L’atto di approvazione delle tabelle millesimali non richiede il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136 comma 2 c.c.

La vicenda

I proprietari di tre rispettive unità immobiliari site in un condominio avevano proposto opposizione contro i decreti ingiuntivi emessi dal Tribunale di Roma per il pagamento degli oneri condominiali relativi a lavori di manutenzione, ripartite in base alle tabelle millesimali approvate con delibera assembleare.

A tal proposito, le parti ingiunte avevano invocato l’applicazione del regolamento condominiale in vigore, che all’art. 29 li esonerava dall’obbligo di partecipare al riparto delle spese condominiali.

In primo grado il Tribunale di Roma riconosceva la natura non contrattuale del regolamento di condominio e quindi la sua inopponibilità ai proprietari dei vari appartamenti situati nello stabile, ma rilevava che le delibere di riparto delle spese poste a base dei decreti ingiuntivi opposti avessero suddiviso l’onere economico tra i condomini in maniera difforme dalle vigenti tabelle millesimali. Accoglieva quindi le opposizioni revocando i decreti ingiuntivi e compensando le spese del grado. La pronuncia veniva confermata in appello.

Il ricorso per Cassazione

Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il condominio, lamentando l’erroneità della decisione impugnata nella parte in cui aveva affermato l’insufficienza della maggioranza qualificata dei condomini ai fini della modificazione delle tabelle millesimali di riparto delle spese comuni.

Al contrario, ad avviso del ricorrente, una volta esclusa la natura negoziale del regolamento condominiale, la deliberazione dell’assemblea adottata con la maggioranza prevista dall’art. 1136 c.c., comma 2, poteva legittimamente disporre il riparto delle spese di conservazione delle parti comuni anche secondo un criterio difforme da quello previsto dalle tabelle millesimali in vigore.

Il motivo è stato accolto.

In proposito, i giudici della Sesta Sezione Civile della Cassazione (ordinanza n. 30392/2019) hanno ribadito il principio posto dalle Sezioni Unite, secondo cui “In tema di condominio, l’atto di approvazione delle tabelle millesimali, al pari di quello di revisione delle stesse, non ha natura negoziale; ne consegue che il medesimo non deve essere approvato con il consenso unanime dei condomini, essendo a tal fine sufficiente la maggioranza qualificata di cui all’art. 1136 comma 2 c.c.” (Cass. Sez. U., Sentenza n. 18477 del 09/08/2010).

Ne deriva l’erroneità della statuizione del giudice di appello, che – confermando sul punto la decisione del Tribunale – aveva ravvisato la nullità delle delibere dell’assemblea condominiale con cui erano state ripartite tra i partecipanti al condominio le spese di conservazione e manutenzione della cosa comune, sul presupposto che la modifica della tabella millesimale imponesse l’unanimità dei partecipanti all’ente di gestione e non potesse, invece, essere adottata con deliberazione a maggioranza qualificata.

La decisione è stata, pertanto, cassata, con rinvio della causa alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, la quale si atterrà al principio di diritto posto dalla richiamata sentenza delle Sezioni Unite n. 18477 del 2010.

La redazione giuridica

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