Respinto il ricorso del titolare di lesioni colpose in danno di un operaio per violazione delle norme in materia di prevenzione antinfortunistica

In tema di prevenzione antinfortunistica, perché la condotta colposa del lavoratore possa ritenersi abnorme e idonea ad escludere il nesso di causalità tra la condotta del datore di lavoro e l’evento lesivo, é necessario non tanto che essa sia imprevedibile, quanto, piuttosto, che sia tale da attivare un rischio eccentrico o esorbitante dalla sfera di rischio governata dal soggetto titolare della posizione di garanzia. Inoltre, in tema di causalità, la colpa del lavoratore, concorrente con la violazione della normativa antinfortunistica ascritta al datore di lavoro ovvero al destinatario dell’obbligo di adottare le misure di prevenzione, esime questi ultimi dalle loro responsabilità solo allorquando il comportamento anomalo del primo sia assolutamente estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite, risolvendosi in un comportamento del tutto esorbitante ed imprevedibile rispetto al lavoro posto in essere, ontologicamente avulso da ogni ipotizzabile intervento e prevedibile scelta del lavoratore. Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza n. 27434/2021 pronunciandosi sul ricorso del titolare di una ditta condannato in sede di merito per lesioni personali colpose, con violazione di norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro, in danno di un lavoratore.

Quest’ultimo stava lavorando, assieme ad altri operai, sulla copertura di un capannone industriale per la realizzazione di verifiche sul tetto; una parte della copertura del capannone — corrispondente ad un lucernaio – era realizzata in onduline di eternit e non era perciò praticabile. Secondo la versione accolta dai giudici di merito, gli operai, che si erano previamente muniti degli strumenti di lavoro necessari, avevano dapprima montato un ponteggio; il danneggiato si sarebbe quindi recata sul tetto per le verifiche ma, essendosi spostato inavvertitamente sulla porzione di copertura in ondulina, aveva provocato il cedimento di tale copertura ed era caduto da un’altezza di 6 metri.

Al datore veniva contestato di non avere redatto il Piano operativo di sicurezza (c.d. P.O.S.) per prevenire i rischi di caduta dall’alto e di non aver individuato attrezzature confacenti per assicurare una circolazione priva di rischi sulla copertura.

La Corte di merito, nel confermare integralmente la sentenza di primo grado, aveva disatteso la prospettazione dell’appellante, volta ad escludere che fosse in corso la pulitura del tetto e a qualificare perciò come abnorme il comportamento della persona offesa.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, l’imputato contestava alla Corte di merito di non avere, in primo luogo, considerato che i lavoratori erano stati provvisti di dispositivi di protezione individuale (caschi, guanti, cinture di sicurezza) astrattamente idonei a prevenire gli infortuni prevedibili per il montaggio del ponteggio metallico; e che oltre a quest’ultimo lavoro non era ancora previsto l’inizio del lavoro manutentivo sulla copertura, che infatti aveva chiesto unicamente un preventivo. Il ricorrente ribadiva, poi, che dopo l’allestimento del ponteggio non era stata eseguita alcuna attività, atteso che il datore aveva dato disposizioni di attenderlo. Perciò l’incarico che la vittima aveva ricevuto dal datore di lavoro non era quello di eseguire la pulitura della copertura, ma solo di allestire il ponteggio; quindi la sua decisione di salire sulla tettoia senza attendere il datore di lavoro (transitando poi sulla parte non calpestabile)era frutto di una sua scelta abnorme ed eccentrica rispetto alle mansioni affidategli, dunque eccezionale e imprevedibile, atteso che lo svolgimento dell’attività lavorativa non richiedeva in alcun modo che salisse sull’ondulina.

Gli Ermellini hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato.

Dal Palazzaccio hanno chiarito che la prospettazione difensiva, tesa ad accreditare l’assunto secondo cui i lavoratori non dovevano espletare lavori di manutenzione e pulitura della tettoria ma solo montare un ponteggio, era stata disattesa dalla Corte di merito alla luce delle prove raccolte ed in base alla narrativa dei fatti basata sulla documentazione e sulle dichiarazioni rese in dibattimento.

Nel caso in esame, l’infortunio era avvenuto mentre i lavoratori erano impegnati in un’attività propria delle mansioni loro affidate – dunque nell’ambito del rischio governato dal datore di lavoro quale garante della loro sicurezza – e ponevano in essere una condotta tutt’altro che imprevedibile, circostanza che di fatto emergeva dalla tipologia di lavoro affidata agli operai, come opportunamente rilevato dalla Corte di merito.

La redazione giuridica

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