Ausl e due medici condannati a liquidare in solido la cifra di 1 milione e 115mila euro ai parenti di una ragazza deceduta a causa della dissezione dell’aorta

Nel 2008 persero la loro cara, una giovane di 32 anni, per le gravi colpe professionali di un medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale Ramazzini di Carpi e del medico di famiglia della ragazza, ritenuti responsabili di aver omesso la diagnosi di quella che poi fu la causa del decesso, ovvero la dissezione dell’aorta. Dopo nove anni i genitori, la sorella e la nonna della vittima si sono visti riconoscere dal Tribunale di Modena un risarcimento pari a 1 milione e 115mila euro, da rivalutare in base agli indici Istat. A corrispondere la cifra saranno i due camici bianchi in solido con l’Ausl del capoluogo emiliano.
La ragazza, come racconta la Gazzetta di Modena, si era sentita male una sera d’estate, dopo essere rincasata da un giro in bicicletta. Si era recata in Ospedale, accompagnata dai genitori, accusando dolori al petto e difficoltà a respirare. Gli accertamenti eseguiti – tracciato Ec Grafico, rilevamento della pressione, prelievo di sangue – secondo la dottoressa di turno non evidenziavano criticità. La paziente, quindi, veniva invitata a scegliere se tornare a casa o aspettare in Ospedale fino all’indomani mattina. La ragazza decideva di lasciare l’ospedale, con prescrizione di riposo, antinfiammatori e ‘ulteriori indagini dal curante’.
La mattina successiva, tuttavia, continuando a star male, la 32enne si era rivolta al medico di famiglia che aveva ipotizzato una esofagite e le aveva prescritto delle pastiglie. Stante il perdurare opprimente del dolore la ragazza nel pomeriggio si era recata direttamente in ambulatorio ma il dottore non aveva rilevato anomalie al cuore e le aveva prescritto antinfiammatori. Uscita dallo studio per recarsi in farmacia la ragazza si era accasciata a terra ed era morta, stroncata da un infarto.
In seguito al decesso i familiari hanno avviato una causa civile chiedendo risarcimenti all’Azienda sanitaria, ai due medici e all’assicurazione ospedaliera dell’epoca. Le consulenze tecniche hanno provato la responsabilità professionale dei due camici bianchi. In particolare i medici del Ramazzini non avrebbero posto in essere alcun altra indagine per dimostrare la reale origine del dolore toracico e avrebbero rimesso alla paziente la scelta di andar via di notte o aspettare fino alle otto del mattino. Il medico curante, nonostante il dolore persistente al torace della paziente, non le avrebbe consigliato di tornare al pronto soccorso, né avrebbe sollecitato l’ospedale a svolgere rapidamente altre indagini diagnostiche.
Secondo l’esperto incaricato dal Pubblico ministero, pertanto, “si possono ipotizzare profili di colpa in capo ai sanitari che si sono succeduti in rapporto causale con il decesso della medesima”. Simili le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio in base alla quale “risulta censurabile il comportamento adottato dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale” che non eseguirono gli accertamenti imposti dal caso per uno studio di altre patologie gravi afferenti il distretto cardio-vascolare e respiratorio.In riferimento al medico di base il perito del Tribunale ha evidenziato che la sua condotta risulta censurabile, qualora si sia “fidato” delle indagini eseguite in pronto soccorso senza esaminarle direttamente e non abbia interrogato la paziente, limitandosi, di fronte a un persistente dolore toracico, a prescrivere una terapia farmacologica senza visitarla.
Basandosi su tali consulenza il giudice, applicando il criterio della “preponderanza” e considerando la condotta negligente dei sanitari ha ritenuto che si sarebbe potuti arrivare a una corretta diagnosi della patologia e aumentare le chance di sopravvivenza della donna. In caso di intervento chirurgico vi sarebbero state, secondo il consulente, il 75-80% di probabilità di sopravvivenza. Inoltre, secondo il Tribunale, sussistendo la responsabilità dell’Ausl di Modena per la condotta negligente del medico del pronto soccorso, anche l’azienda sanitaria è condannata a risarcire.
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