Scontro con animali selvatici: sul punto interviene la Suprema Corte (Cassazione civile, Sezione VI, Ordinanza 23951/2022 pubbl. 5/8/2022- Relatore Rossetti).

Scontro con animali selvatici in una controversia che vede protagonista la Regione Abruzzo.

Viene impugnata in Cassazione la sentenza del Tribunale de L’Aquila. Nel 2015 il ricorrente conveniva in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Casalbordino la Regione Abruzzo, chiedendone la condanna al risarcimento del danno patito in conseguenza di un sinistro stradale verificatosi allorché il proprio autoveicolo subiva uno scontro con animali selvatici, in specie cinghiale, il quale gli attraversò repentinamente la strada in ora notturna.

Il Giudice di Pace accoglieva la domanda e la relativa decisione veniva appellata dalla Regione.

Il Tribunale de L’Aquila, in funzione di Giudice d’appello, rigettava il gravame.

Il Tribunale riteneva che:

-) dei danni causati dalla fauna selvatica, e dunque dello scontro con animali selvatici, dovesse rispondere la Regione ai sensi della legge 157/92, e non la Provincia;

-) vi era la prova che l’animale avesse invaso la carreggiata in modo improvviso e non prevedibile per il conducente;

-) la Regione era in colpa perché nessun provvedimento aveva adottato per contenere o prevenire la proliferazione degli ungulati selvatici, nonostante nell’area del sinistro da oltre trent’anni  ne fosse nota la copiosa presenza, e numerosi fossero i sinistri stradali da essa causati.

La Regione Abruzzo impugna la decisione con ricorso fondato su un unico motivo sostenendo che erroneamente il Tribunale avrebbe addossato alla Regione l’onere e la responsabilità di controllare la fauna selvatica e prevenire i danni da essa causati.

Tale responsabilità – sostiene la Regione – richiamando vari precedenti di legittimità pronunciati tra il 2015 ed il 2019 – deve essere addossata all’Ente cui siano concretamente affidati i poteri di gestione e controllo del territorio e della fauna selvatica, e nel caso di specie tali poteri erano stati affidati dalla Regione Abruzzo alle Province, in virtù di apposite norme regionali.

Gli Ermellini ritengono il motivo inammissibile. 

In primo luogo i danni causati dalla fauna selvatica sono disciplinati dall’art. 2052 c.c. In secondo luogo, l’unico Ente pubblico nei cui confronti può essere invocata la responsabilità ex art. 2052 c.c. è la Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte – per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari – da altri Enti.

Detto ciò, la Regione può rivalersi (anche mediante chiamata in causa nello stesso giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli Enti ai quali sarebbe in concreto spettata, nell’esercizio di funzioni proprie o delegate, l’adozione dei dettami normativi.

Questi princìpi, rileva seccamente la Corte, stabiliti da Sez. 3 – , Sentenza n. 7969 del 20/04/2020,  sono stati successivamente ribaditi in 43 differenti decisioni di legittimità.

In 28 di queste, pronunciate tra il 2020 ed il 2022, fu parte in causa proprio la Regione Abruzzo (tra le ultime, Sez. 3, Ordinanza n. 22271 del 4.8.2021; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 32018 del 5.11.2021; Sez. 3, Ordinanza n. 36060 del23.11.2021; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 1869 del 21.1.2022; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 2502 del 27.1.2022; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 3043 del1°.2.2022; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9447 del 23.3.2022; Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 9677 del 24.3.2022), la quale tuttavia nel presente giudizio non si è confrontata (neanche sfruttando la memoria di cui all’art. 380 bis c.p.c.) con gli argomenti a supporto del suddetto, consolidato orientamento.

Ne consegue l’inammissibilità del ricorso ex art. 360 bis c.p.c..

Conclusivamente, la Regione Abruzzo viene condannata alla refusione delle spese in favore del danneggiato dallo scontro con animali selvatici, inoltre la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

Avv. Emanuela Foligno

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