Non risultano adottate dal datore di lavoro le misure necessarie per la corretta movimentazione di carichi pesanti, atte ad impedirne la caduta (Cassazione Penale, sez. IV, sentenza n. 11726 depositata il 29/3/2021)

La vicenda trae origine da un gravissimo infortunio sul lavoro, ove il lavoratore riportava lo schiacciamento della gamba da un manufatto in cemento prefabbricato del peso di Kg. 2000 e ne subiva l’amputazione.

La Corte di Appello di Caltanissetta, ha confermato la condanna del datore di lavoro, pronunciata dal Tribunale di Enna il 18.05.2018 per avere, per colpa generica e specifica, in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro di cui al TU n. 81 del 2008, art. 71, comma 7, causato all’operaio lesioni personali gravissime, consistite nella schiacciamento della gamba e del piede sinistro con successiva amputazione all’altezza del terzo medio inferiore del piede.

Nello specifico, è risultata la omissione dell’adozione delle misure necessarie per la corretta movimentazione di carichi pesanti, atte ad impedire la caduta di un manufatto in cemento prefabbricato del peso di Kg. 2000.

E’ risultato accertato che il giorno all’arrivo del carico dei new jersey il lavoratore, che aveva mansioni di autista, ha effettuato le operazioni di scarico con l’aiuto di altro dipendente, utilizzando come di prassi uno strumento a forma di T che era a disposizione sul piazzale, ma che era del tutto inadeguato in quanto, mentre da una parte recava un fermo che serviva per bloccare lo scivolamento dell’asse metallico all’intero del foro, dall’altra parte il c.d. chiodo non aveva alcun sistema che potesse evitare lo sganciamento della catena.

Infatti, il manufatto durante le operazioni precipitava proprio perché l’asse si era sganciato dalla parte sprovvista di blocco, scivolando all’esterno del foro medesimo e provocando lo schiacciamento della gamba del lavoratore.

I due gradi di merito escludevano che la delega rilasciata ad altro soggetto, quale responsabile del servizio di prevenzione e protezione aziendale, potesse valere ad esonerare da responsabilità il datore di lavoro, in quanto priva dei requisiti di cui al D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 16.

La decisione viene impugnata in cassazione e l’imputato lamenta di essere stato condannato per un fatto diverso da quello contestato che attiene alla omessa fornitura di catene, funi o cavi in acciaio, mentre nella motivazione si fa riferimento alla carenza dell’attrezzo a rovesciata che, se fosse stato utilizzato, avrebbe evitato l’evento infortunio; omessa e contraddittoria motivazione oltre che travisamento dei fatti con riferimento alle dichiarazioni rese dalla persona offesa che, nelle prima versione, aveva affermato di aver eseguito la movimentazione dei new jersey senza l’ausilio delle catene, seppure messe a sua disposizione dal datore di lavoro, utilizzando le forche del muletto; così pure non aveva utilizzato l’apposito utensile messo a disposizione dell’azienda perché aveva fretta di eseguire lo scarico e non aveva indossato le scarpe antinfortunistiche; violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla delega conferita al Responsabile per la sicurezza risultante dalle prove documentali acquisite in primo grado, con particolare riferimento al Documento per la valutazione dei rischi.

Lamenta, inoltre, l’imputato l’intervenuta prescrizione prima della pronuncia impugnata.

Gli Ermellini ritengono il ricorso ammissibile e dichiarano sussistenti i presupposti per dichiarare le cause di non punibilità maturate successivamente rispetto alla sentenza impugnata.

E’ da escludersi un quadro dal quale possa trarsi il ragionevole convincimento dell’evidente innocenza della ricorrente.

In presenza di una causa di estinzione del reato il Giudice é legittimato “a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell’art. 129 c.p.p., comma 2, soltanto nei casi in cui le circostanze idonee ad escludere l’esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell’imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, cosi che la valutazione che il giudice deve compiere al riguardo appartenga più al concetto di constatazione, ossia di percezione ictu oculi, che a quello di apprezzamento e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di accertamento o di approfondimento”.

Nel caso in esame, evidenziano gli Ermellini, restando al vaglio previsto dall’art. 129 c.p.p., comma 2, l’assenza di elementi univoci dai quali possa trarsi, senza necessità di approfondimento critico, il convincimento di innocenza dell’imputato, si impone e va rilevata l’applicazione della causa estintiva della prescrizione maturatasi il 23.02.2020, ai sensi degli artt. 157 e 161 c.p. e dei periodi di sospensione verificatisi nel giudizio di primo e secondo grado, dal 27/06/ al 10/10/2019 e dal 17/12/2019 al 4/2/2020, per complessivi mesi cinque.

Si dà atto dell’intervenuta revoca della costituzione della parte civile a seguito dell’avvenuto integrale risarcimento del danno da parte della compagnia assicuratrice.

In conclusione, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato é estinto per prescrizione e revoca le statuizioni civili.

Avv. Emanuela Foligno

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