L’uomo, ricoverato dopo essere risultato positivo al Covid, era intubato; sarebbe rimasto privo di ossigenazione per 2 minuti a causa del piegamento del tubo della ventilazione assistita durante la manovra di pronazione

La Procura di Lucca ha aperto un fascicolo per omicidio colposo sul decesso di un architetto di 67 anni, ricoverato per Covid il 21 gennaio nel nosocomio del capoluogo di provincia toscano e morto domenica scorsa per un arresto cardiaco dopo essere rimasto privo di ossigenazione per due minuti. L’inchiesta è partita in seguito all’esposto presentato dalla moglie, che chiede chiarezza su quanto accaduto.

In base a quanto raccontato dalla donna e riportato da Repubblica il marito, dopo aver scoperto che alcuni parenti erano positivi al Coronavirus, avrebbe subito fatto il tampone risultando anch’egli contagiato. Avendo alcune linee di febbre e un po’ di tosse, il curante, per precauzione, ne avrebbe disposto il ricovero in ospedale.

Dopo alcuni giorni le sue condizioni sarebbero improvvisamente peggiorate, tanto da richiedere l’intubazione.

I medici, tuttavia, nelle ore successive avrebbero riscontrato un miglioramento tanto da comunicare alla moglie che presto avrebbero liberato il paziente dalla respirazione artificiale per farlo respirare autonomamente.

Il 6 febbraio, invece, la donna avrebbe ricevuto una telefonata dalla struttura sanitaria in cui sarebbe stata avvisata di un netto peggioramento. Recatasi in ospedale, avrebbe trovato il marito con una parte di viso gonfia, tumefatta e altri segni sul corpo. In terapia intensiva le avrebbero spiegato che durante la manovra di pronazione si era piegato il tubo della ventilazione assistita e che per portare l’uomo in posizione supina quest’ultimo era rimasto due minuti senza ossigenazione.

Il giorno successivo è subentrato il decesso. Il Pubblico ministero a cui fanno capo le indagini ha subito disposto lo svolgimento dell’autopsia. Gli accertamenti peritali mireranno a valutare la sussistenza di eventuali responsabilità in capo al personale sanitario che ha avuto in cura il paziente nelle sue ultime ore di vita.

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