In tema di responsabilità per danni derivanti dallo scontro tra un autoveicolo ed un animale, laddove non sia possibile accertare la misura del rispettivo concorso in modo che nessuno superi la presunzione legale a suo carico, il risarcimento spettante dovrà esser corrispondentemente diminuito per effetto della presunzione di pari responsabilità

Lo scontro con il gregge

Il ricorrente aveva agito in giudizio al fine di ottenere il risarcimento del danno subito mentre si trovava a bordo della sua motovettura, quando nell’effettuare una curva impattava con due pecore appartenenti ad un gregge che attraversava la carreggiata, che ne causavano lo sbandamento e la caduta a terra. Subito dopo lo scontro sopraggiungevano gli Agenti della Polizia Municipale che redigevano un verbale con allegata documentazione fotografica.

A seguito della caduta, l’attore si procurava lesioni personali tanto che si rendeva necessario il ricorso all’Ospedale.

Da quanto emerso gli ovini stavano attraversando la carreggiata in piena curva generando, in tal modo, una situazione di pericolo per gli altri utenti della strada. Ad avviso del ricorrente il guardiano del gregge doveva ritenersi responsabile per non aver regolato il transito degli animali in modo che restasse libera, sulla sinistra, almeno metà della carreggiata e, in ogni caso, il numero considerevole degli ovini, circa 100, avrebbe imposto la presenza di almeno due guardiani ai sensi dell’art. 184 comma V C.d.S.;

L’attore aveva invocato la responsabilità dell’ente convenuto ai sensi dell’art. 2052 c.c. e, in subordine, ai sensi dell’art. 2043 c.c.

Ebbene, all’esito del giudizio, il Tribunale di Teramo (sentenza n. 17/2019) ha ritenuto di dover inquadrare la fattispecie nell’alveo applicativo della responsabilità ex art. 2052 c.c., secondo cui “il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui l’ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito”.

La giurisprudenza ha chiarito che “poichè la responsabilità ex art. 2052 c.c. per danno cagionato da animali si fonda non su un comportamento o un’attività del proprietario, ma su una relazione (di proprietà o di uso) intercorrente tra questi e l’animale, e poichè il limite della responsabilità risiede nell’intervento di un fattore (il caso fortuito) che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma alle modalità di causazione del danno, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anzichè all’animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi” (Cass. n. 7260/2013; Cass. n. 17091/2014). Da ciò consegue che spetta all’attore provare l’esistenza del rapporto eziologico tra l’animale e l’evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi dalla responsabilità, deve provare non già di essere esente da colpa, bensì l’esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale.

Orbene, nel caso in esame, le risultanze agli atti, ivi incluse quelle rivenienti della esperite prove testimoniali avevano consentito di confermare la dinamica del sinistro.

In particolare, uno dei testimoni aveva dichiarato di aver visto il conducente della moto che veniva sbalzato in aria e la moto cadere sulle pecore; aveva confermato che si era verificato sulla corsia di marcia della moto e che il gregge, in quanto numeroso, occupava tutta la carreggiata ed anche i fossi laterali e che era vigilato da un solo pastore che lo seguiva da dietro; ma, al tempo stesso, aveva dichiarato di non aver notato se vi fossero tracce di frenata sull’asfalto.

Dall’istruttoria, inoltre, era emerso che il conducente del gregge di pecore faceva invadere l’intera carreggiata dai predetti animali, senza averne costantemente il controllo al fine di evitare intralcio e pericolo per la circolazione e non procedeva a regolare il transito degli animali in gregge, in modo che restasse libera almeno metà della carreggiata (tanto che veniva contestata nei suoi confronti la violazione prevista dall’art. 184 c. 1 e c. 8 del CdS e la violazione ex art. 184 c. 6 e c. 8 CdS).

La presunzione di pari responsabilità

Alla luce di tali elementi, l’adito giudice di primo grado ha ritenuto dimostrata la sussistenza del nesso eziologico tra lo scontro con l’animale e l’improvvisa occupazione della sede stradale da parte del gregge, affermando, tuttavia, che “in tema di responsabilità per danni derivanti dallo scontro tra un autoveicolo ed un animale, detta responsabilità oggettiva riscontrata a carico del convenuto concorre necessariamente con la presunzione di colpa a carico del conducente del veicolo, ai sensi dell’art. 2054, comma I, c.c., in quanto tale norma esprime principi di carattere generale, applicabili a tutti i soggetti che subiscano danni dalla circolazione. Pertanto, se danneggiato è il conducente di un veicolo e non sia possibile accertare la misura del rispettivo concorso in modo che nessuno superi la presunzione legale a suo carico – che per il conducente del veicolo consiste nel dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e per il proprietario di animale l’interruzione del nesso causale – il risarcimento spettante dovrà esser corrispondentemente diminuito per effetto della presunzione di pari responsabilità stabilita da combinato disposto degli artt. 2052 e 2054 c.c.” (Cass. n. 4373/2016).

Nella specie, alla luce dell’istruttoria svolta, parte attrice non era stata in grado di dare prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, non essendo state tali circostanze, oggetto di specifica allegazione.

La teste aveva dichiarato, infatti, di non aver notato tracce di frenata, e un altro testimone aveva affermato di aver visto il motociclista sopraggiungere “a velocità”.

Per queste ragioni, il Tribunale di Teramo ha solo in parte accolto la domanda, condannando il convenuto al risarcimento di tutti i danni patiti dal danneggiato, nella misura ridotta del 50% in ragione della presunzione di pari responsabilità del sinistro, per un totale di 5.305,76 euro.

Avv. Sabrina Caporale

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