Una erronea esecuzione tecnica dell’operazione chirurgica non curava la carie della paziente e provocava lo sfondamento del pavimento e della radice mesiale (Tribunale di Crotone, sentenza n. 30/2021 del 13 gennaio 2021)

La paziente cita a giudizio l’Odontoiatra onde vederne accertata la responsabilità medica per errata esecuzione di intervento endodontico dell’elemento 3.6. Lamenta la paziente che a seguito dell’intervento, accusando un peggioramento della sintomatologia, si sottoponeva a RX dell’arcata dentaria e a visita presso altro specialista Odontoiatra che riscontrava “trattamento canalare errato, con sfondamento del pavimento camerale, false strade canalari e gemizio ematico endocamerale” e sottoponeva la donna a ulteriore intervento.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-legale.

Ciò detto, il Tribunale, previa panoramica giurisprudenziale sulla responsabilità medica e relativo onere probatorio delle parti, rileva che il CTU ha evidenziato che la paziente in seguito all’intervento riportava “esiti di perforazione del pavimento e trattamento canalare errato del dente 36 “.

Il CTU ha affermato “le lesioni, compatibili con le riferite modalità dell’evento, sebbene correttamente trattate con cure odontoiatriche. Quanto attualmente osservabile è da considerare oramai non stabilizzato in quanto, un elemento dentale correttamente trattato e coperto in seguito con un elemento di ceramica può durare anche tutta la vita. Una perforazione del pavimento (le perforazioni del terzo coronale o del pavimento della camera pulpare hanno prognosi peggiore) non curata e sigillata immediatamente comporta un rischio di infezione e disturbi parodontali con una riduzione della durata dell’elemento, per cui nel tempo si avrà la necessità di interventi più avanzati come l’implantologia. Per tale motivo le perforazioni del pavimento della camera pulpare si comunicano direttamente con l’attacco epiteliale e della cresta ossea, aumentando il rischio di frattura, inoltre, alterano la condizione fisiologica della forcazione.”……”l’evento lesivo è causalmente riconducibile all’intervento eseguito dal convenuto presso il suo studio.”

Ciò posto, il Tribunale ritiene accertata la sussistenza del nesso causale e la colpa dell’odontoiatra che con una erronea esecuzione tecnica dell’operazione chirurgica non curava la carie della paziente e provocava lo sfondamento del pavimento e della radice mesiale.

Non può rilevare la causa di esclusione dalla colpa invocata dall’Odontoiatra relativa al sanguinamento talmente abbondante da non consentire la prosecuzione dell’intervento ed al fatto che, medicato il dente in modo da ridurre il sanguinamento, la paziente non si presentava al nuovo appuntamento fissato, impedendo di intervenire per migliorare la situazione.

Difatti, come chiarito dal CTU, il sanguinamento verificatosi una volta aperta la camera pulpale non può qualificarsi come una complicanza dell’intervento.

Venendo all’aspetto risarcitorio, il CTU ha accertato un periodo di inabilità temporanea parziale al 75% di 15 gg e parziale al 50% di ulteriori 20 gg e un maggior danno dato da postumi permanenti invalidanti nella misura dell’1%.

Il danno biologico temporaneo risarcibile è pari a complessivi euro 749,13, per invalidità permanente, euro 534,26 per invalidità temporanea parziale al 75% ed euro 474,90 per invalidità temporanea parziale al 50%, per un totale di euro 1.758,29, oltre spese mediche per euro 487,00.

Non viene riconosciuto, invece, l’ulteriore importo quantificato dal CTU in euro 4.300,00, “afferendo lo stesso a spese sanitarie future e solo eventuali posto che non è dato sapere se e quando l’attrice dovrà effettivamente sostenerle, in base alle proprie attuali condizioni di salute”.

Al riguardo il Giudice osserva come il CTU ha evidenziato che “una perforazione del pavimento non curata e sigillata immediatamente comporta un rischio di infezione e disturbi parodontale con una riduzione della durata dell’elemento, per cui nel tempo si avrà la necessità di interventi più avanzati come l’implantologia”, riferendo comunque che le lesioni subite dalla donna erano state correttamente trattate con cure odontoiatriche da altro specialista.

In conclusione la domanda della paziente viene accolta nei termini indicati e le spese di lite vengono compensate per il 50% in ragione dell’accoglimento parziale della domanda a fronte della maggior somma indicata in citazione.

Le spese di CTU vengono poste a carico del Medico convenuto.

Avv. Emanuela Foligno

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