No alla CTU svolta in precedenza: è necessario verificare in concreto la congruità tra la condizione fisica del lavoratore e le mansioni da espletare

Il Giudice non può acquisire la CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio) disposta in un diverso giudizio anche se è sullo stesso quesito in quanto bisogna valutare in concreto la congruità tra la condizione fisica della lavoratrice e le mansioni da espletare.

In tali termini si è espressa la Suprema Corte (Cass. Civ., Sez. Lavoro, Ordinanza n. 8167 del 24 aprile 2020), nel decidere la singolare vicenda di una lavoratrice che ha agito in giudizio per condotta discriminatoria in quanto esclusa da una procedura selettiva per problemi di statura insufficiente.

La Suprema Corte ha cassato con rinvio la sentenza d’Appello che rigettava la domanda proposta dalla lavoratrice esclusa dalla procedura selettiva in quanto dichiarata non idonea per deficit staturale in quanto il Giudice si avvaleva di una CTU disposta in un un’altra causa, per mutuarne il giudizio a valenza generale reso circa l’inidoneità fisica di un qualsiasi soggetto gravato da deficit staturale, dovendo invece verificarsi in concreto la congruità fra la condizione fisica della lavoratrice e le mansioni da svolgere.

Non è ammissibile utilizzare la CTU disposta in un’altra causa per stabilire se la lavoratrice “è troppo bassa” per svolgere le mansioni di Capo Servizio Treno.

Pur se il regolamento interno delle ferrovie stabilisca una statura minima per poter accedere alla mansione, deve essere verificata in concreto la congruità fra la condizione fisica dell’aspirante lavoratrice e le mansioni da espletare.

Per tale ragione gli Ermellini accolgono il ricorso della donna che eccepiva la condotta discriminatoria del datore di lavoro per essere stata esclusa dalla procedura selettiva per inidoneità alla mansione.

Viene specificato che non ha rilevanza alcuna la circostanza che il requisito dell’altezza minima sia ormai obsoleto, ma ciò che rileva è che quando i regolamenti interni prevedano un requisito fisico mino uguale per uomini e donne, il Giudice può valutare se disapplicarlo qualora lo ritenga discriminatorio per il sesso femminile dal momento che non viene presa in considerazione la differenza di statura fisiologica mediamente esistente tra i due sessi.

Ciò posto, la Suprema Corte censura l’operato del Giudice di merito che si avvaleva di una Consulenza Tecnica d’Ufficio disposta in un altro giudizio.

Tale acquisizione configura una violazione delle regole procedurali con particolare riguardo al diritto di difesa che è stato leso dalla impossibilità di nominare Consulenti Tecnici di parte per interloquire sulla valutazione.

L’acquisizione tout court di una CTU proveniente da altro giudizio, anche se esperita sul medesimo quesito, trasfonde un giudizio a valenza generale come tale inammissibile poiché generalizza, appunto, la inidoneità fisica di qualsiasi persona al di sotto di una determinata statura.

La inidoneità fisica del lavoratore deve essere valutata caso per caso in concreto e non può essere decisa in via generale ed astratta.

La decisione viene cassata con rinvio a diversa composizione.

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Malattia professionale: buona la CTU di primo grado, no all’inabilità

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui