In occasione di un’udienza con FNOMCeO e CAO, Papa Francesco ha sottolineato come la malattia sia più di un fatto clinico, medicalmente circoscrivibile: “è sempre la condizione di una persona, il malato, ed è con questa visione integralmente umana che i medici sono chiamati a rapportarsi al paziente”

“Viviamo oggi con profondo disagio la nostra professione, frutto di uno stravolgimento dei valori che sorreggono la nostra società. Per questo la crisi che investe la professione oggi richiede una consapevolezza e uno sforzo particolare non solo da parte dei medici ma anche di tutta la società civile al fine di ripristinare la giusta gradualità dei valori, riconoscendo al cittadino la titolarità del diritto alla salute e al medico il ruolo di professionista che tutela proprio quel diritto alla salute del cittadino e della sua comunità”. Questo uno dei passaggi essenziali del messaggio a firma del Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che è stato consegnato a Papa Francesco dal Vicepresidente Giovanni Leoni, in occasione dell’Udienza del Consiglio Nazionale e dei Presidenti delle Commissioni Albo odontoiatri, ricevuti nella Sala Clementina.

“Dovere del medico – continua il messaggio – è dunque “la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona, senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera” (art. 3 del Codice di Deontologia Medica)”.

Leoni, oltre a portare al Papa il saluto dei Medici e Odontoiatri italiani, ha consegnato a Sua Santità il Codice di Deontologia Medica, in cui, ha affermato, “sono custoditi i valori che da sempre guidano ed ispirano il nostro agire”.

Il Santo padre, da parte sua, ha sottolineato come la medicina, per definizione, sia “servizio alla vita umana, e come tale essa comporta un essenziale e irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale: la medicina è a servizio dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo”.

Francesco ha poi ricordato che la malattia, “è più di un fatto clinico, medicalmente circoscrivibile; è sempre la condizione di una persona, il malato, ed è con questa visione integralmente umana che i medici sono chiamati a rapportarsi al paziente: considerando perciò la sua singolarità di persona che ha una malattia, e non solo il caso di quale malattia ha quel paziente. Si tratta per i medici di possedere, insieme alla dovuta competenza tecnico-professionale, un codice di valori e di significati con cui dare senso alla malattia e al proprio lavoro e fare di ogni singolo caso clinico un incontro umano”.

Il papa ha quindi ammonito che “con questo atteggiamento si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia. Si tratta di strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità, o falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte”.

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