A Roma un convegno per discutere su come rendere concrete le azioni previste in vista dell’approdo del documento in Conferenza Stato Regioni

La gestione della cronicità rappresenta la principale sfida dei prossimi anni per garantire la qualità dell’assistenza e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. Si stima che circa il 70-80% delle risorse sanitarie nei paesi avanzati sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche e che nel 2020 le stesse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo.

Su questa base si è svolto ieri a Roma, presso l’Auditorium Biagio Alba del Ministero della Salute, un convegno promosso da FNOMCeO e Ipasvi, con la partecipazione della Fofi. L’incontro ha visto medici, infermieri e farmacisti confrontarsi assieme a tecnici del Ministero della Salute sul nuovo Piano Cronicità e su come sarà possibile rendere concrete le azioni in esso previste.

All’evento è intervenuto il direttore generale della Programmazione del ministero della Salute, Renato Botti, che ha fatto luce sul nodo dei finanziamenti del Piano, alla vigilia del suo invio alla Conferenza Stato-Regioni
Botti ha sottolineato che il Piano non prevede risorse aggiuntive, ricordando però che c’è la possibilità di trovare risorse attraverso i fondi previsti dalla Commissione europea nell’ambito del PON Governance e Capacità Istituzionale 2014-2020. Facendo una stima approssimativa il Direttore generale ha parlato di circa un milione a Regione per il supporto concreto agli ambiti progettuali, più le risorse per l’investimento massiccio sulle tecnologie necessarie, che si auspica possano portare l’intero ammontare a 50-60 milioni di euro.

Tra le sfide previste dal Piano vi sono l’integrazione dell’assistenza offerta dalle diverse professionalità, i percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) certi, un’armonica integrazione sociosanitaria, la domiciliarità, la formazione degli operatori, la valorizzazione del paziente, la telemedicina. Elementi che andranno promossi e armonizzati tra le diverse realtà regionali, motivo per cui lo stesso Piano prevede l’istituzione di una cabina di regia nazionale per l’analisi dei risultati, la diffusione delle buone pratiche, la valutazione di modelli innovativi e le eventuali modifiche da apportare in corsa.

“Quella che ci attende – ha sottolineato Botti – è soprattutto una sfida di sistema: i finanziamenti saranno certo importanti per sostenere singole funzioni, ma molte delle attività sono isorisorse. La vera scommessa è l’organizzazione o la riorganizzazione del lavoro e alcuni degli spunti contenuti nel Piano forniscano anche strumenti per facilitare la presa in carico. Penso a una maggiore flessibilità, da favorire anche mettendo a disposizione risorse per chi si voglia cimentare e in nuove attività: gli ambulatori dei Mmg, ad esempio, potrebbero diventare siti di erogazione di primo livello. Il Piano cronicità, insomma – ha concluso il Direttore generale – contiene gli spunti per assegnare le risorse in modo coerente e per definire modalità organizzative e contrattuali stimolanti per tutti”.

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui