Tombino parzialmente aperto e sopraelevato provoca la caduta del bambino (Tribunale Vercelli, dep. 03/10/2022, n.410).

Tombino parzialmente aperto e sopraelevato rispetto al suolo provoca la caduta del bambino che riporta frattura al piede destro.

I genitori del bambino citano a giudizio la Società gestrice del servizio idrico e il Comune  per sentirli condannare al risarcimento dei danni patiti dal bambino per avere – in data 4.4.2015 alle ore 18:30 – inciampato e sbattuto il piede contro un tombino di proprietà della Società idrica posto sulla strada davanti al cancello della propria residenza, procurandosi frattura al quinto metatarso del piede destro.

Risultava il tombino parzialmente aperto e sopraelevato rispetto al manto e ciglio stradale a seguito di scavo eseguito dal gestore del Servizio Idrico Integrato, in occasione di controllo della regolarità degli allacciamenti delle utenze domestiche delle abitazioni limitrofe al luogo del sinistro.

La Società gestrice della rete idrica chiedeva la chiamata in causa della società alla quale affidataria dei lavori di scavo per aprire, ispezionare e ripristinare il tombino di cui è causa.

Il Tribunale, preliminarmente, evidenzia che l’invocato dovere di custodia è concorrente tra Società idrica e Comune.

In generale, il danneggiato che agisca per il risarcimento dei danni subiti in conseguenza di una caduta avvenuta mentre circolava sulla pubblica via è tenuto alla dimostrazione dell’evento dannoso e del suo rapporto di causalità con la cosa in custodia, non anche dell’imprevedibilità e non evitabilità dell’insidia o del trabocchetto, né della condotta omissiva o commissiva del custode, gravando su quest’ultimo la prova di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire che il bene demaniale presentasse per l’utente una situazione di pericolo occulto, nel cui ambito rientra anche la prevedibilità e visibilità dell’ostacolo.

Di talchè, il custode deve fornire la prova liberatoria che può essere rappresentata da un fatto naturale, da un fatto/comportamento del danneggiato oppure di un terzo.

Il Tribunale ritiene sussistente l’integrale colpa dello stesso danneggiato nella caduta provocata dal tombino parzialmente aperto.

La condotta dei familiari del bambino danneggiato dalla caduta si rivela, secondo il Tribunale,  altamente imprudente per la situazione dagli stessi descritta – e confermata dalle testimonianze – sicchè il sinistro del figlio deve essere ricondotto alla peculiare imprudenza dei genitori con effetto d’interrompere il nesso di causa, trattandosi di situazione obiettivamente pericolosa lasciata in quelle condizioni senza dovuta segnalazione – che emerga dagli atti – precedentemente all’evento dannoso.

È stato allegato che:

– il minore, all’epoca dell’evento, aveva 11 anni; – l’incidente si è verificato di giorno, alle ore 18:30 del 4.4.2015; – il tombino non era occultato da terra, foglie o erba; – il tombino, per allegazione di parte attrice, non solo era sopraelevato rispetto al manto stradale, ma era stato lasciato parzialmente aperto; – il tombino è situato nei pressi dell’abitazione del minore, in una posizione defilata, ai margini della banchina e nelle vicinanze del muro divisorio tra il suolo pubblico e quello privato; – l’intervento sul tombino era avvenuto circa 11 mesi prima dell’incidente (intervento a maggio 2014; incidente ad aprile 2015); – il minore e i suoi genitori erano informati dello stato dei luoghi presso la loro abitazione e della riferita irregolarità del tombino rispetto al manto stradale.

Non si comprende, tuttavia, come un coperchio estremamente pesante come quello raffigurato dalle fotografie in atti potesse essere spostato con il piede, in un moto di corsa del bambino, come invece sostenuto dal padre: “…il tombino era coperto, c’era una fessura, ma non essendo bloccato quando mio figlio ha urtato contro lo stesso si è spostato e mio figlio è andato giù con il piede” (testimonianza dell’udienza del 23.9.2021). Il padre, dopo aver descritto minuziosamente la dinamica, afferma: “…io non ho visto la caduta, ma poi siamo usciti dalla macchina, è uscita fuori dalla macchina prima mia moglie, sono arrivati i miei fratelli. Sono arrivati tutti lì perché il ragazzo ha urlato […] mia moglie mio nipote A. [rectius E.] e mio cognato l’hanno aiutato a rialzarsi, il tombino si era spostato per metà”.

La dinamica dell’incidente descritta prevede, dunque, che il tombino, pesante anche per una persona adulta, sia stato spostato dalla sede (in quanto non ancorato), dal moto del piede del bambino, il quale, a quel punto, vi è caduto dentro.

Pur ammettendo che tale dinamica sia realistica, si ha comunque conferma che è stato l’atteggiamento imprudente del ragazzino a determinare la caduta perché questi si è diretto in quell’area per raggiungere i genitori seppure non fosse necessario passare per quel punto e nonostante da mesi i genitori sapessero che vi si trovasse un tombino parzialmente aperto e sopraelevato, e dunque pericoloso.

Pertanto, pure ritenendo presente l’irregolarità del tombino, anzi, soprattutto perché ritenuta presente da parte attrice, da ben 11 mesi prima dell’evento dannoso, viene valutato il comportamento dello stesso danneggiato come significativamente imprudente.

Si è del tutto fuori dall’ambito dell’insidia perché le caratteristiche del manufatto non sono solo prevedibili, quindi evitabili, ma persino note.

Il comportamento del bambino, è stato incauto con efficienza causale determinante, anche alla luce della mancata prova di segnalazione del pericolo all’Autorità perché provvedesse al rispristino del tombino, seppure suddetto pericolo fosse conosciuto dai genitori. La condotta del danneggiato non si è conformata al dovere generale di ragionevole cautela probabilisticamente attesa tenuto conto della sicura conoscenza del pericolo posto dal tombino in esame.

In conclusione, il fatto è stato provocato dal comportamento negligente e comunque imprudente del minore che, da solo, ha costituito la causa esclusiva del danno: la domanda viene rigettata.

Avv. Emanuela Foligno

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