Gli indagati andranno a processo per il decesso di un uomo che si era schiantato contro un albero a causa della pista ghiacciata

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Pistoia ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pubblico ministero titolare dell’inchiesta che vede indagate due persone per la morte di uno sciatore su una pista ghiacciata.

Nello specifico, finiranno a processo il responsabile delle piste del consorzio sciistico in cui si è consumata la tragedia e l’addetto al controllo manutenzione e valutazione condizioni sicurezza regolarità delle piste da sci. I due sono accusati di aver cagionato il decesso della vittima per imprudenza, negligenza ed imperizia, nonché per violazione della normativa in materia della segnaletica per la sicurezza dei comprensori sciistici.

Il fatto, come ricostruisce la Nazione, risale al 24 gennaio del 2018. Lo sciatore, che aveva deciso di trascorrere una giornata sulla neve assieme a uno dei due figli, sarebbe finito su una lastra di ghiaccio, schiantandosi su un albero e perdendo la vita.

I familiari aveva presentato un esposto/denuncia alla Procura della Repubblica di Pistoia, evidenziando le responsabilità degli addetti al controllo delle piste.

Ne era scaturita un’inchiesta sfociata nei giorni scorsi nel rinvio a giudizio degli indagati che, a detta del Pubblico ministero, non avrebbero garantito agli utenti “le necessarie informazioni per garantire la sicurezza sulle piste”; in particolare, secondo la pubblica accusa, avrebbero creato una situazione di pericolo per gli utenti del comprensorio sciistico, che non avevano informazioni utili per valutare se la pista su cui si verificò l’incidente fosse o meno praticabile. Una situazione di pericolo ulteriormente determinata dal fatto che la pista, nel tratto iniziale, sarebbe stata “volutamente privata di tutta la palinatura di delimitazione del percorso sul lato sinistro, scendendo, tanto che, una volta entrati nella pista, gli utenti non avevano alcuna informazione utile a comprendere la reale valutazione del tracciato”.

Di tutt’altro avviso la versione difensiva, secondo la quale – come riferisce la Nazione – quella mattina la pista in questione sarebbe stata chiusa così come sarebbero stati affissi dei cartelli, anche alla partenza dell’ovovia, per avvisare la clientela che le piste erano ghiacciate e che era vietato sciare fuori pista.

La parola spetta dunque ora al Tribunale. Nell’ambito del procedimento si è costituita parte civile  la moglie della vittima, assieme ai due figli, chiedendo il risarcimento dei danni di natura patrimoniale e non patrimoniale subiti a seguito della morte del loro congiunto.

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