di Catania.

La Corte territoriale ha condiviso le valutazioni del Tribunale circa la non attendibilità della testimonianza del teste, osservando che, pur essendo trascorsi circa sette anni, la particolare gravità del fatto avrebbe dovuto far rimanere impressi nella sua mente gli impegni della giornata, quantomeno quelli riferibili all’arco temporale del sinistro, che avrebbero potuto consentire di ottenere un riscontro circa la veridicità della sua presenza sul luogo dell’incidente.

In ogni caso, la deposizione del teste,  il quale aveva dichiarato di non avere visto un contatto tra il motorino e la macchina pirata, bensì solo che quest’ultima lo aveva sorpassato a destra, facendo perdere alla vittima il controllo del mezzo, rendeva inverosimile la ricostruzione della dinamica dei fatti operata dagli appellanti, che si fondava sul motoveicolo tamponato e sul fatto che il ragazzo aveva perso il controllo a seguito di un impatto dell’auto pirata con la parte posteriore del motorino, circostanza peraltro esclusa dall’assenza di danni alla targa constatata dagli agenti verbalizzanti.

La Corte, ha anche confermato l’incapacità a testimoniare della terza trasportata, seppure integralmente risarcita dall’istituto assicuratore, richiamando l’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui chi è privo della capacità a testimoniare, perché titolare di un interesse che ne potrebbe legittimare la partecipazione al giudizio, non riacquista tale capacità per l’intervento di una fattispecie estintiva del diritto che potrebbe far valere, quale la transazione.

La decisione viene impugnata in Cassazione dove si censura la sentenza in ordine alla non attendibilità del teste e all’incapacità a testimoniare della terza trasportata, sebbene la testimonianza di quest’ultima fosse stata ritualmente ammessa in fase di istruttoria e dirimente ai fini della dimostrazione del sinistro che ha visto il motoveicolo tamponato da un’autovettura.

In particolare, con riferimento alla terza trasportata, la Corte d’appello non avrebbe tenuto conto dell’orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui la nullità della testimonianza resa da persona incapace (in quanto portatrice dell’interesse che avrebbe potuto legittimare il suo intervento in giudizio) deve essere eccepita subito dopo l’espletamento della prova ai sensi dell’art. 157 c.p.c., comma 2, sicché in mancanza di tempestiva eccezione deve intendersi sanata, senza che la preventiva eccezione di incapacità a testimoniare proposta a norma dell’art. 246 c.p.c., possa ritenersi comprensiva dell’eccezione di nullità della testimonianza comunque ammessa ed assunta nonostante la previa opposizione.

Nel caso di specie, la compagnia assicurativa si sarebbe limitata ad eccepire l’incapacità a testimoniare della donna e non avrebbe provveduto a contestare la nullità della testimonianza.

Il principio richiamato dalla ricorrente, è del tutto consolidato, e da ultimo con Cass. Civ,. 06/05/2020, n. 8528, è stato chiarito che l’eccezione di incapacità a deporre,  all’esito dell’escussione del teste, costituisce idonea manifestazione dell’intenzione di proporre eccezione di nullità della prova assunta, non essendo necessario a questo scopo la doppia formale espressione deduttiva di “incapacità e, quindi, nullità”.

Nonostante tali precedenti abbiano mostrato una convinta adesione all’indirizzo interpretativo inaugurato dalla pronuncia del 1990, sussistono alcuni aspetti, secondo gli Ermellini, posti a fondamento del percorso argomentativo di detta sentenza che sono meritevoli di approfondimento da parte delle Sezioni Unite.

Pertanto, la Corte rimette gli atti al Presidente perché valuti l’opportunità di una eventuale assegnazione del ricorso alle Sezioni Unite.

La redazione giuridica

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