I giudici costituzionali accolgono il ricorso del Veneto stabilendo la necessità di un’intesa con le Regioni e ritenendo insufficiente il semplice parere di queste ultime quando la normativa deve essere attuata con decreti legislativi delegati
La Corte Costituzionale ha depositato ieri la sentenza n. 251/2016 con cui si è espressa in merito ai ricorsi di legittimità costituzionale, presentati dalla Regione Veneto, di alcune norme contenute nella legge di riforma delle amministrazioni pubbliche, la cosiddetta legge Madia. Si tratta in particolare delle norme che delegano il Governo ad adottare decreti legislativi per il riordino di numerosi settori inerenti a tutte le amministrazioni pubbliche, anche a livello regionale e locale.
Con riferimento all’ambito sanitario la riforma Madia prevedeva la nomina dei direttori generali delle aziende ospedaliere regionali da parte di una commissione di nomina governativa, sottraendo tale competenza alle Regioni. E proprio nei giorni scorsi il Ministero della Salute aveva emanato, con due decreti attuativi, sia il provvedimento di nomina della commissione, sia le regole di valutazione da parte della stessa dei curriculum dei candidati manager.
Ebbene la decisione della Consulta rischia di rimescolare tutte le carte in quanto i giudici costituzionali hanno precisato che un’intesa con le Regioni, “è un necessario passaggio procedurale anche quando la normativa statale deve essere attuata con decreti legislativi delegati”. È quindi stato ritenuto costituzionalmente illegittimo il disposto della riforma Madia che, invece, prevedeva un semplice parere delle Regioni, da rendere entro un tempo molto breve, e tranquillamente superabile in via unilaterale dal Governo.
“Una sentenza storica”, ha esultato il Governatore del Veneto, Luca Zaia. “Siamo stati l’unica Regione d’Italia a portare avanti le nostre convinzioni . Il centralismo sanitario governativo ha ricevuto un duro colpo e noi, tanto per fare un esempio concreto, continueremo a nominare i direttori generali della nostra sanità invece che doverli scegliere all’interno di una terna ‘nazionale’ dove poteva esserci anche qualche responsabile di certi sfasci in giro per l’Italia”.
Il Governo ora dovrà rivedere la questione; sulla soluzione potrebbe pesare l’esito del referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Con una vittoria del No, e quindi con il mantenimento dell’attuale Titolo V della Costituzione, la sentenza costringerebbe l’Esecutivo a ridiscutere le norme in Stato Regioni. In caso di vittoria del Si, e con l’entrata in vigore del nuovo articolo 117, la modifica costituzionale degli ambiti di intervento legislativo potrebbe rendere superata la decisione della Consulta.




