La riduzione della capacità lavorativa specifica accertata dalla CTU può essere liquidata solo qualora il danno patrimoniale conseguente risulta dimostrato nel suo ammontare (Tribunale di Firenze, Sez. II, sentenza n. 283/2021 del 8 febbraio 2021)

Il danneggiato conviene a giudizio il proprietario del veicolo responsabile e l’Assicurazione deducendo che il giorno 15 luglio 2016 alle ore 17.40 era stato vittima di un sinistro stradale mentre era alla guida del proprio scooter allorquando veniva urtato dal veicolo Ford Focus che non rispettava il segnale di STOP posto a suo carico.

La Compagnia si costituisce in giudizio contestando la quantificazione dei danni, nulla eccependo in merito alla responsabilità nella causazione del sinistro da parte del proprio assicurato.

La causa viene istruita mediante produzioni documentali e CTU medico-legale, al cui esito la domanda viene ritenuta fondata.

La CTU medico legale ha concluso: “Le lesioni risultano compatibili con la descritta dinamica del sinistro. Residuano i postumi permanenti equamente quantificabili in RC quale danno biologico o danno alla integrità psico -fisica nella misura del 16 %. Le lesioni sono tali da incidere sulla capacità produttiva specifica della parte nella misura del 10% . L’inabilità temporanea derivata dell’evento è quantificabile complessivamente in gg. 266 così suddivisibili: ITT gg. 60 – ITP al 75% gg. 40 – ITP al 50% gg. 66 – ITP a l 25% gg. 100. Relativamente alle spese mediche presenti nel fascicolo processuale appaiono congrue e compatibili e par i ad euro 822,08 previa esibizione di fattura fiscalmente valida”.

Nella liquidazione del danno viene fatto riferimento alle Tabelle milanesi trattandosi di invalidità macropermanente superiore al 9%.

Per inabilità permanente viene liquidato l’importo di euro 45.670,00, per inabilità temporanea l’importo di euro 14.504,00 ed euro 822,08 per spese mediche.

Il danneggiato ha invocato la personalizzazione del danno nella misura del 30% giustificando tale richiesta sulla scorta di “rilevanti sofferenze fisiche e psichiche patite dopo l’incidente, per un arco di tempo limitato ma ampio, e dell’elevato grado di compromissione della sfera relazionale, non circoscritta al solo periodo di convalescenza “.

Sul punto, il Tribunale non ritiene giustificabile il riconoscimento di tale posta risarcitoria, né la liquidazione del danno morale.

Al riguardo viene rammentato l’indirizzo secondo cui “la personalizzazione del danno biologico è ipotesi che ricorre esclusivamente nel caso in cui il criterio tabellare di valutazione del danno biologico – destinato alla riparazione delle conseguenze ordinarie inerenti ai pregiudizi che qualunque vittima di lesioni analoghe normalmente subirebbe – non appare esaustivo a compensare idoneamente la perdita della capacità dinamico -relazionale qualora emergano specificatamente specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, legate all’irripetibile singolarità dell’esperienza di vita individuale… di per sé tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento (Cass. 2788/2019; Cass. 9865/2020).”

L’attore non ha allegato nessuna specifica situazione che giustifichi l’applicazione del criterio della personalizzazione del danno biologico.

Oltre a ciò, non viene riconosciuta la richiesta di danno morale, che deve essere inerente -come noto – alla sofferenza interiore (dolore dell’animo, vergogna, disistima di sé, paura, disperazione) e non alle lamentate sofferenze fisiche e psichiche patite dopo l’incidente e alla compromissione della sfera relazionale del medesimo, poiché tali aspetti sono già ricompresi nel danno biologico.

La CTU ha ravvisato anche un’incidenza delle lesioni sulla capacità lavorativa specifica nella misura del 10%.

Tuttavia, si tratta di domanda nuova e come tale non ammissibile.

In ogni caso, il danno da riduzione della capacità lavorativa specifica – pur riconosciuto dalla CTU -, non risulterebbe provato nel suo ammontare, poiché l’attore, si è limitato a produrre la sola dichiarazione dei redditi inerente l’anno 2016, risultano, quindi, non documentati i redditi pregressi e quelli successivi al sinistro e neppure il tipo di attività lavorativa svolta.

Respinte tali poste risarcitorie, il Tribunale da atto che dalla somma liquidata a titolo di danno non patrimoniale permanente deve essere detratta la somma liquidata dall’Inail allo stesso titolo per euro 7.186,57, addivenendosi all’importo di euro 38.483,43.

Ed ancora, dalla somma liquidata a titolo di danno patrimoniale complessivo (euro 38.483,43 per IP+ euro 14.504,00 per IT+ euro 822,08 per spese mediche), deve essere detratto l’importo versato dalla Compagnia d’Assicurazione di euro 6.915,00.

In conclusione, il Tribunale condanna l’Assicurazione al pagamento in favore dell’attore a titolo di risarcimento del danno, della somma di euro 47.524,35, oltre al rimborso delle spese di lite e stragiudiziali e di CTU.

Avv. Emanuela Foligno

Se sei stato/a vittima di un sinistro stradale e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento dei danni fisici subiti o dei danni da morte di un familiare, clicca qui

Leggi anche:

La presunzione di colpa nei sinistri stradali e la prova del modulo CAI

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui