Confermata la sospensione del giudizio civile avviato nei confronti di medici e Asl dai familiari di un paziente deceduto per presunta malpractice medica

Si alla sospensione del giudizio civile se i parenti della vittima di malasanità si costituiscono nel processo penale contro i medici e l’Asl. E’ quanto confermato dalla Cassazione con l’ordinanza n. 15248/2021.

Gli Ermellini si son o pronunciati sul ricorso degli eredi di un uomo che era deceduto in seguito a un intervento chirurgico di toracotomia esplorativa. A causa di tale evento i due medici che avevano operato il paziente erano stati rinviati a giudizio per i reati di omicidio colposo e falso in atto pubblico e i familiari del defunto si erano costituiti parte civile nei confronti degli imputati e del responsabile civile, cioè l’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari.

Nella pendenza del processo penale gli stessi familiari avevano agito in giudizio, davanti al Tribunale civile, nei confronti dei dottori e dell’Azienda ospedaliera, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali conseguenti alla morte del loro congiunto.

I convenuti si erano costituiti in giudizio chiedendo, preliminarmente, la sospensione del giudizio civile sul rilievo del carattere pregiudiziale del processo penale pendente a carico delle stesse parti.

Il Tribunale, aveva accolto l’istanza disponendo la sospensione del processo ai sensi dell’art. 295 cod. proc. civ. e dell’art. 75, comma 3, cod. proc. pen., sostenendo che la causa civile aveva ad oggetto il medesimo fatto di cui al processo penale, essendo i convenuti in sede civile anche imputati nel giudizio penale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte i ricorrenti eccepivano che l’art. 75 cit. consente la sospensione del processo civile nell’ipotesi in cui la domanda risarcitoria sia rivolta nei soli confronti dell’imputato, per cui non potrebbe trovare applicazione in caso di azione risarcitoria promossa cumulativamente contro l’imputato ed altri coobbligati, quale il responsabile civile. Nel caso in esame gli attori, dopo essersi costituiti parte civile in sede penale, avevano proposto domanda di risarcimento dei danni nei confronti degli imputati ma anche dell’Azienda ospedaliera universitaria, in qualità di responsabile civile. Oltre a ciò – a loro avviso – il titolo fatto valere in sede civile sarebbe stato diverso, in quanto costituito dall’inadempimento contrattuale. Ne conseguiva che la sospensione non sarebbe stata possibile, potendo al più ipotizzarsi una sospensione parziale nei confronti dei soli imputati, mentre la causa civile avrebbe dovuto comunque proseguire nei confronti del coobbligato solidale.

La Cassazione, tuttavia, non ha ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte.

Gli Ermellini hanno osservato, innanzitutto, come il ricorso stesso chiarisse che gli odierni ricorrenti, familiari del defunto, si erano costituiti parte civile nel processo penale rivolto nei confronti dei medici (imputati) e della Azienda ospedaliera (responsabile civile). Da tanto conseguiva che la causa civile era stata promossa nei confronti delle medesime parti del processo penale; per cui nel caso di specie non poteva trovare applicazione la giurisprudenza di legittimità che esclude la possibilità di sospensione del processo civile qualora il danneggiato abbia agito in sede civile non solo contro l’imputato ma anche contro altri danneggiati.

Dal Palazzaccio hanno poi chiarito che, essendo diversi i presupposti della colpa penale e di quella civile, ben potrebbe essere (in ipotesi) che gli imputati vengano assolti in sede penale (secondo i noti principi, applicabili nel giudizio penale, della prova oltre ogni ragionevole dubbio) e condannati in sede civile (secondo la diversa regola del più probabile che non applicabile in sede civile). In altre parole, potrebbe anche ipotizzarsi una pronuncia di assoluzione nel processo penale alla quale non consegua un effetto vincolante nel processo civile, e ciò in ragione del diverso concetto di colpa applicabile nelle due diverse sedi.

Ad ogni modo – ha concluso la Suprema Corte – nel caso in esame era evidente come il fatto reato contestato in sede penale fosse lo stesso dal quale traeva origine e fondamento la domanda risarcitoria avanzata nel processo civile; per cui era palese la possibile interferenza tra il giudicato penale e la susseguente causa civile. “È innegabile, infatti, che la decisione emessa in sede penale possa avere un effetto vincolante in sede civile (art. 654 cod. proc. pen.)”.

La redazione giuridica

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