Respinto il ricorso di un motociclista che chiedeva il risarcimento dei danni subiti in seguito a un tamponamento a catena con veicoli fermi in colonna in cui era rimasto coinvolto riportando gravi lesioni

Aveva convenuto in giudizio l’impresa assicurativa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada, per ottenere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, derivanti da un sinistro stradale occorso mentre era alla guida di un ciclomotore, causato da un’automobile che era fuggita senza prestare soccorso e che gli aveva provocato gravi lesioni alla persona. La domanda dell’attore era stata accolta solo parzialmente in sede di merito. Il Tribunale, infatti, aveva riconosciuto un concorso di colpa paritario nella causazione dell’incidente e la Corte territoriale aveva confermato la decisione osservando che si era trattato di tamponamento a catena e non era stata superata la presunzione di colpa concorrente prevista dall’art. 2054, secondo comma, cod. civ.

Nel rivolgersi alla Cassazione il motociclista contestava al Collegio distrettuale di aver errato, con ragionamento abnorme, nell’affermare, apoditticamente, l’avvenimento di un tamponamento a catena, in quanto, come accertato dal medesimo Collegio di merito, si era trattato di un tamponamento a catena con veicoli fermi in colonna, “sicché, in difetto di una mancante prova liberatoria del primo tamponante, la responsabilità avrebbe dovuto concludersi essere rimasta in capo a quest’ultimo, con superamento della presunzione di concorso di colpa operante nei diversi casi di tamponamento a catena”.

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 4304/2021 ha ritenuto la doglianza non meritevole di accoglimento.

Gli Ermellini hanno chiarito che:

a) ai sensi dell’art. 149, comma 1, del d.lgs. n. 285 del 1992, il conducente di un veicolo dev’essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo dello stesso, evitando collisioni con il veicolo che precede, per cui l’avvenuto tamponamento pone a carico del conducente medesimo una presunzione “de facto” d’inosservanza della distanza di sicurezza; ne consegue che, esclusa l’applicabilità della presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054, secondo comma, cod. civ., egli resta gravato dall’onere di fornire la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto del mezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili;

b) viceversa, nell’ipotesi di tamponamento a catena tra veicoli in movimento, trova applicazione l’art. 2054, secondo comma, cod. civ., con conseguente presunzione “iuris tantum” di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno;

c) nel caso di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.

Nel caso in esame, la Corte di appello aveva accertato che il ciclomotore tamponato, e poi finito contro altro veicolo antistante, “non era fermo” bensì oggetto di “guida” “in una situazione di traffico con veicoli fermi” in colonna. Ne derivava, quindi, l’operatività della presunzione ex art. 2054, secondo comma, cod. civ., da ritenere non superata.

La redazione giuridica

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