La Ragioneria dello Stato ha elaborato l’annuario statistico 2017. Sotto la lente finiscono dati su occupazione e spesa della pubblica amministrazione

Persi 600mila posti di lavoro nel settore pubblico. Aumentati i contratti flessibili. Occupazione e spesa della pubblica amministazione sono passati ai raggi x dalla Ragioneria generale dello Stato. L’ampio arco temporale preso in considerazione, dal 2012 al 2015, ha consentito di sintetizzare i trend di molti comparti, dalla sanità alla scuola.
Nell’annurio statistico vengono analizzati i raccordi tra le variabili. Questo,nelle intenzioni, della RgS, dovrebbe favorire lettura ed intepretazione anche da parte di utenti non necessariamente specializzati. Il dato più eclatante che emerge è quello della perdita dei posti di lavoro nel settore pubblico con una contrazionne di 200mila unità, avvenuta al netto dei nuovi ingressi, in appena sei anni.
Gli occupati sono complessivamente sempre sopra 3,6 milioni di persone nonostante la perdita dei 600 mila posti, di cui 40in meno nel solo Servizio Sanitario Nazionale. Prevedibile la variazione nelle tipologie di contratto, che evdenzia un turn over tra il personale a tempo indeterminato e quello con lavoro flessibile che comunque resta ancora minoritario. Nel 2006 i contratti a tempo sono infatti pari a 475mila unità.
Interessante notare i trend del comparto scuola che, da solo, costituisce un terzo del pubblico impiego. Nei primi anni della serie, nella scuola sono impiegate 900mila unità a tempo indeterminato. Un risultato che ha tuttavia conosciuto anche sensibili cambiamenti: nel 2006 il personale non di ruolo era infatti arrivato a contare 250mila contratti, poi drasticamente diminuiti nel 2015 (100mila in meno).
Sul piano del costo del lavoro, il fattore che secondo la RgS incide maggiormente riguarda l’applicazione delle norme contrattuali. In alre parole risulta influenzato dal tardivo rinnovo dei contratti collettivi. Quando questo avviene, occorre infatti corrispondere al alvoratore consistenti somme di arretrati. Al netto dei tanti dati e numeri che si ritrova nell’annuario statistico, uno sembra assumerere un particolare rilievo: la drastica riduzione di spesa nel settore pubblico. Nel 2015, di parla di circa 12,6 miliardi in meno.

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